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Scritto Mercoledì 04 gennaio 2017 alle 18:42

Bevera: il feretro di Riccardo 'accolto' dai compagni di scuola. Don Marco, ''ora è accanto a Dio e ci invita a guardare in alto''

Divise bianche, candide come la neve su cui Riccardo Galbiati ha lasciato la terra per volare in cielo. Un amico scomparso troppo presto, che i compagni delle classi 2°B e 2°C del Cfpa di Casargo hanno voluto salutare questo pomeriggio per l'ultima volta.


Tristi e composti hanno formato una sorta di corridoio all'esterno del Santuario di Santa Maria Nascente a Bevera di Barzago per accogliere in un abbraccio l'amico simpatico e giocherellone di sempre. Stringendosi attorno al dolore insanabile della madre Roberta e del padre Marco, i giovanissimi hanno voluto esserci, come nella quotidianità, insieme ai loro insegnanti. Si sono tenuti stretta la mano senza nascondere la voglia di abbracciarsi e di lasciar scorrere sui loro pallidi visi lacrime amare, mentre la bara bianca di "Galbia", il loro compagno di vita e di studi, veniva trasportata tra una folla innumerevole di parenti, amici e conoscenti all'interno della chiesa mariana, illuminata da qualche spiraglio di sole, quasi a far brillare i volti cupi e gli occhi spenti dei presenti.


A stento il Santuario ha potuto contenere i numerosissimi presenti, accorsi per l'ultimo saluto al 15enne e per stare vicino ai genitori del ragazzo, insieme alle due sorelline e a tutti i famigliari. Al canto iniziale "Eccomi", intonato da alcuni componenti del coro "LineArmonica" di Nibionno con la direzione del Maestro Samuele Rigamonti, cinque sacerdoti sono saliti sull'altare per celebrare le esequie funebri. A presiedere la funzione don Marco Crippa, responsabile della pastorale giovanile della comunità di Oggiono.


"Credo che ciascuno di noi faccia fatica a credere di essere qua in una simile circostanza. Di fronte a tanto spavento e incomprensione non ci resta che affidarci con fiducia al Signore, perché ci doni un briciolo di serenità di fronte alla morte così assurda di Riccardo" ha così esordito. A concelebrare la messa il vicario di Bevera don Ambrogio Ratti insieme a don Fabrizio Crotta di Barzago, parroco della Comunità pastorale "Maria Regina degli Apostoli", il parroco di Sirone Gianluigi Rusconi e don Bruno Maggioni, parroco di Casargo, paese dell'alta Valsassina sede di vita quotidiana e di studio per il 15enne originario di Sirone.


"È successo tutto in un giorno uguale a tanti altri, forse migliore: nel cuore la gioia del Natale, circondato dalle persone care e con il nuovo anno, che era lì da attendere. Il cielo era al suo posto e non c'era modo di capire che, di lì a poco, si sarebbe capovolto"
ha detto il celebrante. Nessuna parola per descrivere lo strazio di una madre e di un padre che perdono un figlio.

Riccardo Galbiati

"A un genitore che perde un figlio, ricominciare non è dato perché la vita non può più ricominciare dal passato. È come se si dovesse rinascere. Ci si trova a bere ad una fonte che però è amara. Io non so dirvi come sia possibile non togliere il gusto della vita, la passione per il presente, la voglia di continuare ad amare quando in un attimo ciò in cui si sperava è stato portato via - si è espresso con profonda commozione don Marco, rivolgendosi direttamente a mamma Roberta e papà Marco - ma è necessario trovare delle parole per svuotare tutta la rabbia e lo smarrimento, nell'ingiustizia e nel dolore che sembrano farci soffocare. Noi stiamo celebrando la Pasqua del Signore e dobbiamo avere il coraggio di farlo fino in fondo, perché la storia non si chiude con la morte".


Il sacerdote ha poi trovato la prima consolazione in Maria, l'Addolorata, a cui è stato dedicato il Santuario di Bevera. "Una mamma e un papà che hanno perso il loro figlio li possiamo chiamare addolorati e possiamo chiedere al cuore altrettanto straziato della Madonna di comprenderci ed esserci vicini".
Forte ed emozionante il messaggio di conforto rivolto dal giovane prete ai genitori, i nonni e tutti i conoscenti di Riccardo. "Dovete cercare altri sentieri per ridefinire la vostra esistenza. È un lavoraccio, uno sporco lavoro, ma va fatto per smettere di essere nemici della vita e avvertire la presenza di Riccardo che non c'è più ma i cui organi doneranno nuove possibilità di vita in salute".

In una tragedia inspiegabile, in cui sono coinvolti anche bambini, adolescenti e giovani "ci fa bene dire che Riccardo è in cielo. Sappiamo in quale direzione guardare per cercare quel ragazzo con una grande forza d'animo, quasi un ometto cresciuto più in fretta dei suoi coetanei. Vogliamo vederlo pescare, cucinare, sciare e immaginarlo con quel suo capello da chef Riccardo sarà ovunque noi vorremo che sia. Dobbiamo davvero - ha detto don Marco Crippa - custodire il vuoto che sentiamo. Non troveremo Riccardo nella rabbia e nella disperazione, nemmeno nel tormento che sporca il cuore e il volto di ciascuno di noi. Non sarà nemmeno dove nasceranno sensi di colpa. Riccardo è dentro e davanti a noi, ci ha preceduti per un misterioso disegno che non comprendiamo. Sappiamo però che è con Dio, accanto a Lui, e ci invita a guardare in alto. Quando colmerà il nostro vuoto, potrà far splendere in noi quel cielo che ci è cascato addosso".

Infine parole di speranza sono arrivate dritte al cuore dei numerosi giovani, amici d'infanzia e compagni di scuola intervenuti per il struggente addio a Riccardo. "Non potete difendervi da questo immenso dolore, ma potete imparare a portarlo e insieme a voi lo porteranno anche gli adulti. Ricordatevi che l'amore è più forte della sofferenza e della morte. Date ascolto alla vita che è in voi: donatela, moltiplicatela nel mondo. Siate per gli altri come il lievito nella farina impastata. Non cercate nella morte di Riccardo un pretesto per smettere di giocare, scherzare, studiare, litigare, sperare anche con incoscienza. Nessuno può permettersi di fargli questo torto. Dovete credere alla vita e accettare la fatica che comporta questo compito. Chiedete questo nella preghiera a Dio. Non è tempo per sprecare la vita e rinunciare a qualcosa di grande. Questo è l'unico modo per sperare che un pezzo di cielo entri in ciascuno di noi" ha infine affermato don Marco.

Lacrime e pensieri importanti hanno chiuso la celebrazione. Al termine, il feretro è stato accompagnato all'esterno del Santuario. Sul piazzale un bagno di folla ha applaudito all'uscita della bara bianca, che è stata poi trasportata verso il luogo della sepoltura: il cimitero di Sirone, secondo il volere dei famigliari.

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Simona Alagia
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