Scritto Marted́ 07 agosto 2012 alle 18:15

Sui cartelli in dialetto la mia risposta all'assessore di Missaglia, Andrea Spanu

Gentile Casate on Line,

E' un piacere poter oggi leggere missive come quelle del neo-Assessore missagliese alla Cultura Andrea Spanu, in merito alla discussione "cartelli in lingua locale sì - cartelli in lingua locale no". Perché, al di là dei differenti punti di vista (Andrea Spanu, se sta leggendo questa mia, per il fatto che io parli di lingua e non di dialetto avrà già capito che ho nel merito punti di vista differenti), comprendo dai suoi toni pacati e argomentativi che è finalmente giunto il momento in cui si può iniziare a parlare di idioma locale senza connotare il discorso di inutili e anzi dannose venature polemiche.

In effetti, così dovrebbe sempre essere: una lingua è di tutti, tutti dovrebbero sentirsi interessati a parlarla e a parlarne. Se l'Assessore Andrea Spanu me lo consente, vorrei indirizzare questa mia anche ai suoi Colleghi di Giunta e al Sindaco Bruno Crippa dato che, da quanto leggo, il tema dei cartelli toponomastici bilengui sarà posto a breve in discussione presso tale importante organo decisionale missagliese.

Parto subito da una affermazione, che vuole essere del tutto apartitica: il Lombardo Occidentale (altrimenti detto Insubre) è una lingua. Questo non lo dico io, lo affermano secoli di storia e di letteratura prodotti in quell'idioma. Per dirla tutta, l'Insubre non è una parlata artificiale o peggio ancora un dialetto da usare per funzioni basse e comuni. Semplicemente, l'Insubre è stato la lingua viva del Ducato di Milano (il quale si estendeva sui territori ove tuttora tale lingua è praticata), così come del resto il Toscano era la lingua dell'omonimo Granducato e poi assunto (per scelta qui, di certo, politica) come lingua ufficiale di una comunità più ampia: lo Stato italiano.

Che la "parlata" di una lingua e quindi dell'Insubre in ambito locale muti e diverga dalla regola centrale, come giustamente rileva e sostiene Spanu, è cosa normalissima. Anche l'Italiano ha le sue differenziazioni fonetiche nei vari territori, e questo avviene anche per l'Italiano parlato nella stessa regione d'origine, la Toscana. Per non dire dell'Inglese, o addirittura del Cinese, al quale a un'unica lingua scritta corrispondono decine di parlate diverse. L'importante è che il corpo linguistico di base e la relativa grammatica di una lingua siano stabili e questo, per quanto attiene l'Insubre, si verifica a tutti gli effetti.

Torniamo dunque all'Insubre. L'Assessore Spanu sostiene che esso è stato utilizzato come "marcatore territoriale" da parte di una forza politica, e come tale va rimosso. Ciò può essere vero. Io tuttavia nel decidere come muovermi cercherei di essere meno rigido e più pratico, mi ispirerei a Mao-Tse-Tung tirando fuori dal cassetto la sua celebre frase: "Non importa se il gatto sia bianco o nero, l'importante è che mangi il topo".

Il che mutatis mutandis sta a dire: riusciamo a cogliere un effetto collaterale positivo, nel lavoro amministrativo - per altri versi pur criticabile - svolto da un avversario politico? O, ancora meglio (e lo chiedo in particolare a un Assessore alla Cultura), riteniamo o no che il bilinguismo - certo, praticato pure nella famigerata toponomastica - sia un valore, per la popolazione di un territorio? E si badi per "valore" io non intendo la solita (giusta ma effettivamente un po' abusata) tiritera del "bagaglio culturale e identitario da non fare morire, da tramandare": qui io sto parlando di "valore" in termini oggettivi, intendo veri vantaggi pratici. Sto parlando di soldi, danee. Possiamo dunque affermare che il bilinguismo nativo apporti vantaggi certo anche culturali, ma soprattutto economici agli abitanti di un territorio? Sia addirittura cruciale per la sua competitività, in un'economia globale?

 

Può darsi l'Assessore Spanu stia in questo momento pensando che il sottoscritto sia impazzito: quando mai possono venire vantaggi economici dal fatto di veder scritto anche Massaja sul cartello del suo Comune? Forse stupirà, ma la mia risposta alla domanda più sopra - non basata su una mia convinzione ideologica, ma su dati scientifici (esistono al mondo fior di università che si occupano da decenni del tema dei vantaggi del bilinguismo nativo) - è inequivocabile: sì, il bilinguismo è assolutamente un valore anche (e anzi, soprattutto) economico, per una popolazione che lo pratichi attivamente.

Potrei argomentarne i motivi, ma ciò sarebbe davvero lungo, in questa mia lettera già estesa di per sé. Avrò però il grande piacere, sempre che l'Assessore Spanu e il Sindaco mi ospitino nella loro splendida Missaglia-Massaja, di tenere presso di loro una serata informativa - formativa sul valore economico del bilinguismo attivo praticato oggi, in un mondo sempre più globalizzato, esteso anche ai cartelli toponomastici. Sul valore pratico che deriva a una comunità dal parlare e leggere Italiano e Insubre in termini non antagonistici, ma paritari. Garantisco che sarà una piccola conferenza / discussione di grande interesse, con belle sorprese. Sorprese positive per quanto riguarda il bilinguismo, ovviamente!


Molto cordialmente,

Renato Ornaghi , Monticello
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