Scritto Domenica 25 ottobre 2020 alle 14:38

Io, donna di teatro, appartengo alla categoria dei ''sacrificabili''

Irene Carossia
Dopo una notte insonne vissuta nella terrificante dimensione dell'essere sospesa sopra ad un baratro, questa mattina mi sono alzata con una nuova certezza: appartengo alla categoria dei SACRIFICABILI!
Poco importa che dedichi da sempre tutta la mia vita all'Arte nobile del Teatro, poco importa che la mia vita, come quella di tutti coloro che vivono in teatro e per il teatro sia fatta di studio costante, continuo e di sacrificio, poco importa che Teatro sia Cultura e che la Cultura sia nutrimento dell'anima e che senza questo l'essere umano sia ridotto banalmente ad una macchina destinata a ripetere sempre gli stessi gesti, essendo priva di pensieri propri e di coscienza critica...poco importa… perché comunque sono SACRIFICABILE.
E allora nella mia certezza dell'essere sacrificabile mi sento di condividere alcune riflessioni.
I teatri sono stati i primi ai quali è stata imposta la chiusura a Marzo.
Siamo stati gli ultimi a riaprire a Giugno.
In quei mesi di chiusura forzata ci siamo attivati velocemente per rimanere comunque affianco alla gente, abbiamo esplorato nuovi mezzi e tecnologie, abbiamo dimostrato il valore di una delle nostre più incisive qualità, l'ecclettismo e l'essere metamorfici.
Nel momento in cui ci è stata data la possibilità di riaprire l'abbiamo fatto nel rispetto di tutte le restrizioni che ci sono state imposte, l'abbiamo fatto tutti noi con quel rigore che appartiene al teatro perché così siamo forgiati, perché il teatro che sia musica, danza, recitazione, regia, sartoria, manovalanza, scrittura o dirigenza, impone il rigore assoluto.
Abbiamo sottovoce e discretamente fatto presente che avremmo avuto bisogno di sostegni economici per poterci adeguare alle richieste, ma contemporaneamente abbiamo provveduto da soli ed in silenzio, con le nostre già scarse risorse, indebitandoci piuttosto, perché siamo abituati a cavarcela sempre da soli in un paese in cui "con la cultura non si mangia".
Abbiamo ridotto la capienza delle nostre sale riducendo i posti in sala sino all'80% (noi abbiamo su 200 posti 40 disponibili), ci siamo autocensurati per garantire al pubblico la certezza di ambienti sani e protetti.
Abbiamo investito e continuiamo a farlo, sulla sanificazione e l'igiene, senza mai barare perché per noi la cosa più importante è la tutela del pubblico.
Abbiamo acquistato presidi, modificato il nostro modo di accogliere il pubblico, di stare in scena per garantire il rispetto delle regole anche senza bisogno che ci venissero imposte.
Eppure la nostra qualità artistica non è cambiata, anzi, abbiamo ripreso a lavorare a giugno con ancora più forza, più umanità, più professionalità e generosità perché il pubblico ne ha bisogno, perché in noi è scritto un riscatto morale ed etico ed umano necessario a questa società precaria ed ingiusta.
Ora ci viene imposto di chiudere nuovamente …siamo sacrificabili e non necessari… e credetemi sentirselo dire da chi non è stato in grado in questi mesi di garantire gli interventi necessari per la salvaguardia del paese, diventa inaccettabile.
Non so se e quanti di noi sopravvivranno ad una seconda chiusura, ma personalmente non ho intenzione di permettere che venga distrutto questo mondo e farò tutto quello che è in mio potere per far sopravvivere il nostro teatro.
E per quanto un virus possa essere pericoloso credo fermamente che il pericolo maggiore sia nella perdita della ragione umana.
Irene Carossia, Direttrice Artistica di Villa Mariani Artista, Donna, Italiana, essere umano.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco