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Scritto Martedì 01 agosto 2017 alle 19:43

Il TAR respinge il ricorso contro le ordinanze di Casatenovo e Missaglia di rimozione delle recinzioni nella Valle della Nava

A distanza di quasi due anni dall'avvio della controversia relativa ai sentieri della Valle della Nava, il tribunale amministrativo della Lombardia ha respinto il ricorso avanzato da un privato nei confronti dell'ordinanza emessa dai Comuni di Casatenovo e Missaglia.
La nota vicenda - che parecchio ha fatto discutere in questi mesi - riguarda le recinzioni metalliche che la titolare della società Santa Maria Di Quattro Valli ha installato per delimitare la sua proprietà che, con accesso carrabile da Casatenovo, comprende di fatto anche una fetta di territorio missagliese.
Un'azione, quella del privato, che aveva reso inaccessibile lo storico sentiero in Valle della Nava di collegamento tra i due Comuni, suscitando lo sdegno delle associazioni che negli anni si erano battute per la valorizzazione di quella fetta di polmone verde.

Un'immagine di repertorio delle recinzioni installate in Valle della Nava

Compiuti i sopralluoghi sul posto, i Comuni di Casatenovo e Missaglia - ognuno per le proprie competenze - avevano emesso un'ordinanza attraverso la quale veniva disposta la rimozione degli ostacoli, vale a dire una recinzione costituita da pali di legno e da una rete in maglia metallica.
Per quanto riguarda Casatenovo infatti, era stata rilevata l'assenza dell'autorizzazione paesaggistica (non ancora rilasciata), mentre le opere - che non rientravano tra quelle soggette a segnalazione certificata di inizio attività - erano ritenute in contrasto con l'articolo 46, comma 8 delle Norme Tecniche Attuative (NTA) del Piano delle Regole del Piano di Governo del Territorio (PGT).
L'ordinanza di sospensione dei lavori e di rimozione emessa dal Comune casatese il 3 luglio 2015 indicava che: ''le opere sono state eseguite in assenza dei necessari titoli abilitativi, in particolare prima del rilascio della autorizzazione paesaggistica, ora precluso dalla esecuzione dei lavori, ed a seguito di presentazione di S.C.I.A. già dichiarata inefficace"; ''parte delle opere realizzate abusivamente, nella fattispecie la stanga metallica e l'accatastamento delle numerose ramaglie a margine della medesima, si trovano su percorso indicato nella rete dei sentieri prevista dal PGT, ai quali deve essere assicurato pubblico e libero accesso, e che l'impedimento è in violazione dell'art. 46, comma 8, delle NTA del Piano delle Regole''; ''deve essere ripristinato il pubblico accesso al sentiero''.

I partecipanti alla manifestazione andata in scena nell'autunno 2015 per chiedere la riapertura dei sentieri

Nell'ordinanza emessa il 10 luglio 2015 dal Comune di Missaglia invece, si leggeva che le opere ''(...) sono state eseguite in assenza dei necessari titoli abilitativi, in particolare prima del rilascio della autorizzazione paesaggistica, ora precluso dalla avvenuta esecuzione in parte dei lavori "; ''deve essere ripristinato il pubblico accesso al sentiero''.
Provvedimenti comunali impugnati tuttavia dal privato che nei tempi stabiliti, ha presentato un ricorso al Tar, sostenendo la legittimità della propria azione, trattandosi di ''una mera protezione del terreno coltivato''. Un intervento, a suo dire, ''non soggetto ad autorizzazione paesaggistica ai sensi dell'articolo 149 del Codice dei beni culturali e del paesaggio; analogamente, dal punto di vista edilizio l'opera rientrerebbe tra le pratiche agro-silvo-pastorali, realizzabile in regime di edilizia libera''.
Secondo la versione sostenuta dalla titolare del terreno scenario dell'intervento, gli ostacoli posti a delimitare la sua proprietà non sarebbero che ''un'installazione precaria e inidonea a determinare una trasformazione urbanistica o edilizia del suolo, come anche una trasformazione rilevante dal punto di vista paesaggistico, per cui sarebbe illegittimo averne disposto la demolizione''.
Tra le contestazione formulate al Tar dalla ricorrente - difesa dai legali Gregorio Leone e Nicola Sabbini - i Comuni di Casatenovo e Missaglia avrebbero agito con ''eccesso di potere'', senza peraltro ''dimostrare l'esistenza di un diritto di uso pubblico'' dei sentieri chiusi.


