Scritto Domenica 14 giugno 2020 alle 19:14

Retesalute: prima di liquidare occorre fare chiarezza sul quadro economico-finanziario. I punti interrogativi sono ancora numerosi

Non ce ne vogliano i pochi lettori che si sono appassionati alle vicende del presunto dissesto di Retesalute, ma ci sono domande cui non riusciamo a darci risposte. E, soprattutto, alle quali nessuno chiaramente ha saputo fornire adeguate spiegazioni. Una tra tutte è: come è stato possibile che le assemblee dei soci, almeno dal 2014 in avanti, ma, a questo punto, diremmo anche dal 2009 in avanti, abbiano sempre approvato i bilanci senza accorgersi di come la situazione economico-finanziaria andasse deteriorandosi anno dopo anno. Eppure a presiedere l’Assemblea dei soci – organismo di indirizzo e controllo dell’azienda speciale pubblica – c’erano persone preparate come Andrea Robbiani e Andrea Massironi, quest’ultimo in particolare, sicuramente uno dei migliori amministratori comunali in tema di finanza e contabilità.



Andrea Robbiani e Andrea Massironi

I primi segnali arrivano solo nel 2018 con il piano di rilancio del Consiglio di Amministrazione presieduto da Alessandro Salvioni. Sono segnali che indicano quanto stia diventando precaria la situazione economica di Retesalute ma che i soci non accolgono in pieno, anzi il programma di sviluppo e ampliamento viene ripetutamente ostacolato.


Alessandro Salvioni

A ottobre 2019 arriva il nuovo CdA all’interno del quale non sembra vi siano competenze specifiche né in materia sociale né in materia economico-finanziaria forse, per questo secondo caso al netto solo di Marco Stocola.


Marco Stocola

Ed ecco che questo CdA, a gennaio, preme il detonatore e fa esplodere la bomba: l’Azienda ha debiti per 6 milioni e una perdita consolidata nei bilanci, almeno a partire dal 2014, di oltre 4 milioni. Possibile? E tutti i bilanci approvati sia dalle assemblee dei soci sia, soprattutto dall’Ambito? Una trentina di sindaci più i revisori, più i segretari comunali, più i responsabili dell’ufficio finanze dei singoli comuni che debbono ricomprendere le partecipazioni, insomma nessuno mai si era accorto di tanto disastro?


Alessandra Colombo

In realtà ancora non è stata dimostrata compiutamente l’esistenza di questa situazione dato che gli esperti ingaggiati dal presidente del cdA Alessandra Colombo hanno ammesso di aver lavorato solo sui numeri mostrati dalla nuova responsabile amministrativa. Non c’è un bilancio 2019, non ci sono né la relazione dell’organo amministrativo né la nota integrativa; non c’è ancora una parvenza del budget 2020. Eppure già si parla di liquidazione e ricostituzione di una Retesalute 2.0.

Pur non disponendo di dati perché il CdA non li diffonde se non ai soci poniamoci qualche interrogativo cui certamente l’avvocata Colombo saprà rispondere.

Prendiamo per esempio la voce più importante del “buco” rappresentato dagli oltre due milioni di debito verso l’Ambito distrettuale e il Distretto. Retesalute come Ente capofila gestisce per conto dell’Ambito i fondi trasferiti da Stato e Regione ai Comuni dell’Ambito in quanto l”Ambito” non è un  soggetto giuridico. Sono fondi sì iscritti nel Bilancio di Retesalute ma la disponibilità in termini di programmazione  di questi fondi fa capo al Presidente e al Comitato di Ambito. Nel quinquennio preso in considerazione dalla dottoressa Mattiello, responsabile amministrativa, il Comitato d’Ambito è stato Presieduto da Adele Gatti (che finora nessuno ha chiamato in causa) con al suo fianco  la vice sindaca di Missaglia Laura Pozzi, Renato Ghezzi e Maurizio Maggioni.


