Scritto Luned́ 29 dicembre 2014 alle 08:47

Rubrica natalizia: 29 dicembre

Ancora un amico del Circolo Pickwick, questa volta il Presidente, l'Avvocato Marco Corbetta, amante della lettura, soprattutto del genere fantasy, appassionato di fumettistica, a partire da Zagor, passando per Tex Willer e Linus, e tanto altro ancora che non riesco nemmeno a ricordare. Marco ama anche l'horror e ogni tanto ci diletta coi suoi racconti fantastici che ad alcuni provocano sogni disturbati, ad altri grande ilarità... Il racconto che segue, l'abbiamo ascoltato durante la cena pre-natalizia, consuetudine del Soci del Circolo.


INCONTRO NOTTURNO

Ero rientrato a notte fonda, avevo ricoverato la bicicletta sotto la tettoia e mi ero incamminato verso la fattoria.

Era una fredda notte di dicembre. Mancavano pochi giorni al Natale. La luna alta nel cielo illuminava l'ampio cortile, disegnando lunghe ombre sul terreno. Tutto era immobile e silenzioso.

Improvvisamente, in fondo, dove si trovava il vigneto, mi sembrò di intravedere qualcosa muoversi. Strinsi gli occhi per aguzzare la vista e controllare meglio.

Ed ecco che, in lontananza, vidi una figura vaga, biancastra. Cosa poteva essere? Un riflesso della luna sulle foglie? Un ramo spoglio?

Chi lo sa? Ero stanco e volevo andare a dormire, per cui mi voltai ed entrai in casa, salii di sopra cercando di non fare troppo rumore, raggiunsi la mia camera dove mi spogliai e mi infilai sotto le coltri del letto.

Tuttavia faticavo a prendere sonno. I ricordi della sera mi affollavano la mente: la musica, i balli, i baci con la mia fidanzata... e la macchia bianca nel vigneto!

- Cosa sarà stato? - mi domandavo. Sentivo una strana agitazione. Avevo fatto male a non andare a controllare. Fu così che mi alzai, mi rivestii e scesi giù.

Ritornai nel cortile illuminato dalla luna. La notte invernale sembrava ancora più fredda.
Quando arrivai all'inizio del vigneto vidi che era ancora là. Una forma bianca e nera, proprio tra due filari di viti. Sembrava un uomo con un mantello.

Innervosito, mi incamminai di buon passo ma più mi avvicinavo al vigneto, più pensavo che avevo fatto male a non portare i cani con me. A proposito: dov'erano i cani adesso? Perché quella notte, al mio rientro, non mi erano venuti incontro come al solito?

Ad un certo punto sentii uno strano suono provenire dal fondo del vigneto. Sembrava un lamento debole, che si ripeteva di tanto in tanto.

Allora deviai a sinistra, verso il piccolo magazzino degli attrezzi. Afferrai una vecchia zappa poi ricominciai ad avanzare. Il silenzio era opprimente. L'unico rumore che percepivo era il battito accelerato del mio cuore e la paura che lo attanagliava. Ma ormai mi ero spinto troppo oltre per tornare indietro.

Man mano che mi avvicinavo, vedevo sempre meglio quella strana figura. Una forma biancastra, ondeggiante, percorsa da ombre nere. Quand'ecco che, improvvisamente, le mie gambe si rifiutarono di muoversi, come se si trovassero di fronte ad un abisso insormontabile.

Ormai ne ero sicuro: non era una cosa di questo mondo! Si spostava lentamente, ondeggiava verso di me, attraversava i fusti contorti delle viti. Restai a guardare con gli occhi sbarrati. Quindi percorse alcuni metri e, all'improvviso... scomparve!

Il mio respiro era affannoso e le membra cominciarono a tremarmi, lo sguardo fisso verso il punto dove la cosa era svanita.

A poco a poco la natura tornò ad animarsi. Un uccello notturno stridette. Poi sentii i cani che arrivavano di corsa, abbaiando.

Lasciai cadere a terra la zappa, le mie gambe ricominciarono a muoversi e corsi ansante verso casa accompagnato dai cani. Solamente molto più tardi, stremato dalla stanchezza, caddi in un sonno ricolmo di incubi.

Il mattino seguente, ancora confuso, incontrai il vecchio Brando che stava scopando il cortile e lo apostrofai:

- Ehi Brando, che razza di letame hai usato per concimare il campo in fondo al vigneto?

- Mah... Il solito, quello che prendo dalla stalla prima della semina. Perché?

- È che stanotte ho avuto una specie di allucinazione... Ho visto una figura bianca e quando mi sono avvicinato è scomparsa... Saranno i gas del letame, i fuochi fatui...

L'uomo si fermò di colpo, guardandomi con la sua faccia seria e rugosa:

- Lei ha visto lo spettro di famiglia. Quello che annuncia una disgrazia. Ecco cosa ha visto.

- Ma che dici?

- L'ultima volta che è apparso è morto il vecchio padrone. Forse adesso toccherà a questo...

Tre giorni dopo, la mattina di Natale, il padrone della fattoria morì di infarto, all'età di 79 anni. Al suo posto adesso c'è il figlio, non ancora quarantenne.

Per rivedere il fantasma di famiglia bisognerà aspettare presumibilmente altri quarant'anni. Chissà se a quel tempo io sarò ancora tra i vivi.

Siamo ormai alla fine di dicembre. Alcuni proverbi che riguardano questo mese, dovrebbero essere indicatori dei mesi futuri, come da buona tradizione contadina. Dal Giornale di Frate Indovino eccone alcuni:

  • Dicembre gelato non va disprezzato
  • Dicembre imbacuccato grano assicurato
  • Seminare dicembrino vale meno di un quattrino

Per rimanere nella stagione invernale anche con le verdure, ecco una ricetta per il cavolfiore, tipico prodotto del freddo.


Cavolfiore alla paesana

Ingredienti: 1 cavolfiore di circa 1 kg, 100 gr di pancetta tagliata a dadini, olio, prezzemolo, cipolla, aglio, parmigiano grattugiato, sale e pepe.

Pulire il cavolfiore, lavarlo e lessarlo in acqua salata per circa 10 minuti. Scaldare poco olio in un tegame, unire la pancetta, il prezzemolo tritato, l'aglio e la cipolla tritati. Far rosolare a fuoco moderato quindi aggiungere il cavolfiore a pezzetti, facendo attenzione a non sbriciolarlo, salare e pepare a piacere e far insaporire a fuoco basso. Spolverizzare con parmigiano grattugiato, coprire finché non si sarà sciolto e servire molto caldo.

L'amica Diana di Genova mi ha inviato questa foto che mi rammenta i miei Natali genovesi, in quei carruggi pieni di vento e di luci, nelle piazzette illuminate che apparivano dopo lunghi budelli oscuri. Questa è piazza Colombo illuminata



Per concludere questa giornata, una poesia del grande Rodari

Oroscopo (di Gianni Rodari)

O anno nuovo, che vieni a cambiare
il calendario sulla parete,
ci porti sorprese dolci o amare?
Vecchie pene o novità liete?

Dodici mesi vi ho portati,

nuovi di fabbrica, ancora imballati,

trecento e passa giorni ho qui,

per ogni domenica il suo lunedì.

Controllate, per favore,

ogni giorno ha ventiquattr'ore.

Saranno tutte ore serene

se voi saprete usarle bene.

Vi porto la neve, sarà un bel gioco

se ognuno avrà la sua parte di fuoco.

Saranno una festa le quattro stagioni

se ognuno avrà la sua parte di doni.




Buona giornata!

Rubrica natalizia a cura di Franca Oberti
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