Scritto Luned́ 31 gennaio 2011 alle 14:56

Valaperta: Cabello e i suoi compagni di avventura sono tornati a casa dopo 160 Km a piedi in Russia

"E' stata una bellissima esperienza, dura ma emozionante". Così il casatese Alessio Cabello ha descritto il viaggio compiuto nella steppa russa insieme ai compagni Diego Pellacini, Cristiano Baroni, Nicola Mandelli e Giancarlo Cotta Ramusino.

I cinque protagonisti del viaggio

I cinque sono atterrati sabato pomeriggio all'aeroporto di Orio Al Serio, dopo una spedizione durata 10 giorni, durante la quale hanno percorso ben 160 chilometri a piedi costeggiando il Don, da Belogorj a Livenka (la famosa Nikolajewka), in condizioni climatiche proibitive.

In primo piano il casatese Alessio Cabello

"Fortunatamente non ci sono stati imprevisti" ha proseguito il geometra 31enne residente a Valaperta "al contrario siamo stati accolti molto bene dalla popolazione locale. Solo in un caso su ordine del capovillaggio non ci è stata data ospitalità, ma è comprensibile conoscendo la mentalità di quelle zone. Si tratta di villaggi molto piccoli e poveri, che vivono prevalentemente di agricoltura.



Mi ricorderò per sempre il pianto di alcune anziane donne alla nostra vista. Il nostro passaggio non poteva essere inosservato, perchè in inverno da quelle parti non viaggia nessuno. Con noi portavamo inoltre il tricolore italiano e in testa il cappello alpino".




La difficoltà più grande da superare per i cinque viaggiatori lombardi è stato sicuramente riuscire a comunicare con le popolazioni locali, che spesso non conoscevano l'inglese. Tutto sommato però, non ci sono stati inconvenienti e anche le temperature, seppur rigide, non sono mai scese al di sotto dei -20°, come ci si aspettava.



I cinque hanno percorso a piedi 162 chilometri in soli sei giorni, attraversando il cuore freddo della Russia, da Belogor'e - città sulle sponde del fiume Don - a Nikolajewka, teatro il 26 gennaio del 1943 di una terribile sanguinosa battaglia e oggi neppure più entità geografica, assorbita dal comune di Livenka. Hanno poi visitato i musei di Rossosch e la città di Mosca, dalla quale sono ripartiti alla volta dell'Italia.



Un'avventura nata in internet, che ha consentito ai cinque lombardi di conoscersi e di organizzare insieme questo insolito quanto affascinante viaggio, nato proprio da un'idea di Alessio Cabello, appassionato da sempre di trekking e di montagna e membro del gruppo alpini di Casatenovo.



E' stato proprio grazie alla pubblicazione sul sito delle penne nere, dell'itinerario del viaggio ''sognato'' da compiere in Russia, che Alessio ha potuto conoscere gli altri suoi compagni di avventura, accomunati dal medesimo desiderio.



I cinque viaggiatori hanno dormito dove capitava, incontrato alcune autorità locali e celebrato cerimonie alla memoria dei caduti. Per un giorno hanno anche camminato con una delegazione dei Cosacchi del Don, che li hanno accompagnati per un tratto di strada.



"E' stata dura, percorrevamo decine di chilometri al giorno -
ha concluso Alessio - e certe volte fino a tarda sera. Un giorno abbiamo dovuto affrontare persino una bufera di neve".



LA RIFLESSIONE CONCLUSIVA DEI CINQUE, AL TERMINE DEL VIAGGIO

Al ritorno
 
Ogni cammino lascia dentro di sé qualcosa che non si può misurare, qualcosa che le emozioni portano prima in superficie, ma che poi resta dentro e che entra a far parte di te della propria storia, del proprio essere.
Ci sono cammini che offrono delle mete da raggiungere e ci sono cammini che offrono, che chiedono di vivere ogni istante molto intensamente; cammini in cui respiri profondamente in ogni tuo passo affinché tutto ciò che ti circonda tu lo possa assorbire.
Le terre che abbiamo attraversato ci hanno chiesto di camminare in punta di piedi per non disturbare i silenzi dei paesaggi e i ricordi di chi è passato prima di noi.
I ricordi di chi è passato in quelle pianure, in quei prati, in quei boschi e là si è fermato per sempre.
Ricorderemo i momenti
I momenti in cui la neve e il cielo si confondevano in un unico colore, in cui scompariva la linea dell’orizzonte e le nostre figure si vedevano appena.
I momenti in cui ci fermavano per strada per salutarci e non riuscendo a comunicare a voce sollavavano univano fra loro le mani per mostrarci un segno di amicizia.
I momenti in cui sentivano solo i passi nella neve.
I momenti in cui ci fermavano a controllare la carta, a cercare il sentiero, a scrutare l’orizzonte in cerca di un riferimento.
I momenti in cui non sapevamo dire altro che “Spaziba”. Che peccato non saper dire di più!
Ricorderemo le persone
La signora anziana di Livenka che ha visto la guerra dentro la sua casa.
La signora che ci ha avvicinati per mostrarci alcune piastrine di riconoscimento e dire in Italia dove sono.
I tre uomini che una sera ci hanno raggiunto con la bottiglia di vodka per brindare assieme.
Quel signore che ci ha cercati lungo il cammino per mostrarci il museo del suo villaggio.
Le persone che ci hanno ospitato.
Le persone che conservano il ricordo nei musei e nei monumenti.
Tutti coloro che sono andati oltre la guerra per costruire un futuro di pace.
G.C.
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