Scritto Domenica 15 maggio 2022 alle 11:44

Viaggio in Brianza/37: nella località Tregolo ha sede Villa Beretta, eccellenza sanitaria

Questa domenica il nostro Viaggio in Brianza continua a Costa Masnaga alla scoperta di Villa Beretta che, da villa di delizia, è divenuta un'eccellenza nel settore sanitario.
Vorremmo sin da subito ringraziare Suor Bernadetta Lorenzon, Superiora della Congregazione delle Suore Infermiere dell'Addolorata che ci ha guidato alla scoperta degli spazi di questa meravigliosa dimora; inoltre, un grande grazie è dovuto anche a Dante Corbetta, storico locale di Costa Masnaga che ha redatto il libro ''Tregolo'', fonte principale di questo articolo.

LE ORIGINI DELL CASTELLO DI TREGOLO
Con "Tregolo" si intende quella collina sulla cui cima oggi sorge Villa Beretta e che si suppone essere sempre stata un sito perfetto per un castello o, per lo meno, per una casa fortificata. Il nome "Tregolo" deriva probabilmente dal suo uso come luogo di sosta, quindi di tregua, ma la vera origine di questo nome non è ancora chiara.
Il nucleo principale di Tregolo è sempre stata la zona alta, il vecchio castello che racchiudeva una torre, edifici abitativi ed una chiesa che hanno influenzato la vita di questa piccola comunità. Il primo documento in cui si parla di questo luogo è datato alla metà del Dodicesimo secolo, si tratta delle "Memorie storiche di Monza e la sua corte" scritta in latino dal canonico Antonio Francesco Frisi e conservata oggi nell'archivio della Basilica di Monza. Da questa fonte si può apprendere che in quel periodo esisteva un castello edificato intorno all'anno Mille da cui un certo Guitardo esercitava il suo potere sul feudo che circondava il forte.

Notizie successive rispetto al Castello di Tregolo riguardano Gherardo Bonacina, proprietaria dell'edificio fortificato durante il Sedicesimo secolo. Della collina di Tregolo, rispetto alla famiglia di Gherardo, se ne parla nel testamento Cinquecentesco dello stesso Bonacina in cui chiede ai suoi figli, Stefano e Galeazzo, di costruire sul terreno di Tregolo una nuova cappella dedicata ai santi Sebastiano e Rocco. Non risulta purtroppo che questa chiesa venne mai costruita, anche se nel 1514 venne edificato l'oratorio di San Rocco a Centemero, ma non vi è prova che vi sia una relazione con il testamento del Bonacina.
In un atto del 1533 si può leggere che il governo spagnolo, subentrato al Ducato di Milano, istituì i feudi e consegnò, dietro compenso, al Conte Giuseppe Valerio Sfondrato molte terre, tra cui la collina di Tregolo. Non è certo cosa avvenne al castello in questo secolo, ma è da dare per certo che non avrebbe superato l'anno 1566. In quell'anno, infatti, il capitano Pozzo, su ordine del governo spagnolo, fece demolire la maggior parte dei castelli esistenti, lasciandone solo alcuni con l'obbiettivo di utilizzarli come strutture di difesa.

Tregolo comprendeva le case di Crotta, Recupero, Torgio e di Costa contando un totale di centosedici abitanti divisi in ventidue famiglie nel 1573.
La peste del Diciassettesimo secolo colpì duramente anche il borgo di Tregolo. I monaci Francescani accorsero in aiuto della popolazione ed è forse per testimoniare ciò che venne eretta l'edicola religiosa dedicata a San Francesco e San Damiano, oggi sostituita dalla cappella gentilizia della villa di cui parleremo più avanti.

CARLO BIANCONI E VILLA BERETTA
Il 24 settembre 1786 nacque Carlo Giovacchino Giuseppe Bianconi, la madre è Maria Caterina Mazza ed il padre Pietro Antonio Maria. Quest'ultimo fu dipendente di Giovanni Battista Bonacina, al tempo proprietario dei ruderi del vecchio castello di Tregolo; proprietario che morì nel luglio del 1792, facendo giungere la proprietà sulla collina nelle mani della moglie di Carlo Bianconi: Teresa Turba. Carlo Bianconi emigrò in Irlanda ad inizio Ottocento dove trovò modo di divenire famoso in tutto il paese introducendo il primo sistema di trasporto pubblico che consisteva in semplici carri trainati da cavalli, ma a livello infrastrutturale fu una vera e propria rivoluzione. A lui venne intitolata la piazzetta principale di Tregolo il 17 settembre 1989, giorno in cui venne ufficializzato il gemellaggio con la cittadina irlandese di Clonmel, dove il Bianconi trovò casa quando raggiunse il paese del trifoglio.

