Scritto Domenica 01 novembre 2020 alle 18:47

Viaggio in Brianza/3: itinerario per le vie di Bosisio Parini. Luogo di artisti, poeti e natura

Abbiamo avuto la preziosa opportunità di visitare Bosisio con la collaborazione della Pro Loco, la quale ci ha permesso di scoprire la storia e le bellezze del lago di Pusiano e della città natale di due importanti artisti: Giuseppe Parini e Andrea Appiani
La prima cosa che è possibile ammirare, allontanandosi dal molo, a pochi passi dal centro del paese, è il parco di Villa Appiani-Banfi-Cantù, una delle tantissime ville presenti in zona, dal momento che questo è un luogo di villeggiatura da secoli. All'interno di questo parco potete intravedere due lapidi, dedicate rispettivamente ad Andrea Appiani e Giuseppe Parini: si tratta dei personaggi più importanti della storia del paese.


IL PARINI A BOSISIO
Giuseppe Parini, nato qui a Bosisio nel 1729, in una casa che si trova al centro del nucleo vecchio del paese, dietro ad una cisterna dell'acqua, costruita in epoca fascista. Questa casa è ancora visitabile, grazie alla Proloco, poiché al suo interno sono presenti le ricostruzioni dei mobili dell'epoca, nonché il letto originale dei genitori del poeta. Interessanti sono anche i materassi che, al tempo, erano riempiti con le foglie del granoturco, poiché la famiglia del Parini era una famiglia contadina, perciò tendenzialmente povera, e quindi non si poteva permettere riempimenti di maggior. Molto diverso era, invece, il materasso che possedeva la prozia di Giuseppe, il quale era imbottito in lana, ed era dunque di grandissimo valore per l'epoca tanto che, addirittura, lo inserì in testamento, lasciandolo proprio a Giuseppe. Questo insieme ad una rendita annua a patto però che lui si fosse fatto sacerdote. Dunque, pur non avendo ricevuto alcuna vocazione, decide di prendere i voti proprio per avere questa rendita che gli avrebbe permesso di rendersi economicamente indipendente dalla sua famiglia.
Ad ogni modo, lui non diventerà mai un prete classico, quindi non avrà cura d'anima, non avrà una parrocchia, ma sarà un precettore, mestiere che lo portò ad insegnare ai figli delle famiglie nobili milanesi. Principalmente Parini insegnò a casa Serbelloni, al figlio di questi, Gian Galeazzo; un ragazzo ed un ambiente da cui prenderà ispirazione per la sua opera più importante: il Giorno, un poemetto didascalico-satirico, in cui racconta la giornata tipo di un "giovin signore", ovvero del suo giovane e nobile allievo, la cui vita risulta riempita solamente di inutili riti e consuetudini. Con "il Giorno" Parini vuole denunciare la nobiltà parassita ed il clima di oscurantismo che caratterizza la metà del Settecento. Altre opere di Parini che ricordiamo sono "Le odi", e principalmente due di queste: "La salubrità dell'aria" e "La vita rustica" poiché al loro interno è citato questo lago, anche se non col nome con cui lo conosciamo noi oggi, ossia il Lago di Pusiano, ma con il suo antico nome latino: "Eupili".


