Scritto Marted́ 17 settembre 2019 alle 19:07

Il PD lecchese diviso tra chi apprezza la mossa di Renzi e chi la giudica pericolosa e dannosa per il partito e il Paese

Forse la migliore sintesi politica di giornata la fa Ellekappa con la sua striscia satirica in calce all’intervista a Renzi su la Repubblica in edicola oggi. L’opera di convincimento dell’ex segretario del PD all’interno del suo partito per formare l’alleanza con il Movimento Cinque Stelle prima e il “Mo’ so cavoli vostri” all’insegna di un rigenerato hashtag “#senzadime”.
La fuoriuscita del senatore Renzi dal PD non convince nemmeno molti dei suoi sostenitori che fino al recente passato ci hanno messo la faccia al suo fianco. In molti ricordano lo spirito plurale e riformista con cui è stato fondato nel 2007 il partito di centro-sinistra e che avrebbe trovato ancora spazio per il suo contributo da dentro. “Sono dispiaciuto, mi auguravo proprio non avvenisse lo strappo. Ho sempre ammirato Renzi e per me è dolorosa la sua uscita – dichiara il consigliere regionale dem Raffaele Straniero – Ho sempre creduto nell’unità del partito e per questo continuerò a farne parte. Ognuno è libero di compiere le proprie scelte, io mi auguro che restino tutti dentro al PD”. Poi ammette: “A livello personale c’è anche un po’ di imbarazzo per chi ha sempre sostenuto Matteo Renzi”. Su quelle che potranno essere le conseguenze a livello territoriale non si sbilancia e rimanda il tema alla prossima settimana, quando sarà stata ascoltata la base e i suoi rappresentanti.

Raffaele Straniero, Virginio Brivio e Antonio Rusconi

Posizione netta anche dal sindaco di Lecco Virginio Brivio: “Resterò lealmente nel PD per tentare di ricostruire da dentro le condizioni di governabilità ad ogni livello. Ritengo che la mossa di Renzi non sia stata corretta né nei tempi né nei modi né nei contenuti. In una situazione così emergenziale avrebbe fatto bene ad aspettare di approvare la manovra economica e mettere così in sicurezza il Paese”.  Auspica poi che si evitino posizionamenti spuri da parte dei fedelissimi renziani: “Mi auguro che chi rimarrà dentro lo farà con chiarezza. Spero si lavori tutti per l’interesse del Paese. Sugli equilibri parlamentari e governativi, Brivio dimostra fiducioso un certo ottimismo: “Non penso che Renzi userà strumentalmente la sua nuova posizione per determinare l’asticella. Ha assicurato la fiducia al Governo. Mi auguro piuttosto allarghi il campo e sia attore di un’alleanza più decisiva con il PD e, d’altro canto, che il PD lo rincorra su alcuni temi”.
Antonio Rusconi, componente della Direzione provinciale dei dem, è più attendista: “Non giudico le scelte delle persone. L’uscita dal partito di Renzi non è una linea che io condivida. Come ogni rottura, non è un dato felice. Ma penso anche sia stato fatto poco per trattenerlo all’interno, ad ascoltare le dichiarazioni di Zingaretti e Franceschini. Erano separati in casa. Dopodiché io mi confronto rispetto a dei progetti”. Non esclude a priori di andare in un verso o nell’altro. Chiarisce: “Dipende se il PD rimarrà un partito plurale e riformista, dipende da chi resterà dentro. Se il partito diventasse la casa delle sinistre, potrei anche non aderire al progetto di Renzi, ma si porrebbe un problema politico".

Rocco Cardamone, Marinella Maldini e Gino del Boca

Feroce l’invettiva di Rocco Cardamone, oggi senza incarichi ma esponente democratico lecchese che ha recentemente sostenuto Zingaretti dopo essere stato un renziano della primissima ora. “Avevo appoggiato fin dall’esordio Renzi, ma ho cominciato ad avere dubbi sulla sua coerenza già da tempo. È un funambulo, pensa al successo personale. Mi spiace per chi ancora aveva fiducia in lui. La verità è che per via del suo ego non accetterà mai di essere un gregario”. Cardamone saluta l’uscita di Renzi come un dato positivo: “Era un elemento di disturbo. Spero che quelli che stavano con lui stiano davvero con lui e che si faccia chiarezza nel partito”. Di ripercussioni sul nostro territorio non dovrebbero risultarne. C’è una tradizione che non dovrebbe venir scalfita, secondo Cardamone: “Ritengo che il PD lecchese rimarrà legato alla sua stessa natura, ai valori con cui è nato, e non si lascerà affascinare dalla nuova creatura di Renzi. Mi auguro soprattutto che l’onorevole Gian Mario Fragomeli possa restare nel PD, nella casa materna, vicino alla base come ha sempre dimostrato di essere”.

