Scritto Marted́ 06 ottobre 2015 alle 15:13

L’abolizione delle province è solo finalizzata a limitare la possibilità dei singoli cittadini di intervenire sulla cosa pubblica

L'intervento sulla dismissione delle province dovrebbe farci riflettere. L'abolizione delle province in Italia è stata venduta come taglio della spesa pubblica perchè era ed è un argomento che raccoglie molti consensi, ma in realtà si tratta di un'operazione atta a limitare la possibilità dei singoli cittadini di intervenire sulla cosa pubblica.
E' innegabile che internet ha permesso una maggiore diffusione delle notizie, soprattutto non filtrate, come invece accade con i mezzi di comunicazione tradizionali (giornali, tv e radio). E come fare per escludere un cittadino informato dal processo decisionale? Centralizzando sempre di più il potere decisionale e limitando il potere degli elettori.
D'altronde è lo stesso principio che sta muovendo la riforma del Senato. Proposta da un governo il cui leader è stato imposto, votata da un parlamento eletto con una legge elettorale che tutto fa, tranne che promuovere la volontà popolare.
Per non parlare della nuova legge elettorale.
Sicuramente qualcuno obietterà che la provincia non è stata abolita. E' vero. E' solo stata trasformata in un inutile circolino, il cui compito è quello di promuovere e santificare le scelte che le direzioni nazionali dei partiti al governo hanno già preso per noi.
E a questo proposito, si tende a politicizzare sempre di più anche i consigli comunali. Dove prima sedevano persone che, nella maggior parte dei casi, praticavano la politica per passione e per affezione al proprio territorio, adesso ci sono le burbe di partito, che possono dimostrare il loro attaccamento alla maglia (di partito ovviamente!) attuando nei comuni le politiche scelte nelle sedi nazionali.
Non si può più rischiare che un territorio non accetti supinamente la costruzione di una strada, di un inceneritore, di una discarica, di una centrale elettrica, che serviranno a riempire le tasche dei soliti noti. Noi siamo troppo stupidi per capire che stuprare il territorio "fa parte di quel pacchetto di riforme indispensabili per far ripartire il paese". E in Italia, come un trattamento sanitario obbligatorio o come un ricovero coatto ci viene imposto.
E se ti trovi nel ruspe nell'orto che scavano per la nuova bretella, e chiedi anche solo di vedere uno straccio di progetto, per capire che fine faranno le tue zucchine, allora vuol dire che sei contro la ripresa e non vuoi il bene del tuo paese.
Fuori da questo assurdo paese le decisioni vengono discusse dalle istituzioni con i cittadini. I quali consapevoli di quello che verrà realizzato e consci del fatto che i soldi stanziati serviranno a realizzare l'opera e non a pagarci le mazzette, a volte sono anche favorevoli alle grandi (e piccole) opere pubbliche. Anche perchè se gli viene espropriato un terreno, i soldi gli vengono dati prima che il terreno venga recintato come zona di cantiere.
Comunque finché la pancia della maggior parte degli italiani sarà sufficientemente piena, tutti questi discorsi sono solo esercizi di stile.
Il nostro dissenso, al massimo si trasforma in un post stizzito su facebook.
Forse quando le pezze saranno sui sederini di molte più persone, rispetto ad adesso, qualcuno avrà il coraggio di alzare la testa e magari imbracciare il badile.
Ma ho paura che ormai sarà troppo tardi.
E come diceva un famoso conduttore radiofonico "Buonanotte................ e buona fortuna".
Francesco
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