LA FAUNA SOPRA AL LAGO
Nella parte più a nord del lago si può trovare una zona paludosa, riconoscibile anche da lontano per il fitto canneto che la ricopre; questa piccola parte del lago viene chiamata Comarcia e vi trovano un habitat perfetto molti animali, tra cui le rane ed altri tantissimi altri animali tra cui:
  • Germano reale: è caratterizzato da una forte distinzione tra maschi e femmine: i primi sono quelli molto più colorati e appariscenti perché devono farsi vedere dalle femmine; al contrario queste ultime sono marroncine perché devono mimetizzarsi all'interno del canneto per proteggere sé stesse e i piccoli dai predatori.
  • Svasso: si riconosce principalmente per due caratteristiche: il ciuffo, che alzano in caso di pericolo, ed il becco, molto lungo e appuntito dal momento che è un animale carnivoro, per cui si nutre di pesce che trova, naturalmente, sott'acqua dove può rimanere in apnea fino a cinque minuti.
  • Folaga: prende il nome dalla fuliggine, per via del colore, e ha quattro caratteristiche, di cui tre fisiche: la prima la vediamo sulla fronte, è uno scudo bianco che la folaga sviluppa con la maturità sessuale; poi il becco, più piccolo e arrotondato rispetto a quello dello svasso, poiché è tendenzialmente erbivora; le zampe, invece, a differenza della maggior parte degli uccelli che vivono sull'acqua che le hanno palmate, sono con le dita separate, dita che però hanno subito un adattamento evolutivo e sono perciò lobate (con delle membrane che uniscono parzialmente le singole dita), cosa che facilita la folaga nel nuoto e nella corsa sulle superfici paludose; una curiosità sulla folaga è che è un animale molto intelligente, sa contare, e principalmente conta le uova all'interno del proprio nido poiché ci sono altri animali che non covano le proprie uova e le mettono nei nidi altrui, pertanto la folaga, sapendo contare, può espellere quelle che non sono proprie.
  • Airone cenerino: prende il nome dalla cenere, per via del colore, ed è caratteristico dei fiumi e dei torrenti, e, dal momento che in zona ce ne sono molti, è facile anche vederlo passare sul Lago.
  • Cormorano: si può capire dal becco appuntito che è un uccello carnivoro; si nutre di pesce che caccia sott'acqua aiutandosi grazie ad una membrana che ha sugli occhi, detta nittitante, che gli permette proprio di vedere sott'acqua. Nonostante questo vantaggio, ha però le piume permeabili, che lo costringono, dopo la caccia, ad esporsi in zone soleggiate per asciugarsi. Sul lago di Pusiano è possibile vederli al sole sulle boe durante le giornate soleggiate.
  • Gallinella d'acqua: appartiene alla stessa famiglia della Folaga, si riconosce principalmente per la cera rossa che le ricopre la base del becco.
Questi oltre ai più comuni cigni e gabbiano che si possono facilmente vedere dalle coste del lago.



LA COMARCIA: RICCHEZZA RUBATA
Un altro fatto interessante sulla Comarcia è che qui nell'Ottocento sono stati effettuati degli scavi ed è stata rinvenuta la torba, un combustibile fossile simile al carbone ma più giovane, quindi con minore potere calorifico, cosa che nonostante sembri svalutarla rispetto al carbone, in realtà la rivaluta moltissimo poiché questa poteva essere venduta ad un prezzo minore rispetto a quello del carbone e quindi risultare alla portata di tutti gli strati della popolazione; ragione per cui Bosisio che possedeva la Comarcia, e quindi la torba, poté venderla arricchendosi molto in fretta. Con i guadagni dovuti alla vendita di questo giovane combustibile fossile, Bosisio poté acquistare il Lago con tutte le sue pertinenze che comprendevano Palazzo Beauharnais, l'Isola dei Cipressi, il Cavo Diotti, che è la diga più antica d'Italia, così come le possibilità di fare ghiaccio in inverno con l'acqua del lago, di tagliare le cannette per fare legna e, ancora, di poter navigare sul Lago. Purtroppo, però, il sindaco dell'epoca, Pestagalli, dilapidò l'intero patrimonio di Bosisio per poi fuggire in Belgio: si trattava all'incirca di 392.000 £ dell'epoca, circa cinque milioni di euro odierni. Perciò, Bosisio, ritrovatosi all'improvviso fortemente indebitato, fu costretto a vendere tutto quanto aveva appena acquistato, compreso il Lago con tutti gli annessi, eccezion fatta per la possibilità di navigare in battello che noi utilizziamo ancora oggi.

