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Scritto Martedì 28 febbraio 2017 alle 09:31

Comunità cristiana e immigrati a Lecco

Presentiamo gli spunti essenziali di riflessione e di proposte, scaturite dal Consiglio Pastorale del Decanato di Lecco.

I - FAR CRESCERE UNA MENTALITA' DI ACCOGLIENZA

In ogni Parrocchia si favoriscano occasioni di riflessione e di educazione della comunità sul tema dell'accoglienza ed in particolare, visto il momento storico che stiamo vivendo, dell'accoglienza degli stranieri.

Accogliere lo straniero non è solo un'opera buona, ma è vivere la fraternità universale e quella dell'essere figli del medesimo Padre: ci dà la possibilità di attuare un rapporto personale con Gesù ("Ero forestiero e mi avete ospitato... ogni volta che avete fatto queste cose ad uno solo dei miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me" v. Matteo 25).

L'accoglienza chiama in gioco la relazione: significa voglia di incontrare, di confrontarsi e di dialogare. E' mettersi in ascolto con la sana curiosità di voler capire la realtà dell'altro e di crescer insieme: azioni educative dentro le comunità, sensibilizzando la necessità di conoscere la realtà dell'altro, imparando a non generalizzare, a non giudicare, a guardarlo come nostro fratello.

II - FAVORIRE UN'OPINIONE PUBBLICA E RESPONSABILE

Di fronte ad un fenomeno complesso dell'immigrazione, col quale dovremo continuare a confrontarci nei prossimi anni, siamo invitati, con uno spirito costruttivo, a sollecitare le istituzioni preposte affinché alcuni nodi, che la nostra esperienza mette in evidenza, vengano affrontati. Noi proviamo ad indicarne alcuni:

1 - E' necessario che ci sia un governo dell'accoglienza che coinvolga tutte le Istituzioni in uno spirito collaborativo, non di contrapposizioni strumentali ad interessi di parte, ma finalizzato alla ricerca del maggior bene della comunità complessiva e della sua integrazione e coesione sociale.

2 - E' necessario un maggior controllo sulle modalità di gestione dei Centri di accoglienza che deve essere favorita e incentivata la partecipazione attiva dei profughi alla vita ed alle necessità della comunità che accoglie. Il sistema di accoglienza copre solo una minima parte del bisogno delle persone e soprattutto non c'è alcuna programmazione di quanto succede dopo che le persone non hanno più titolo a rimanere nel sistema.

3 - La protezione internazionale, così come è oggi, non riconosce la situazione di disagio di moltissime persone che fuggono dalla mancanza di futuro, legato alle difficili condizioni di vita. E' opportuno favorire, incentivare l'ingresso mirato attraverso i "canali umanitari" ed in questo modo anche limitare i traffico di esseri umani e gli interessi conseguenti.

III - PORRE GESTI COINVOLGENTI E CONTINUATIVI

Non possiamo solo denunciare la situazione, dobbiamo continuare, con le nostre capacità e le nostre fatiche, a costruire risposte ai bisogni che ogni giorno vicino a noi si evidenziano, attraverso:

1 - La riorganizzazione del sistema di accoglienza, trasformandolo da straordinario (CAS) a permanente (sul modello SPRAR), pensando a piccole strutture di accoglienza (10-15 persone) diffuse nel territorio.

2 - La messa a disposizione di spazi (in accordo con la rete Caritas) per fare una esperienza diretta di accoglienza ed integrazione.

3 - La ricerca di soluzioni (certamente parziali) di accompagnamento verso una vera integrazione, per tutte quelle persone che usciranno dal sistema attuale di accoglienza.

Queste sono solo alcune indicazioni offerte alle Parrocchie del nostro Decanato per favorire anche una crescita culturale ed una modifica degli stili di vita in modo da generare, in prospettiva, una comunità più integrata non solo per il bene dei profughi, ma anche per il bene e lo sviluppo del territorio.

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