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Scritto Giovedì 02 marzo 2017 alle 17:00

Gandhi: il dramma della guerra civile siriana nelle parole rivolte agli studenti da Shady Hamadi

"Bisogna fare spazio all'empatia, riuscendo a indignarci e a provare dolore anche per ciò che appare lontano da noi". Ha concluso così, Shady Hamadi, il suo intervento, invitando gli studenti dell'Istituto Gandhi di Villa Raverio a superare i pregiudizi verso il diverso.

Shady Hamadi

Mercoledì mattina lo scrittore e giornalista italo-siriano ha lanciato questo messaggio ai ragazzi in occasione di uno degli incontri della rassegna milanese BookCity, a cui la scuola besanese ha deciso di aderire. Nel corso del suo intervento l'autore ha cercato di presentare ai ragazzi la vicenda e i drammi della guerra civile siriana, a cui ha dedicato due libri "La felicità araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana" e "Esilio dalla Siria. Una lotta contro l'indifferenza".
Vista la giovane età della platea e la complessità degli interessi in gioco nel paese mediorientale, Shady Hamadi non ha snocciolato dati e grafici ma ha preferito affidarsi alla forza della parola e delle emozioni. "Avevo 22 anni ma la guerra e le violenze della Siria mi avevano scosso profondamente. Dovevo fare qualcosa".


Dopo la visita presso il Parlamento Europeo, dove i suoi appelli per chiedere uno stop della guerra, però, erano caduti nel vuoto, ha raccontato di aver raggiunto il Libano dove "immediato, l'impatto con la realtà della guerra mi ha colpito con forza". La repressione del regime di Assad continuava a mietere le sue vittime che si trovavano costrette a rifugiarsi in Libano, portando con sé gli odii e i rancori non sopiti della guerra. "Proprio in quei giorni due kamikaze si sono fatti saltare in aria vicino all'edificio in cui lavoravo: prima un boato e subito un secondo. Molte persone sono morte in quell'occasione. Eppure" ha ricordato, parlando con i ragazzi "di lì a pochi giorni è avvenuto anche l'attacco a Parigi, al Bataclan e l'attenzione dei media e delle persone è scomparsa, venendo subito catturata da un altro dramma", condannando le vittime di Beirut al dimenticatoio.


Alla platea Shady Hamadi ha anche rivelato la storia del cugino, catturato e ucciso dalle forze di sicurezza del regime di Assad, oltre che quella della casa della nonna da difendere che, insieme, gli trasmettono ancora un gran senso di impotenza: raccontare le vicende della guerra, diffondere conoscenza e distribuire emozioni sono i modi con cui cerca di anestetizzarlo. Devono essersene accorti anche i ragazzi e, soprattutto, le ragazze presenti che non hanno esitato a rivolgergli diverse domande.
Aiutate dalle lezioni preparatorie, tenute in classe dalla professoressa di geografia Tullia Ascari e dai colleghi, gli hanno chiesto anche in che modo dall'Italia si possa contribuire a fermare le violenze.


Lo scrittore, dopo aver riconosciuto le differenze tra l'intensa mobilitazione pacifista del 2003 contro la guerra in Iraq, ha invitato gli studenti a "leggere, a discutere con gli altri" e a crearsi così una coscienza critica, capace di allontanare gli stereotipi pericolosi, ma sempre più diffusi.
Solo in questo modo infatti, "ognuno di noi è capace di stare dell'unica parte che davvero lo merita: quella dei diritti umani".
Alessandro Pirovano
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