APPIANI E NAPOLEONE
Il Palazzo Beauharnais fu scelto da Napoleone Bonaparte come residenza per il figlioccio Eugenio di Beauharnais, all'epoca viceré d'Italia, nell'attesa che fosse ultimata la Villa Reale di Monza nella quale si sarebbe poi trasferito nei tempi successivi. Si dice che venne scelto questo Palazzo, a discapito di altri, per la caratteristica di avere delle porte molto alte, attraverso le quali il Beauharnais poteva arrivare fino alla stanza da letto rimanendo a cavallo, cosa che oltre ad essere molto comoda gli permetteva di evitare gli agguati che, essendo viceré d'Italia, doveva subire piuttosto di frequente. Eugenio di Beauharnais è stato ritratto anche da un importante pittore neoclassico nato qui a Bosisio, ovvero Andrea Appiani; venne anche nominato primo pittore di corte da Napoleone per cui dipinse numerose altre opere, tra cui un ciclo pittorico dedicato ad Amore e Psiche nella Villa Reale di Monza oppure la pala d'altare con "Lo sposalizio della Vergine" oggi custodito nella chiesa di Sant'Eufemia di Oggiono. Una curiosità di Andrea Appiani è la ragione per cui si trova la lapide a lui dedicata nel parco di Villa Appiani: questo perché anche lui è nato a Bosisio nel 1754, nonostante, ufficialmente, risulti nato a Milano. Questo perché il padre era un famosissimo medico milanese e voleva, ovviamente, che anche il figlio diventasse medico; unica cosa, lui pensava che la nobiltà milanese per cui lavorava non avrebbe accettato suo figlio come medico qualora fosse nato così fuori le mura meneghine (come nella fattispecie a Bosisio). Perciò, nato Andrea prematuramente a Bosisio durante un soggiorno della famiglia, nottetempo il padre lo fece trasferire a Milano dove lo fece dichiarare ufficialmente nato. Bisogna però ricordare che all'epoca la mortalità infantile era piuttosto alta, ed il viaggio tra Bosisio e Milano molto rischioso, per cui prima di partire, Appiani padre fece battezzare il figlio in chiesa a Bosisio poiché, se fosse morto non battezzato, per l'epoca sarebbe stato un fatto gravissimo. Ragione per cui sappiamo che Andrea Appiani è effettivamente nato a Bosisio. Adesso stiamo costeggiando Pusiano.

SEGANTINI SUL LAGO DI PUSIANO
Nel 1880, giunse a Bosisio un altro famosissimo pittore, Giovanni Segantini, uno dei maestri del divisionismo: una tecnica pittorica derivante dal puntinismo, per cui si dipinge per linee di colore che poi, in base alla vicinanza o alla lontananza tra loro, creano nuovi colori, luci ed ombre. Una delle opere più importanti di Giovanni Segantini in stile divisionista è "Ave Maria a trasbordo": si fa riferimento all'"Ave Maria" perché il dipinto è ambientato nell'ora in cui classicamente si diceva questa preghiera, ossia al tramonto. Tramonto che però è un elemento fittizio in questa rappresentazione, poiché avviene su una costa che non è a ovest. Un altro elemento che si distacca dalla realtà, è la stessa costa, dato che il Segantini ha deciso di rappresentare qui solamente un campanile, quando in realtà, a quell'epoca, erano molti di più. Una possibile ragione di queste imprecisioni è data dal fatto che questo dipinto non è l'originale ma una seconda versione dipinta da Segantini in un periodo in cui già si trovava in Svizzera, per sostituire l'originale che, dopo aver fatto il giro del mondo, era tornato rovinato. Tornando al titolo, abbiamo detto "Ave Maria a trasbordo", perché è in corso un trasbordo, cioè un trasferimento su un'imbarcazione da una riva all'altra. Intanto notiamo l'imbarcazione che è una Lucia, l'imbarcazione tipica della zona, che prende il nome dal romanzo "I promessi sposi" del Manzoni poiché questa è l'imbarcazione con cui Renzo, Lucia e Agnese, abbandonano Lecco nel famoso passo dell'Addio monti. Inoltre vediamo che sull'imbarcazione sono presenti delle pecore, per cui probabilmente le persone rappresentate sono una famiglia contadina ed è possibile che stessero andando sull'Isola dei cipressi poiché, diversamente da oggi in cui l'Isola è proprietà di un singolo privato, all'epoca l'Isola era divisa in cento lotti, si può dire che apparteneva insomma un po' a tutti e quindi a nessuno, perciò ci si poteva andare tranquillamente a pascolare le pecore.


