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Scritto Giovedì 22 dicembre 2016 alle 18:28

Ora anche l’Autorità anticorruzione assesta un colpo alla credibilità della strategia per l’idrico perseguita dal PD e dalle sue truppe

Non c'è pace, neppure quando tutto ormai sembrava - bene o male - sistemato. Ora l'Autorità nazionale AntiCorruzione (ANAC), chiamata in causa da un consigliere comunale di Annone ha dichiarato che la nomina di Lelio Cavallier era illegittima. Quindi - ha aggiunto l'Ente guidato dal dottor Cantone - anche tutti gli atti firmati da Cavallier sono nulli. Non solo, ma anche quanti lo hanno votato debbono ora attendersi sanzioni. Un colpo di scena, l'ennesimo? Assolutamente no. Noi stessi il 25 luglio 2015 scrivevamo che la nomina poteva avere profili di illegittimità avendo Cavallier svolto l'incarico di Amministratore Unico di Idrolario Srl nel periodo immediatamente precedente. Anzi per qualche tempo aveva rivestito la medesima carica in Idrolario e in Lario Reti per poi assumere la presidenza del CdA della Holding. Paolo Arrigoni, senatore della Lega Nord aveva addirittura bollato la nomina come "inopportuna e vergognosa", aggiungendo che questa nomina è  "....la rappresentazione plastica e cialtronesca di un enorme conflitto di interessi di cui confidiamo gli organi di controllo preposti si prendano cura".
Lelio Cavallier e Paolo Arrigoni
La bomba è esplosa ieri a tarda sera con il lancio della clamorosa notizia da parte del nostro network che ha sorpreso stamane all'alba sindaci e consiglieri. Ora i vertici del PD, i veri manovratori, Antonio Rusconi e Virginio Brivio in testa, si affrettano a tranquillizzare la truppa - ossia i sindaci che votano tutto a scatola chiusa - che si risolverà anche questa rogna come già successo con la Corte dei Conti che prima aveva espresso un parere nettissimo contrario all'affidamento dell'idrico a LRH e poi ha cambiato opinione dando il via libera, nonostante la Spa non avesse i requisiti di legge al momento dell'assunzione della gestione dell'acqua pubblica. Forse finirà ancora così ma è innegabile che il percorso scelto dal Partito Democratico è quanto di più complicato, ostico, costoso e contorno che mente umana potesse immaginare. C'era una linea facile e semplice da seguire: Idrolario Srl aveva i requisiti del controllo analogo e della totalità dell'attività nell'idrico. Bastava ricalibrare le quote tra i comuni soci e affidare il servizio. Invece no, il PD ha preferito mettere in piedi un gioco di società che ha inevitabilmente generato molto lavoro per i consulenti legali e contabili per perizie, fusioni, spin off in una girandola di parcelle che prima o poi saranno quantificate anche per spiegare ai lecchesi perché un metro cubo d'acqua venduto costa loro il triplo di Milano e il doppio di Bergamo.
Virginio Brivio e Antonio Rusconi
Eppure proprio in Assemblea dei sindaci il comune di Annone aveva espressamente richiesto il rinvio della nomina del nuovo A.U. per valutare se vi fossero situazioni di inconferibilità dell'incarico di Amministratore di LRH a Cavallier, già A.U. di Idrolario in ragione proprio della cogenza di norme anticorruzione. Ma Antonio Rusconi, capo riconosciuto del PD lecchese si era opposto alla richiesta di rinvio, subito seguito dai soldati tipo Brivio di Osnago, Crippa di Missaglia e via via tutti gli altri sindaci con la solita esclusione di Merate, Oggiono, Cernusco e Ello. Che succederà ora? Rusconi e Brivio hanno già annunciato che studieranno il documento dell'Anac prima di prendere una decisione. Temiamo che lo studio - affidato sicuramente ai legali - comporterà altre spese rilevanti. Poi presenteranno le controdeduzioni in attesa del verdetto definitivo. Nel contempo assicurano tutti i sindaci che gli atti sono comunque validi in quanto approvati dall'assemblea. Si vedrà se anche questa interpretazione sarà condivisa dagli esperti del giudice Raffaele Cantone. Comunque andrà a finire è l' ennesima tegola sulla testa di quanti hanno pervicacemente voluto percorrere una strada diversa da quella maestra con l'intento, allora implicito, oggi esplicito di trasformare Lario Reti Holding in una multiutility aperta al capitale privato almeno per quanto riguarda la sua controllata Acel Service Srl. Poi, in futuro, si vedrà anche per l'acqua. Il PD di governo ha già tentato di aggirare l'esito del referendum sull'acqua pubblica che ha raccolto 27 milioni di consensi attraverso il decreto Madia nella parte relativa all'affidamento dei servizi. Del resto l'on. Fragomeli si era già speso per consentire l'affidamento dell'idrico a società di secondo livello. Non servono altre prove per credere che la volontà sottesa sia proprio quella di aprire l'acqua ai privati. Perché dell'acqua nessuno può fare a meno. E più che il petrolio è questo il business del terzo millennio.
Claudio Brambilla
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