Scritto Mercoledý 02 febbraio 2011 alle 14:34

Task force per ''proteggere'' i boschi da chi gioca alla guerra. Ma non vi sembra assurdo?

Ho letto con un vago senso di sconcerto – e ne chiarirò ben presto il perché – l’ultimo comunicato diffuso dal Parco Regionale della Valle del Lambro.
Sulle pagine del proprio sito istituzionale l’Ente riporta, nello spazio dedicato all’ultima notizia, il seguente titolo: 1 febbraio 2011 - Guerra simulata nei boschi: una task force per bloccarla.

Una Task Force, nientemeno.

E poi ancora:
TRIUGGIO – Una task force per proteggere il patrimonio boschivo da chi gioca alla «guerra simulata». Ad attivare la squadra di sei guardie ecologiche è stato il Parco Regionale della Valle del Lambro […] Il Servizio di protezione è stato reso necessario dalla presenza, frequente sul territorio del Parco, di gruppi di giovani che «giocano alla guerra». […] Vestiti come militari, con tanto di mimetica, anfibi, elmetto e mitra, questi «soldati» danno vita a simulazioni di azioni militari: invasioni, sortite, discese in campo che provocano danni a volte anche gravi all’ambiente.
[…] I fatti sono stati denunciati agli uffici del Parco da alcuni visitatori durante la scorsa settimana e domenica 23 gennaio le GEV sono subito intervenute: nei boschi di Brugora (frazione di Besana) e a Partocche (frazione di Inverigo). Entrambi i gruppi sono stati diffidati dal proseguire le loro «azioni»: non sempre i «soldati» si sono mostrati disponibili a ritirarsi in buon ordine”.


Mi fermerò un minuto per una semplice riflessione.

Sono nato e cresciuto a Correzzana, tra i boschi di Campofiorenzo e quelli del Rio Pegorino, esattamente dove i “prodi soldati” sopra descritti sono stati “diffidati dal perseguire le loro azioni”.
Sin da bambino, in mancanza di videogiochi o televisione – apparecchio al quale sono sempre risultato “allergico”, con manifesta intolleranza alla visione di qualsivoglia programma -, i boschi sono stati il mio campo di gioco naturale. Insieme agli amici si giocava a nascondino, a “Castellone” e a tutte le altre attività che prevedevano l’inoltrarsi nella vegetazione alla ricerca di ripari, nascondigli e quant’altro la fantasia di noi bambini ci suggeriva.
Spesso si tornava a casa sporchi, con i vestiti laceri e i segni di rovi e arbusti sulla pelle. In uno stato indecoroso, certo, ma estremamente felici.
In quei boschi abbiamo imparato a conoscere la natura, le sue piante, i suoi animali, i suoni e la musica di quell’ambiente magico ma spesso poco conosciuto dalle nuove generazioni.
Al contempo abbiamo imparato ad amare e rispettare quel territorio che in qualche modo sentivamo “nostro”, e che a tutti i costi avremmo voluto conservare negli anni a venire.

Con la scuola due volte all’anno ci recavamo tra i sentieri per raccogliere i rifiuti, e chi tornava con il sacco più voluminoso veniva riconosciuto dagli altri come il vincitore di una piccola gara.
Nonostante ciò, anche noi giocavamo alla guerra nei “nostri” boschi. Anche noi calpestavamo il sottobosco, anche noi scorrazzavamo tra le piante, anche noi ci divertivamo un mondo tra le foglie, il fango, le spine, i ruscelli, i sassi. Anche noi, quindi, colpevoli.

Continuando nel comunicato, leggo tra le righe: Queste incursioni, tra l’altro non autorizzate, rovinano il sottobosco, danneggiando il delicato ecosistema di funghi, piante e fiori. Anche alla fauna viene arrecato un disturbo non indifferente: in particolare agli uccelli. Ma hanno mostrato disagio anche i visitatori del Parco: numerose famiglie sono state spaventate dal comparire improvviso di questi uomini vestiti come soldati: in particolare i bambini sono stati anche spaventati”.

Concordo pienamente sul fatto della divisa mimetica e dell’aspetto senza dubbio belligerante di questi personaggi.
Inquietanti figure che in tempo di pace possono mettere a dura prova le coronarie delle allegre e spensierate famigliole a passeggio nei boschi della Brugora con i propri bambini, specie se tra un’ansa del torrente e la successiva si vede schizzare fuori da un cespuglio un marine dell’esercito armato di tutto punto, nemmeno dovesse assaltare da solo con tanto di scorta di munizioni la sede del Parco o la Villa Reale.

Ma veniamo al punto.

Qual è la ragione per cui è necessario organizzare una task force in piena regola per scoraggiare un manipolo di ragazzini che giocano alla guerra?
Non metto in dubbio che il loro gioco possa sicuramente risultare più “spaventoso” di quelli cui ero avvezzo da bambino, quando al posto delle tute mimetiche indossavamo comuni magliette e pantaloncini corti.
Non metto nemmeno in dubbio che possa risultare più “rumoroso” degli schiamazzi che da piccoli ci urlavamo per comunicare da un cespuglio all’altro.
E poi che dire del danno al sottobosco, calpestato dai piedi di questi “soldati” calzati da pesanti stivaletti.

Forse sarò antico, forse risulterò anti-ecologista, ma in cuor mio sento di aver sempre frequentato i boschi del mio paese in modo rispettoso e del tutto naturale, senza curarmi troppo di uscire dal sentiero battuto per avventurarmi nel folto della vegetazione o nei suoi punti più inaccessibili.
Non so cosa abbiano fatto di preciso questi ragazzi e nemmeno quale sia il loro senso di rispetto nei confronti dell’ambiente, ma arrivare a tirare in ballo la questione “calpestamento del sottobosco” mi appare francamente eccessivo.

Perché non chiuderli, allora, questi benedetti boschi. Transenniamo i sentieri, in modo da impedire che la gente vada in giro a folleggiare fra le piante e i fiori.

Al posto di sguinzagliare task force di guardie ecologiche appresso ai ragazzini, si vada invece a colpire chi scarica fusti di olio e secchiate di vernice nei torrenti (vicino al ponticello di Brugora, tanto per restare in tema, sono presenti da tempo lattine e bidoni vuoti, non ci è dato di sapere se siano arrivati pieni e che fine abbia fatto il relativo contenuto), si vada a colpire chi scaraventa rottami nei boschi e chi addirittura ci abbandona i ciclomotori (uno è stato recuperato dai volontari di “Sentieri e Cascine” di Casatenovo mesi fa) o chi ci abbandona i rifiuti (vedi la discarica abusiva di via San Francesco, sempre a Casatenovo).

Piccoli esempi per riflettere sul concetto di “danno” all’ambiente, profondamente diversi da chi calpesta il sottobosco danneggiando il “delicato ecosistema di funghi, piante e fiori” quando, a pochi metri, persone di ben altra levatura morale abbandonano di tutto senza avere l’onore di avere qualsivoglia Task Force loro dedicata.

Altro che delicato ecosistema di funghi, piante e fiorellini.
A.P.
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