L'ISOLA DEI CIPRESSI
Quest'isola prende il nome dalle omonime piante che si trovano nella sua parte centrale, alberi hanno la caratteristica di essere molto stretti e lungi a crescere in altezza e allo stesso modo si sviluppano nel terreno. Sull'Isola dei cipressi, nel corso degli anni è stato costituito una sorta di con animali alloctoni della zona, ossia che sono stati introdotti dall'uomo su quest'isola:
  • Pavone: il maschio è molto colorato e appariscente, al contrario la femmina è marrone per mimetizzarsi. Il famoso piumaggio colorato di questi uccelli è presente sulle code maestose di questi volatili, solo per la stagione degli amori; infatti a settembre perdono queste piume dopo che hanno svolto la loro funzione di attrarre le femmine per l'accoppiamento.
  • Cicogna: caratteristica principale è il becco molto grande e appuntito poiché è onnivora, si ciba sia di vegetali, come anche di anfibi e piccoli crostacei. Inoltre, la cicogna è muta, perciò utilizza il suo becco sbattendolo ripetutamente per comunicare con i suoi simili.
  • Gru damigella: di origine asiatica e si dice prenda il nome dalla regina Maria Antonietta che ne aveva diversi esemplari nel proprio parco che, quando andava a passeggiare, la seguivano, oltre che dalla loro camminata piuttosto elegante, decise di soprannominarle proprio damigelle.
  • Gru coronata: è originaria della regione centromeridionale del continente africano ed in Ruanda è simbolo di benessere e di longevità, tanto che è rappresentata sulla bandiera nazionale; oggi sta scomparendo a causa della distruzione del suo habitat e del fatto che è diventata un animale da compagnia molto ambito dalle élite del paese. Spesso si trovano esemplari nei giardini degli hotel e delle case di lusso. Prende il nome dalla cresta dorata che ha sulla testa e ricorda proprio una corona. Sull'Isola sono presenti tantissimi altri animali: tartarughe, scoiattoli, lepri, vari uccelli locali e migratori, oche australiane, gallinelle americane, una femmina di fagiano argentato
  • Wallaby: sono dei canguri nani e, esattamente come i cugini canguri, sono erbivori e si muovono saltando; sono dotati di una lunga coda che gli permette di mantenere l'equilibrio durante i salti. In più hanno anche l'abilità di trattenere molto bene l'acqua, per cui è anche raro vederli scendere al lago a bere; infatti, per esempio, quando stanno saltando, se sentono di stare iniziando a sudare, hanno l'abitudine di rallentare o addirittura fermarsi per non disperdere acqua
Sull'isola è presente un meraviglioso trampolino in ferro battuto in stile liberty. Questo perché sulla parte a sud-ovest dell'Isola il livello dell'acqua scende immediatamente a 9 metri di profondità, mentre può arrivare a 24 metri nei punti più profondi del lago, punti che si trovano tendenzialmente verso il centro del bacino, date le sue origini glaciali. Sull'isola vi è una divisione artificiale, un canale che la divide in due parti: questa è una peschiera che un tempo veniva utilizzata, chiudendola da entrambi i lati, per trattenere al suo interno il pesce e conservarlo per poterlo mangiare fresco, come appena pescato. Attualmente è aperto perché sul lago vige la regola di una pesca sportiva dilettantistica che impone di liberare tutti i pesci pescati, vietando dunque la pesca tradizionale.

L'ÈUPILI E IL LAMBRO
Il lago di Pusiano era stato chiamato dai latini Eupili, ma si pensa che gli antichi abbiano dato quel nome ad un lago molto più ampio rispetto all'attuale Lago di Pusiano, tanto che addirittura Plinio il Vecchio, lo cita all'interno della sua Naturalis Historia, nella quale racconta che l'Eupili fosse tra i laghi più importanti della regione). Probabilmente l'Eupili era l'unione dell'attuale Lago di Pusiano con il Lago di Alserio, unione favorita dal Lambro che, in passato scorreva tra i due ed esondando, li univa. In seguito, i detriti trasportati dal Lambro hanno probabilmente contribuito alla divisione dei due laghi.
Il Lambro, data la sua pendenza, nel passato era diviso in differenti rivoli nella Piana d'Erba, rendendolo un territorio umido e paludoso che, in occasioni di grandi piogge, ricreava l'Eupili nelle sue originarie dimensioni. Solamente nell'Ottocento vennero messe in atto opere di bonifica che andarono a dividere in due sezioni il Lambro e poi ad incanalarlo nel 1817. Dunque, il primo tratto, attraverso il canale denominato Lambrone, entra nel Lago di Pusiano come immissario, mentre il secondo tratto dal Lago di Pusiano esce come emissario terminando la sua corsa nel Po.