Adele Gatti e Renato Ghezzi

Tutti e quattro questi soggetti hanno  rappresentato nel quinquennio i loro Comuni nella Assemblea di Retesalute (organo a cui compete l’approvazione dei bilanci) e in tale veste hanno votato a favore di tutti i Bilanci di Retesalute presentati  in pareggio. Possibile che sia sfuggito loro questa mole di crediti non rappresentati?


Laura Pozzi e Maurizio Maggioni

Analogo ragionamento per i debiti verso il Distretto. Negli anni in questione il voto a favore dei Bilanci di Retesalute è arrivato anche da parte del Sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati, Presidente, come è noto del Distretto.


Filippo Galbiati

Convenite con noi che è strano un “buco” che non vede come parte attiva i creditori? La Comunità montana di Bellano?  Nessuno ha mai parlato di montagna durante i dibattiti sui bilanci.
In qualsiasi caso sono problemi che hanno a che fare  con la funzione  di capofila  dell’Ambito e non riferibili alla gestione strumentale dell’Azienda.
In estrema sintesi se i fondi di competenza dell’Ambito sono stati utilizzati per la gestione di servizi relativi alla parte strumentale ( i servizi propri conferiti dai Comuni  a Retesalute attraverso il contratto di servizio) e quindi a favore dei Comuni che hanno così pagato meno le rette e hanno visto contenuto il contributo in conto esercizio per il pareggio del bilancio, il tutto non può non essere avvenuto senza  l’avvallo  del Comitato d’Ambito e degli stessi Comuni che conseguentemente non hanno iscritto a residuo nei bilanci le somme di competenza.

Aggiungiamo come riflessione che in tempi di patto di stabilità queste scelte hanno comunque favorito la quantità e la qualità dei servizi offerti al cittadini.
Lascia perplessi anche l’iscrizione di 600mila euro tra i debiti verso le banche. A noi risulta che Retesalute non abbia linee di fido in bianco, cioè fidi di cassa o aperture di credito in c/c ma solo castelletti anticipo fatture. Si presume che le fatture siano intestate ai comuni per i quali Retesalute ha svolto i servizi conferiti. Ma se così è ci si deve spiegare perché questa posta viene inserita tra i debiti quando è una semplice anticipazione a fronte di debitori per i quali può valere comodamente il “pro soluto”.

E i 500mila euro di debiti vari? Si attendono chiarimenti.
Sinora, a parte qualche slide, nulla di preciso è stato illustrato al pubblico. Ma sarebbe ora di farlo. Anche perché entro il 30 giugno tutti i Comuni avranno approvato i propri consuntivi si presume senza traccia dei problemi di Retesalute. Potrebbe per assurdo verificarsi la liquidazione coatta dell’Azienda con  successivo accertamento da parte  del liquidatore di una buona parte dei debiti non accertati anche presso i comuni.

Perdere una realtà come la nostra Azienda, una professionista come Simona Milani e altri suoi colleghi e colleghe che hanno contribuito a fare di Retesalute un modello sbandierato a parole da tutti senza tentare una verifica seria della situazione economico-finanziaria, attraverso una qualificata certificazione rappresenta un azzardo molto rischioso. E per la collettività un prezzo altissimo da pagare.
Potrebbe risultare una situazione meno compromessa e abbordabile con la ripresa da parte di un nuovo Consiglio di Amministrazione del Piano di rilancio bocciato nel 2018.
Altrimenti la capacità di attrazione della Cooperativa  “Girasole” uscirà rafforzata. I problemi sociali dell’autunno faranno la differenza, mentre nessuno è disposto a scommettere sull’iter di riconoscimento del debito fuori bilancio da parte dei Comuni per ripianare i presunti  “ debiti” di Retesalute nel giro di pochi mesi. Da notare che gran parte di queste risorse, una volta incassate da Retesalute  tornerebbero ai Comuni, per saldo dei debiti da parte della stessa Retesalute in quanto i debiti verso l’Ambito sono crediti dei Comuni.

E la proposta di Retesalute 2.0 in autunno potrebbe subire un declassamento a Retesalute 0,2.
Claudio Brambilla
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