IL CASTELLO DI TREGOLO NELL'OTTOCENTO: LA NASCITA DEL COMUNE DI COSTA MASNAGA
Alla morte della signora Turba in Bonacina, non avendo eredi diretti, la sua eredità viene lasciata ai fratelli Ortalli di Parma e ai fratelli Rocareggi. La parte degli Ortalli, comprendente il castello di Tregolo, venne venduta all'ingegnere Innocente Biffi.
Nel 1836, dopo le vendite ed i passaggi testamentari, divenne proprietario del castello il Cavalier Carlo Francesco Biffi. Questo signorotto di Milano, nello stesso anno, incarica l'Ingegner Cesare Bonacina, discendente dei Bonacina di Tregolo, di trasformare la torre in stile romanico come usava nel Diciannovesimo secolo.
A metà dell'Ottocento i comuni sono tre: Tregolo, Centemero e Brenno, ma con un regio decreto, nel 1870 vengono tutti riuniti sotto un'unica amministrazione comunale. La scelta del nome non fu facile, tutti e tre i vecchi comuni avrebbero voluto che il nuovo comune portasse il proprio nome; venne allora deciso di usare quello di una frazione, Costa. Contro questo nome viene sollevato il dubbio che potesse risultare di uso troppo comune, quindi si scelse un'altra frazione da affiancare: Masnaga. Ecco, quindi, le origini del comune di Costa Masnaga che, da quel momento, furono un tutt'uno con quelle di Tregolo.

LA NASCITA DI VILLA BERETTA
Nel 1879 morì il Cavalier Carlo Francesco ultimo della famiglia Biffi. In mancanza di eredi diretti tutte le proprietà, compresa quella di Tregolo, vennero trasmesse come lascito testamentario ai cugini del Biffi: i due fratelli Francesco e Giovanni Beretta, figli di ‘un'aristocratica famiglia milanese che come molte altre adorava la Brianza e trascorrere qui la loro villeggiatura nel fresco delle nostre colline.
Francesco purtroppo scomparve alla fine del 1893 lasciando tutte le proprietà in mano al già citato fratello e alla sua famiglia: la moglie Luigia Andina, i figli Annunciata, Paolo, Teresa e Luigi. Nell'agosto del 1895 anche Giovanni Beretta morì e tre anni dopo anche il figlio Paolo venne meno. La famiglia Beretta perse in tre anni due figure importanti, ed il patrimonio giunse nelle mani di Luigi Beretta, fratello minore di Paolo.
Luigi è un uomo di larghe vedute e dai molteplici interessi che riuscì a perseguire tranquillamente poichè alla sua famiglia non mancavano i mezzi; da queste passioni nacquero diverse attività: la caccia e l'allevamento di cani, cavalli e galline, ma questi sono solo alcuni dei progetti del Beretta.

Il Canile di Tregolo nacque agli albori del Ventesimo secolo divenendo conosciuto in tutta Italia ed anche all'estero grazie l'ampia partecipazione a diverse fiere e concorsi in altri paesi europei. Dante Corbetta ha avuto la possibilità di accertare quanto fosse importante l'allevamento cinofilo del Beretta per via di un contatto con una discendente di un medico delle Marche raggiunse il Tregolo aveva acquistato due cani di razza Bracco Italiano. Riguardo ai cavalli, la Cascina Poncia di Molteno costituiva la scuderia principale di Luigi Beretta, il quale fece anche stampare nel 1906 un opuscolo del suo allevamento contenente i nomi dei diversi cavalli di sua proprietà in quell'anno. In fine, rispetto agli allevamenti di galline, ancora oggi si possono intravedere sulle rive del colle alcune casette che un tempo erano dei pollai realizzati con l'obbiettivo di sperimentare l'allevamento e individuare metodi per rendere più efficiente la produzione di uova. Da segnalare la presenza anche del riscaldamento per i locali in cui venivano fatti crescere i pulcini.
Luigi Beretta amava prima di tuto le cose belle e per questo mal sopporta lo stato architettonico delle costruzioni di sua proprietà in località Tregolo. Per questo motivo nel 1914 decide di far abbattere il vecchio oratorio di San Francesco e le vecchie case coloniche presenti sulla cima della collina.