IL CAVO DIOTTI E L'INGEGNERIA SUL LAGO DI PUSIANO
Diverse opere di gestione delle acque vennero messe in atto nel 1812, la più importante è però indiscutibilmente quella della costruzione del Cavo Diotti, la diga più antica d'Italia sul Lago di Pusiano. Il Cavo Diotti con le sue due paratie permette di fermare le acque in uscita dal Lago, evitando di dare troppa piena al Lambro durante gli eventi alluvionali. L'acqua concentrata all'interno del Lago, dunque, ne fa alzare il livello, finché non si ha la possibilità di farla nuovamente defluire senza il rischio di costituire dei danni. Altro fatto interessante del Lago di Pusiano lo si può vedere dal colore delle sue acque: il colore verde del Lago è dovuto sia dalle sue origini glaciali, ma anche per il fatto che continua ad essere alimentato per la maggior parte dalle acque piovane e soprattutto dallo scioglimento delle nevi sulle montagne che lo circondano. Pertanto, l'acqua, non essendo filtrata non può essere blu ma rimane di colore verde. Un ulteriore motivo che spiega questa sfumatura delle acque lacustri di Pusiano, è data dalla presenza di alghe e dalla loro fioritura nel periodo estivo. Comunque, nonostante questo colore, l'acqua non è sporca, e anzi è addirittura balneabile lungo tutto il perimetro del Lago.
Qui, infatti, nel 1820, venne varato il primo battello a vapore d'Italia. Purtroppo però gli Austriaci, che erano presenti sul territorio, pensarono dietro a questo battello ci fosse un covo di carbonari (probabilmente con ragione) per cui lo fecero smantellare. Altre opere ingegneristiche sul Lago, vanno invece fatte risalire intorno al 1511, periodo in cui Leonardo da Vinci si trovava in queste zone mandato dal suo committente dell'epoca (Ludovico il Moro) il quale voleva che Leonardo portasse l'acqua dal ramo di Lecco del lago di Como [indicare tra le montagne] fino a Milano. Perciò Leonardo era venuto qui e aveva preparato il suo progetto; Ludovico il Moro, però, dovette andare in guerra e non ebbe più la possibilità di finanziarlo. Comunque, nel Codice Atlantico di Leonardo (conservato alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano) è presente una pagina in cui si vede chiaramente il corso del canale che Leonardo aveva immaginato e che sarebbe dovuto passare dal Lago di Pusiano, sfruttando il suo bacino e la sua prossimità al Lambro.



LA FAUNA SOTTO IL LAGO
Dovreste aver notato che lungo tutto il perimetro del lago sono presenti delle boe gialle. Sotto queste boe sono presenti delle fascine di legna all'interno delle quali i pesci più piccoli del lago possono deporre le uova al sicuro dai loro predatori che, essendo di più grande dimensione, non riescono ad entrare e a mangiarle).
Tra i pesci più piccoli del lago abbiamo questo:
  • Pesce persico: è autoctono e non va confuso con Persico sole e Persico trota, entrambi presenti nel lago ma alloctoni e di differente famiglia.
  • Pesce gatto: è molto riconoscibile per via dei baffi, più precisamente barbigli, che servono loro per mantenere l'equilibrio e orientarsi. Inoltre possiede un aculeo velenoso all'interno della pinna dorsale utilizza solo per difendersi dai predatori. Questo pesce è stato introdotto nel lago e vi si è stabilito, quindi lo possiamo definire naturalizzato.
  • Siluro: anche lui ha i barbigli e può arrivare fino a due metri di lunghezza. È alloctono invasivo in quanto distrugge i fondali e si nutre degli altri pesci e delle loro uova. Pertanto se pescato deve essere eliminato.
  • Tinca: si riconosce dagli occhi rossi ed ha la caratteristica di non nutrirsi nel periodo invernale, quando tende a muoversi pochissimo e si seppellisce parzialmente nei fondali fangosi.
Sono inoltre presenti altre cinque specie autoctone o meno: Alborella (occasionalmente), Anguilla, Cavedano, Trota, Gobione, Scardola e altri ancora.