Al ricorso si sono costituiti in giudizio entrambe le amministrazioni comunali, difese rispettivamente dagli avvocati Giuseppe Rusconi di Milano e Francesca Rota di Lecco, rimarcando l'esistenza di sentieri di uso pubblico che attraversano i terreni ora di proprietà della ricorrente, oltre all'esecuzione delle opere al centro dell'ordinanza, in assenza dei titoli abilitativi necessari sotto il profilo paesaggistico ed edilizio.
La prima udienza, svoltasi nel settembre 2015, si era chiusa con la concessione di un periodo di tempo alle parti, nel tentativo - risultato poi vano - di consentire loro il raggiungimento di un accordo bonario. Rinviate le successive due, lo scorso 27 aprile la causa è stata trattenuta in decisione, con la sentenza pubblicata pochi giorni fa. Il Tar, come anticipavamo, ha respinto il ricorso, ritenendolo infondato per una serie di ragioni e disponendo l'esecuzione della sentenza da parte dell'autorità amministrativa.
Secondo il tribunale amministrativo lombardo, le opere - che per caratteristiche e dimensioni, non possono considerarsi irrilevanti dal punto di vista paesaggistico, nonostante il dato rimarcato dalla ricorrente che non siano state realizzate strutture in muratura - richiedevano il previo rilascio dell'autorizzazione paesaggistica e che ''correttamente, perciò, il Comune di Casatenovo ha disposto la rimozione dei manufatti realizzati in assenza di autorizzazione paesaggistica'' così come ''parimenti legittimamente il Comune di Missaglia ha disposto la demolizione della recinzione, riscontrando la violazione della prescrizione cui era condizionata l'autorizzazione paesaggistica, ossia la previa presentazione di una tavola nella quale fossero illustrati i sentieri di interesse pubblico esistenti potenzialmente interessati dal tracciato della recinzione''.


''Siamo molto soddisfatti di questa sentenza, che fa storia, dando piena ragione ai Comuni di Casatenovo e Missaglia'' ha affermato l'assessore all'urbanistica casatese, Marta Comi. ''La decisione del Tar è quella che ci aspettavamo e costituisce un precedente importante per il nostro territorio nell'ambito della difesa della piena fruibilità dei sentieri. Abbiamo lavorato tanto insieme alle associazioni, con le quali abbiamo avuto anche un'audizione in Regione Lombardia per conoscere più da vicino la legge, nel frattempo approvata, sui sentieri''.
''Siamo soddisfatti di questo passaggio e precisiamo che la nostra Amministrazione su questo tema dell'accessibilità dei sentieri intende mantenere assolutamente ferma la propria posizione, che va ben oltre il tema Valle Nava''
il commento del sindaco Filippo Galbiati. ''Già da Assessore nel mandato precedente, grazie alla collaborazione di Sentieri e Cascine, avevo fatto in modo di inserire, negli atti del PGT, la mappa dei sentieri storici di Casatenovo. Nessuno vuole inibire diritti privati, ma i sentieri storici agrosilvestri per noi sono un elemento costitutivo del Paesaggio della Brianza. Garantiscono la fruibilità del territorio e del paesaggio e la loro salvaguardia può essere benissimo garantita anche nel rispetto delle giuste esigenze del privato. Per noi non è immaginabile che si chiuda il sentiero in Valle Nava, faremo di tutto per mantenerne la fruibilità e siamo di nuovo disponibili a concordare con la proprietà soluzioni che vadano bene ad entrambi''.
Soddisfazione è stata espressa anche da Missaglia, attraverso la voce del sindaco Bruno Crippa e dell'assessore all'urbanistica Paolo Redaelli, che hanno ricordato anche la grande manifestazione andata in scena nell'ottobre 2015, alla presenza di quasi trecento cittadini che avevano sfilato in corteo chiedendo la riapertura del sentiero al pubblico passaggio.
La sentenza del Tar - magistrati Mario Mosconi, Stefano Celeste Cozzi e Floriana Venera Di Mauro - è immediatamente esecutiva, ma non definitiva. Ciò significa che la ricorrente potrà impugnare la sentenza al Consiglio di Stato nel termine di sei mesi dal suo deposito, oppure entro sessanta giorni dalla notifica della stessa.

Lo spazio resta naturalmente a disposizione di quanti volessero fornire altri eventuali contributi in merito alla vicenda.
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G.C.
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