Venne incaricato dei lavori l'architetto Luigi Perrone che trasformò la collina con importanti lavori di sistemazione del giardino che permisero il fortuito ritrovamento di quelli che si presumono essere dei resti della chiesina di San Michele, edificio di cui si erano perse le tracce. Nel 1917 si conclusero lavori che avevano portato alla realizzazione della nuova villa e di un nuovo oratorio dedicato a San Francesco e San Michele. Inoltre la torre ha assunto una nuova veste riacquistando l'antico splendore e divenendo un museo in cui Luigi Beretta raccolse ogni genere di oggetti e trofei portati dai numerosi safari e viaggi all'estero.
Come nella sua dimora milanese, Luigi Beretta voleva raccogliere una collezione di opere artistiche che raccontassero la storia della sua Brianza, ma anche per documentare le trasformazioni dei suoi numerosi possedimenti; per fare questo incaricò il pittore Giannino Grossi di eseguire disegni e dipinti, in particolare della proprietà di Tregolo. Oggi questi dipinti sono visibili all'interno della villa e grazie a questi è possibile ripercorrere le varie trasformazioni che essa ha subito.
La Cappella dedicata a San Michele e San Francesco venne collegata alla villa mediante un loggiato che permette tutt'oggi di raggiungere la piccola chiesina direttamente dal primo piano della villa. Scendendo una ripida scala i Beretta potevano raggiungere un palchetto privato posto a fianco dell'altare dove poter assistere alle celebrazioni. Negli ultimi anni la chiesina ha subito dei restauri necessari per mantenerne la bellezza e l'uso per eventuali occasioni speciali.

VILLA BERETTA OGGI
Teresa fu l'ultima della famiglia Beretta ed alla sua morte, avvenuta il 23 marzo 1946, lasciò la proprietà del Tregolo alle Suore dell'Addolorata di Como. La frammentazione della proprietà Beretta raggiunge qui il suo culmine, con la morte dell'ultima esponente, l'enorme quantità di averi della famiglia venne divisa e dispersa.
I destini del vecchio Castello di Tregolo e di Costa Masnaga si avviarono per strade diverse. Nel 1946 giunsero le prime cinque suore appartenenti alla Congregazione delle Suore Infermiere della Addolorata. L'inserimento in questo nuovo ambiente non fu facile perché la popolazione di Costa Masnaga era inizialmente diffidente e non riuscì a comprendere fino in fondo la finalità di questa nuova gestione ed il beneficio che ne avrebbe potuto derivare per il paese. L'architettura, per quanto mirabile per essere una villa di delizia, non era per nulla adatta ad ospitare un'attività ospedaliera. Le suore però non si persero d'animo e con coraggio si rimboccano le maniche e si misero al lavoro per riuscire a superare tutti gli ostacoli che si erano parati loro davanti.
Nel 1948 arrivò il decreto ufficiale: Villa Beretta divenne un ospedale a tutti gli effetti. L'anno successivo le suore aprirono una clinica di chirurgia e maternità con quindici posti letto. L'assistenza sanitaria fu affidata al dottor Aldo Cester, in passato primario a Treviso e specializzato in chirurgia generale e nel solo primo anno di attività vennero assistiti centosessanta pazienti.
L'ospedale di Villa Beretta venne autorizzato per il ricovero dei bambini poliomielitici nel 1958: si trattava di una patologia che in quegli anni era dilagata rapidamente tra i più piccoli. Questa autorizzazione portò anche all'apertura di una scuola statale interna che potesse sia educare, sia distrarre i bambini dalle loro sofferenze. Nel 1959 venne svolto e concluso con successo il primo intervento su bambini affetti da poliomielite; da lì in poi vennero assistiti più di un migliaio di bambini.