LA RESIDENZA APPIANI E LA CASA-MUSEO DI PARINI
Scesi dal battello, siamo stati guidati verso la villa natale di Appiani, che si trova nella zona storica di Bosisio. La famiglia Appiani era proprietaria di una bellissima villa del Diciottesimo secolo con delle bellissime decorazioni floreale sulle pareti esterne ed una graziosa torretta in ferro battuto che la rende riconoscibile dalla strada che l'affianca, intitolata a Giuseppe Parini.
Continuando sulla medesima strada, si giunge ad un piccolo bivio, tenendo al quale la sinistra, si giunge ad uno stretto e lungo cortile dove possiamo trovare la casa natale di Giuseppe Parini oggi visitabile come museo grazie all'opera della ProLoco. La casa venne vissuta dal Parini in tenera età, ovvero fino a circa i nove anni, prima che si trasferisse dalla prozia a Milano. In questi primi anni i sacerdoti di Bosisio si accorsero delle capacità del piccolo Giuseppe e iniziarono ad impartirgli delle lezioni private.
Quando si trasferì a Milano, la prozia lo mandò a studiare presso l'Accademia degli Arcimboldi dove si fece bocciare dato che non apprezzava il metodo di studio e soprattutto perché non riusciva a dedicare abbastanza tempo allo studio, lavorando per poter sostenere economicamente la famiglia che continuava a vivere sulle coste del lago di Pusiano.
Venne però notato dalla Accademia dei Trasformati, presso cui viene spinto a concludere gli studi e poi avviato al sacerdozio e poi al lavoro dei precettori che lo portò a lavorare per le più eminenti famiglie della Milano Bene, spunto anche per le sue opere. Ben presto diviene famoso per le sue opere e gli viene affidata una cattedra presso l'accademia di Brera. Muore il 15 agosto del 1799 e venne seppellito in una fossa comune.


IL MEZZOBUSTO DI PARINI E LO STEMMA DEL PAESE
In memoria di questo grande poeta, a cento anni dalla sua morte, la comunità di Bosisio si impegnò a raccogliere dei fondi per poter dare lui memoria con un monumento. Opera che riuscì ma in concomitanza con un'opera simile con la città di Milano che, data la maggior disponibilità di denari, riuscì a commissionare una statua a figura intera del Parini, mentre a Bosisio si riuscì a scolpirne solo un mezzobusto. Da questo evento nacque il detto locale che dice: "A Bosisio si ha la testa del Parini, le gambe sono rimaste a Milano!".
Lo stemma di Bosisio rappresenta il Comune sia per il suo passato, sia per le sue speranze che aveva nel futuro: con l'arpa si vuole indicare l'arte del Parini, con i pennelli quella dell'Appiani, poi si hanno quattro monete per indicare la ricchezza del territorio e la stella che indica l'augurio costante di un futuro splendente.

LA CHIESA DI SANT'AMBROGIO
La chiesa più antica di Bosisio nasce intorno al Quinto secolo e si trova sulla strada provinciale 47 che corre da Bosisio verso Eupilio. Nel passato era stata costruita sulla riva del lago e costituiva una darsena, cosa confermata dagli sfregamenti ben visibili sui piloni che sono stati lasciati dalle barche a cui faceva da rimessa. Nel tempo il lago si è ritirato e la chiesa con il terreno che la circonda venne utilizzato nel medioevo come cimitero. La chiesa è stata oggetto di un approfondito restauro un paio di anni fa, durante il quale è stato recuperato l'affresco del crocifisso e gli altri che si possono trovare sulle pareti della cappella. Di grande rilevanza sono le tre scene della vita di Sant'Ambrogio, soprattutto quella nella quale si riconosce il fatto che il neonato santo, avrebbe fatto grandi cose nella sua vita. Questo avvenne quando di fronte ad i genitori stupiti, nella bocca del piccolo bambino entrò ed uscì uno sciame di api. I presenti alla scena si resero conto che, nel caso il bambino fosse sopravvissuto, avrebbe fatto cose grandi nella sua vita.
Un borgo che nel passato è stato sia testimone, che nido per due importanti artisti italiani, dando loro allora, e a noi oggi, la possibilità di apprezzare e godere delle bellezze della natura che lo circondano e che lo rendono unico.

Un ringraziamento speciale alla Pro Loco di Bosisio Parini per averci accompagnato in questo affascinante percorso.

Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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