Scritto Venerd́ 27 maggio 2016 alle 16:28

Molteno, König: i lavoratori incrociano le braccia davanti alla sede di Confindustria

Un'atmosfera di disperazione e rabbia si è respirata nel primo pomeriggio davanti alla sede di Confindustria a Lecco. I lavoratori della Konig Spa di Molteno si sono infatti ritrovati in presidio per gridare a gran voce - ancora un volta - il loro diritto al lavoro.


Oggi, venerdì 27 maggio, si è tenuto un vertice con la direzione aziendale e le sigle sindacali. Quello che più ha lasciato sgomenti i dipendenti del sito di viale Lombardia è stato l'atteggiamento di Pewag, gruppo austriaco che ha rilevato dalla svedese Thule il marchio lo scorso settembre. Secondo quanto riferito dalla forza lavoro, di fronte alla richiesta di un confronto, i vertici avrebbero convocato solo le rappresentanze sindacali unitarie. "E' stata l'ennesima delusione" affermano gli operai. "Ci dovevano dare la possibilità quantomeno di capire quanto meno le intenzioni per il futuro, anche se la strada è ormai segnata. Invece, ancora una volta, ci siamo sentiti presi in giro. La Konig siamo noi, qui in Italia".

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Sono forti, dai toni accesi, le parole delle persone che si ritroveranno a breve senza un lavoro. L'azienda ha aperto la procedura di mobilità la scorsa settimana per un centinaio di persone. La produzione verrà trasferita in Carinzia e Repubblica Ceca, mentre a Molteno resteranno solo uffici commerciali e logistica.
Quel filo di speranza a cui le maestranze avevano cercato di aggrapparsi si è rotto, lasciando spazio a una pesante situazione d'incertezza che si riflette sul tessuto sociale del territorio.



In via Caprera, davanti alla sede di Confindustria, oltre a fischietti, bandiere e striscioni, c'era il sottofondo dell'inno nazionale. "E' il simbolo del silenzio delle istituzioni sulla nostra situazione" hanno affermato alcuni dipendenti. "Non è possibile che resti in Italia solo il 15% della forza lavoro. E' un'ingiustizia per la quale non ci sentiamo tutelati dalle politiche del lavoro, oggi esistenti".


Alla profonda delusione, si unisce anche la preoccupazione: si sono viste scivolare lacrime sui visi al pensiero di non poter garantire un futuro ai figli e alla propria famiglia. "Abbiamo dato tanto per questo lavoro" è il commento amaro di alcune lavoratici. "Da tre anni facciamo cassa integrazione, quindi la situazione era ben nota quando è subentrata la società, ma almeno ci saremmo aspettati di avere una possibilità fino alla fine dell'anno con gli ammortizzatori sociali, in modo da poter cercare lavoro. Presto invece saremo a casa, senza più uno stipendio".


La situazione in azienda nel frattempo è tesa quando la mattina si varcano i cancelli di viale Lombardia, ma si continua a "tenere duro". "Continuiamo a lavorare perchè abbiamo rispetto del nostro lavoro, ma ci è stato tolto un diritto fondamentale".
M.Mau.
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