"Oggi è un giorno triste per il Partito Democratico, perché ogni volta che qualcuno lascia il partito è un giorno triste" Così Marinella Maldini, segretaria del PD provincia di Lecco, commenta l'uscita di Matteo Renzi dal Partito Democratico per costituire un suo nuovo soggetto. "Fin dall'inizio del suo mandato, il Segretario nazionale Nicola Zingaretti ha usato come parola d'ordine l'unità: unità di intenti, unità nella condivisione dei percorsi e unità nella sintesi delle scelte finali" aggiunge la Maldini. "La riprova di tutto ciò si è avuta durante il mese di agosto con il percorso che  ha portato alla nascita del nuovo Governo che ci vede ancora protagonisti. All'inizio della crisi sul tavolo c'erano diverse proposte, con un lungo e faticoso lavoro il Segretario nazionale ha trovato una soluzione che ha raccolto l'unanimità della Direzione nazionale".
"Personalmente - prosegue la segretaria dei dem lecchesi - non condivido la scelta di dividere il Partito Democratico, penso sia un errore che indebolisce il campo riformista e offre nuovi argomenti alla destra, proprio ora che eravamo riusciti a metterla all'angolo.

Giovanni Battista Albani, Stefano Motta e Andrea Pirovano

Abbiamo davanti sfide impegnative: sconfiggere il populismo, restituire fiducia e serenità agli italiani abbattendo i sentimenti di odio e di paura, contribuire a salvare il pianeta dal cambiamento climatico in atto. Il Partito Democratico continuerà a lavorare per raggiungere questo obiettivi, continueremo a guardare avanti, insieme".
"Come PD della provincia di Lecco - aggiunge - a breve ci incontreremo, lo faremo nei territori, discuteremo e ci confronteremo, proseguendo il percorso di condivisione intrapreso insieme con il congresso di quasi un anno fa. Ascolto e confronto sono le armi che ho come segretaria, le metto a disposizione di tutti i nostri iscritti ed elettori. In ogni caso, come Partito Democratico continueremo come prima e più di prima a lavorare per il bene dell'Italia e del nostro territorio".

Anche sul fronte meratese del PD si è aperta la discussione sulla scelta di Renzi di abbandonare il PD alla ricerca dello “spazio del futuro”, come ha lui stesso dichiarato al quotidiano la Repubblica. Il segretario del circolo di Merate Gino del Boca è in questi giorni fuori dall’Italia e sta seguendo a distanza l’evolversi della situazione. “Ho bisogno di chiarire con il circolo. Già settimana prossima ho intenzione di svolgere una riunione per ottenere un riscontro di quanto è successo. Personalmente sono attendista in base agli indirizzi politici che prenderà il partito, ma per il momento la mia casa resta il PD” dichiara a caldo Del Boca. La scelta in sé dell’ormai ex dem non la condanna: “Se si passasse davvero al proporzionale, sarebbe una mossa più che doverosa per bloccare Salvini. Non me lo aspettavo però proprio adesso. È chiaro che il PD perde la parte riformista che, volente o nolente, ha contato”.

Di pensiero diametralmente opposto Giovanni Battista Albani: “La trovo una soluzione negativa, troppo personalistica. Non seguirò Renzi, sembra non sappia accettare le idee diverse dalla sue”.

Sembra aver apprezzato la mossa di Matteo Renzi il sindaco di Calco, seppur dichiara che sia ancora troppo presto per decidere con chi stare. Prenderà una decisione dopo la Leopolda, l’annuale appuntamento renziano per eccellenza a cui ha abitualmente partecipato. “Aspetterò di capire le ragioni e i contenuti della nuova proposta. Valuterò confrontandomi con gli altri”. Poi aggiunge: “È stata una scelta di prospettiva, quella di Renzi. È chiaro che il centro-sinistra va allargato. La trovo un’iniziativa legittima, che rafforzerà il centro-sinistra”.
Sulla sponda casatese, il segretario del circolo di Casatenovo e Monticello Andrea Pirovano non ha apprezzato la scissione. “Penso che Renzi sia uno dei politici più acuti che abbiamo in Italia, ma non mi piace questa sua scelta. Nell’intervista a Repubblica di oggi paragona il PD al partito democratico americano che ha bisogno di un leader carismatico. Ma il PD, per uno come me che lo ha visto nascere, non è questo. È piuttosto la sintesi di due pensieri: Berlinguer da una parte e Moro dall’altra”. Pirovano dichiara quindi fermamente di voler restare nel Partito Democratico. Conclude: “L’ambizione di allargare il centro-sinistra è positiva, per questo gli auguro il successo. Ma potrebbe non realizzarsi questo disegno. E se non andasse in porto e minasse le sorti di questo governo che ha contribuito a far nascere, sarebbe un danno per il PD e per il Paese”.
Marco Pessina
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