Scritto Sabato 22 marzo 2014 alle 15:12

LA FRAGILE ASCENSIONE DI CHI DIMENTICA LE SCARPE NEL FANGO DELLA PERIFERIA


La Guardia di Finanza ha rimesso le conclusioni della sua indagine sulle spese improprie dei consiglieri della regione Lombardia. Presto si conoscerà chi ha speso bene e chi ha speso male, chi ha usato i fondi pubblici in forma legittima e chi no. Pensavo non si potesse andare oltre il pranzo di nozze. Invece siamo scesi a livello della mutanda.
Mi sono fatto una mia idea del perché del comportamento di tantissimi politici locali o nazionali che usano il denaro pubblico per spese private. Non è una questione di partiti. Il movimento è trasversale. E' una questione di uomini. Pochissimi resistono, la maggior parte cede chi prima e chi poi. Chi per precisa scelta e chi per adattamento e assuefazione. E dirò senza malizia che mi dispiace molto che anche uomini in vista di quell'ex partito duro e puro che è la Lega siano finiti nella rete delle imbarazzanti spese sostenute per motivi privati, ma addebitate alla cassa pubblica sia essa regionale o nazionale.
Due le ragioni, una soggettiva e l'altra oggettiva.
La soggettiva. Una volta divenuto consigliere regionale o parlamentare l'eletto si sente immediatamente una persona speciale, un designato, un " eletto" nel senso più monarchico/religioso del termine. Il popolo mi ha voluto e adesso mi deve ringraziare per tutto quello che farò nel suo interesse. E soprattutto pagare. Lavoro per il popolo, mi sacrifico per il popolo, rinuncio alla via privata per il popolo, avrò pure diritto ad essere considerato un diverso sia pure a scadenza. Il nostro sa di essere un precario, ma di lusso. E ne approfitta. Quando si ragione così - e la riverenza con la quale sono trattati in ogni circostanza pubblica o privata questi signori legittima il loro autoconvincimento di essere speciali al di là di ogni ragionevole dubbio - diviene difficile separare il privato dal pubblico. Assumere un ruolo pubblico non comporta mai la sostituzione totale del proprio essere privato. Anche da politici si continua ad essere quello che si era prima: si mangia per stare in piedi, ci si veste per proteggersi dal caldo e dal freddo, si beve per ristoro, si invitano a cena gli amici e si fanno i regali di compleanno e di natale esattamente come prima. Si va in vacanza con la famiglia. La vita privata subirà limitazioni, ma rimane tale. Moglie, figli, suoceri, fratelli e nipoti c'erano prima e ci sono anche ora. Accade invece che l'eletto ragioni in questo modo: se devo uscire dal palazzo della Regione per andare al bar o a fare uno spuntino o comprarmi le sigarette lo faccio nell'ambito della mie incombenze politico/amministrative. Ho tempi ristretti, devo rientrare in fretta, magari al banco bar parlo di politica con un collega. Mica posso fare come facevo prima. Per cui scatta un meccanismo deviato per il quale tutte le spese sostenute sono ascrivibili al ruolo pubblico. Mangio, bevo e mi vesto perché sto lavorando per il popolo e non perché questa è la più elementare e naturale regola di vita cui si attiene chiunque su questa terra in base al proprio reddito. Si è di fronte a un fenomeno simbiotico nel quale l'uomo privato finisce con il dissolversi ed esiste solo il personaggio pubblico. Il tempo del mandato lo si percorre a mezzo metro dal suolo provando l'ebbrezza dell'altitudine. E' lo sdoppiamento della personalità, a spese degli altri. Una sorta di arroganza celata che si manifesta nei fatti con il conforto della consapevolezza di avere a proprio favore il risultato del calcolo delle probabilità. In questa ottica la maggior parte della retribuzione percepita per la funzione pubblica viene destinata al risparmio e si vive con i rimborsi spesa.
Alberico Fumagalli
L'oggettiva. Girano troppi soldi nel bosco e nel sottobosco della politica con la motivazione di alimentare e sostenere il sistema democratico della rappresentanza. Oggi le formazioni politiche hanno bisogno di molti meno soldi rispetto al passato. Le strutture periferiche dei partiti - le cosiddette storiche sezioni - non ci sono più e dove resistono sono più circoli del pensiero che centri di formazione e reclutamento politico.
Oggi bastano dieci passaggi a costo zero nei salotti delle tv pubbliche e private nel periodo preelettorale per arrivare a tutti gli elettori, diffondere il credo impartito dalle segreterie nazionali e promuovere la propria immagine.
Dobbiamo quindi perdonare e compatire quei politici che a un certo punto non hanno più saputo o voluto distinguere il privato dal pubblico. Perdonare perché commettono l'errore di dimenticare che rimangono comuni cittadini trascinati in politica talvolta solo per fare numero, occupare una casella a prescindere dalla loro preparazione. Compatire per non avere capito che una volta divenuti personaggi pubblici transitano dallo stato passivo di amministrati a quello attivo di amministratori. Si affida loro una delega in bianco. Se la violano è giusto che ne paghino le conseguenze. Ma che tristezza vederla riempita, questa delega, quasi solo o quasi sempre dalla nota spese.
Alberico Fumagalli
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