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Scritto Venerdì 28 luglio 2017 alle 15:07

Viganò: chiesa gremita per i funerali di don Antonio Cogliati. Mons.Stucchi, ''teniamo sempre accesa la luce del suo sorriso''

Uno stile sempre sereno e luminoso, di una luminosità attrattiva, stimolante e accogliente, ha contraddistinto oltre cinquant'anni di operato di don Antonio Cogliati, a cui questa mattina la comunità di Viganò ha tributato l'ultimo saluto nella chiesa parrocchiale di S.Vincenzo.

Il feretro di don Antonio lascia la parrocchia viganese

Centinaia i fedeli viganesi - paese originario del sacerdote, nato il 16 settembre 1940 - intervenuti alla liturgia, ma anche di Airuno, dove don Antonio è stato parroco fino al 2015, che hanno voluto stringersi attorno al dolore di parenti, famigliari, amici e dei numerosi compagni sacerdoti intervenuti alla messa funebre.


La funzione si è aperta con il ricordo affettuoso del cardinal Angelo Scola, arcivescovo uscente della diocesi di Milano, letto dall'amministratore parrocchiale di Viganò, don Enrico Baramani. "Era un uomo semplice e sereno. Era però sempre appassionato nel servizio pastorale" le parole di Angelo Scola.

Da sinistra i sindaci Adele Gatti (Airuno) e Fabio Bertarini (Viganò)

Ordinato presbitero nel 1966, don Antonio Cogliati ha avuto il suo primo incarico come coadiutore a Milano e Bresso. Nel 1988 è diventato responsabile della parrocchia della Beata Vergine Addolorata al Lazzaretto in Seregno, dove è rimasto per quasi un ventennio prodigandosi con grande affabilità. Nel 2006 invece, ha accolto la nomina a parroco della comunità di Airuno, dove è rimasto fino al 2015.

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"Non si è mai perso d'animo, neanche dopo la malattia. Ricoverato in casa di riposo ad Albavilla, ha continuato a mettersi a disposizione come cappellano. Lieto ed incoraggiante ha ascoltato quanti avevano bisogno di un conforto, sempre nello spirito limpido di fede e di accoglienza. Ha voluto essere fino in fondo un prete ambrosiano partecipando a tutti gli appuntamenti della diocesi e agli incontri con i sacerdoti suoi coetanei"
ha scritto ancora l'amministratore apostolico.

Monsignor Luigi Stucchi

Un'eredità spirituale che non può perdersi, come ha affermato nell'omelia anche Monsignor Luigi Stucchi, vicario episcopale per la formazione permanente del clero e compagno di messa di don Antonio che ha celebrato i funerali.

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"Don Antonio sta insieme a noi oltre la scena di questo mondo, ma anche in questo orizzonte. Ciascuno di noi è chiamato ad ereditare e vivere la sua testimonianza come consegna e responsabilità. La vostra partecipazione corale dice che ha fatto bene, molto bene. Lo dobbiamo imitare nel bene che ha fatto, ma soprattutto nel modo interiore in cui ha vissuto. Don Antonio vedeva i pesi della vita, come la malattia, ma in lui non c'era mai la rassegnazione, solo la gioia di essere nelle mani e nel cuore di Dio. Dobbiamo mettere a frutto questo bene spirituale: la sua capacità interiore di gioire, di stare in pace, di essere attento a te prima che a sé. Donava in maniera semplice la sua amicizia come se non fosse malato. Quando ci incontravamo - ha riferito il vescovo - è come se nascesse in noi sacerdoti un canto, un grido nel cuore di bellezza".


Monsignor Stucchi ha ricordato anche il grande amore di don Antonio per il cibo eucaristico. "Credeva senza condizioni nella grande speranza data dalla fede. Vorrei che tutti ci lasciassimo educare profondamente da Gesù, che è presente e vivo in mezzo a noi e purifica i nostri sentimenti, le nostre emozioni. In questa Pasqua eucaristica consegnamoci alla sua potenza salvifica. Una sola cosa è necessaria: desiderare di mangiare la Pasqua di Gesù. È stato e resta questo il desiderio ardente di don Antonio, che pur di celebrare l'eucarestia ha superato tutti gli ostacoli".


Infine, il monito a non archiviare "in una tomba muta quanto ha fatto don Antonio, come un ricordo che appartiene al passato. Teniamo sempre accesa la luce del suo sorriso e di Dio in questo mondo".
Al termine della funzione, a cui hanno preso parte anche i gagliardetti di Avis e i gruppi alpini dei due paesi, oltre al Centro Culturale Italiano Giovanni Paolo Primo di Garbagnate Monastero, ha preso la parola il sindaco di Airuno Adele Gatti.

Il parroco viganese don Enrico Baramani

"Don Antonio è stato un testimone di fede e di attenzione verso la nostra comunità, specialmente per gli anziani. Lo dimostra il centro di aggregazione che ha fatto nascere in oratorio'' ha affermato l'amministratrice, rivolgendosi direttamente al sacerdote.

Don Antonio Cogliati

''Hai creduto nel ritrovarsi a braccetto di comunità civile ed ecclesiale a tutti gli appuntamenti della vita del paese. Momenti che hanno lo scopo di rinsaldare, mantenere le radici comuni della nostra gente. Eventi ai quali, caro don Antonio, hai sempre partecipato. Grazie per averci sostenuto, per il tuo sorriso, per lo spirito gioviale e le battute sempre pronte anche con i tuoi problemi di salute, che hai sempre affrontato con spirito battagliero. Sei stato un carissimo dono. Esprimo il mio più sentito grazie a nome di tutti i cittadini per quello che hai fatto e sei stato nei nove anni ad Airuno"
ha detto dal pulpito la sindaca airunese.

Adele Gatti

Tra le autorità civili intervenute, anche il primo cittadino viganese Fabio Bertarini e l'assessore Renato Ghezzi.
Al termine la bara bianca, su cui poggiavano durante la messa gli abiti talari, è stata accompagnata con un applauso all'uscita della chiesa.


Dal piazzale, gremito di persone, ha preso poi avvio il corteo fino alla cappella destinata ai sacerdoti nel cimitero viganese, dove don Antonio Cogliati riposerà in eterno.
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Simona Alagia
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