Negli anni Sessanta del secolo scorso la poliomielite venne nel tempo debellata, motivo per cui la struttura sviluppò un padiglione "ortopedico-fisioterapico". Grazie alle instancabili Suore dell'Addolorata ed alle capacità dei medici e del personale impiegato, Villa Beretta si conquistò uno spazio sempre crescente nel panorama sanitario locale e non solo. Nel 1981 la Regione Lombardia autorizzò l'utilizzo di Villa Beretta come distaccamento di lungodegenza Riabilitativa dell'Ospedale Valduce di Como: si trattò di un primo passo verso il futuro progetto di ampliamento della struttura. Infatti i vecchi fabbricati non rispondevano più alle esigenze del centro, quindi si dovette ricorrere ad un intervento drastico. Questi interventi andarono a ricavare al di sotto del colle del Tregolo tutta la struttura ospedaliera, rispettando i severi vincoli paesaggistici. Questi importanti lavori videro l'uso anche della dinamite per poter ricavare lo spazio necessario all'interno della collina, grande impresa eseguita sotto la direzione degli architetti Giovanni e Ubaldo Castelli e ad un preparatissimo gruppo di ingegneri.

Nei primi anni Duemila il centro di Villa Beretta, grazie alla guida del primario Franco Molteni e dei suoi valenti collaboratori, divenne un punto di riferimento ed i pazienti vi giungono tutt'ora da ogni parte del mondo: "Sono state molte le trasformazioni che si sono susseguite dal primo ospedale locale della fine degli anni Quaranta ai giorni nostri: ora è un polo all'avanguardia nella bioingegneria e nella robotica applicata al settore sanitario. Le nuove scoperte in campo scientifico hanno dato una mano per le cure, le terapie, ma non bisogna dimenticare che dietro a questo proliferare di nuovi materiali e di elettronica c'è e ci deve essere la serietà e la competenza di chi questi mezzi li usa: medici capaci, infermieri preparati e tutto il personale consapevole dell'importante ruolo che ricoprono all'interno della struttura. Possiamo dire che le Suore Infermiere della Addolorata hanno saputo rendere utile l'eredità ricevuta dalla famiglia Beretta dando così lustro anche al paese di Costa Masnaga, motivo per cui la popolazione di questo paese è a loro molto riconoscente" ricorda Dante Corbetta.

GLI INTERNI DELLA VILLA E OSPITI ILLUSTRI
Gli interni della villa non sono stati modificati troppo nonostante le numerose variazioni di destinazione di questo immobile. Dell'iniziale ospedale locale della fine degli anni Quaranta rimane solo una piccola placca che indicava un tempo gli uffici dell'amministrazione; l'unica modifica effettuata al primo piano è stata l'applicazione della carta da parati lavabile quando questo piano venne adibito a pensionato per persone anziane tra gli anni Ottanta e Novanta del secolo scorso.
Durante la nostra visita ci è stato possibile ammirare le bellissime decorazioni presenti nell'atrio e le magnifiche sale della villa che in gran parte sono state riarredate da Suor Paola, una consorella che vive da molto tempo qui e che, dopo essersi ritirata dall'attività lavorativa di infermiera, si è impegnata nel risistemare gli interni della villa e della torre. Ciò che rimane di originale sono gli arredi dello studio di Luigi Beretta che sono stati mantenuti ed alcuni lampadari delle sale di rappresentanza.
La torre al suo interno svolse diverse funzioni tra cui sala mensa per i medici dell'iniziale ospedale locale; oggi è stata tramutata in un luogo in cui sono raccolti gli ultimi ricordi della famiglia Beretta, come album fotografici e un bellissimo binocolo che si ipotizza venisse utilizzato dal signor Luigi durante i suoi safari. All'ultimo piano di questa torre sono raccolti i doni e pensieri che alcuni pazienti dell'ospedale hanno deciso di regalare alle suore per ringraziarle delle loro cure.
La villa, come molti sanno, ha ospitato diversi ospiti famosi: da Alex Zanardi a Bruno Arena del duo "I Fichi D'India". Ma non molti sanno che venne ospitato qui anche il presidente della Repubblica emerito Francesco Cossiga che nel 2005 vi soggiornò per riprendersi dopo un'operazione.

La visita di Villa Beretta ci ha permesso un altro salto nella storia di una parte del nostro territorio che nel tempo ha mutato la sua essenza. Vorremmo concludere questo articolo con un ulteriore ringraziamento a Suor Bernadetta Lorenzon e a Dante Corbetta, alle cui parole vogliamo lasciare la conclusione di questo articolo: ''anche Tregolo come il suo vecchio castello cento anni fa, si sta trasformando cancellando i ricordi del passato. Un passato che però è ben scolpito nella memoria dei nostri nonni e se noi oggi alziamo gli occhi la vediamo sempre lì la torre, a perenne monito per le generazioni future''. 

Rubrica a cura di Giovanni Pennati e Alessandro Vergani
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