Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 238.975.987
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Sabato 23 settembre 2017 alle 22:19

Il Cardinale Scola parla di bellezza, verità e fede

Un discorso sulla bellezza come espressione del verità e della fede. Attorno a questo tema si è focalizzato l'intervento del Cardinale Angelo Scola che ha presieduto, nel pomeriggio di oggi, sabato 23 settembre, la cerimonia di ricollocazione dell'Ancona della Passione nella cappella della chiesa di San Giorgio di Annone Brianza.

Il cardinale Scola tra don Maurizio e il sindaco Sidoti

L'Arcivescovo emerito è partito da una riflessione risalente alla nascita della Chiesa, quando "il bello è lo splendore del vero. Sono colpito nel vedere quanta gente viene da tutto il mondo ad ammirare le nostre opere artistiche, ma resto talora impressionato dal fatto che questo nesso tra bellezza e verità non è esplicitato. In questa nostra epoca che rischia il consumismo come stile di vita, l'arte viene un pochino corrosa dall'arte del consumo. Quando vedevo le code per visitare il Duomo di Milano e, in alcuni casi, per le mostre di Palazzo Reale nasceva in me una domanda. Tutte queste persone si rendono conto che questo patrimonio sterminato viene dalla verità della fede?" ha esordito il Cardinale.


Il secondo spunto proposto nel corso del suo intervento ha tratto origine dal fatto che il Polittico rappresenta in primo luogo la Passione, ma anche gli altri misteri fondamentali della fede cristiana. "Sarebbe un danno se questa verità non fosse stimolata dalla bellezza unica e straordinaria di un'opera d'arte unica. E' un manufatto estremamente espressivo di una bellezza che c'entra con la nostra vita perchè ci riporta alla necessità, che ci spalanca poi al futuro, di vivere la vita con un senso, un significato e una direzione in modo che tutte le circostanze siano ricondotte nell'intimo della nostra persona per dare valore alla comunità. Il valore è incentrato sulla persona amata di Gesù e sul suo cammino in mezzo a noi e sulla sua presenza vivente nella Chiesa. Tutto questo trasforma l'opera d'arte in nutrimento per la nostra comunità ecclesiale e per la nostra società civile".


Secondo Scola, poi, il Polittico appartiene all'ultima fase di un'arte popolare che ha sue radici nella vita dell'uomo. "La comunità contribuisce, non solo con le risorse economiche, a tenere viva quest'espressione del popolo. Nella nostra chiesa esistono ancora delle radici di popolo vitale: è un albero pieno di frutti e finché le radici sono vive, ogni uomo ha la possibilità di inserirsi e di contribuire non solo alla crescita personale e comunitaria di ciascuno di noi, ma anche all'edificazione della società plurale in cui i battezzati sono chiamati al senso di giustizia, pace, verità e fratellanza necessari oggi per una società civile". Il discorso del Cardinale si è poi avviato verso la conclusione con un augurio. "Il barocco è stata forse l'ultima fase di un'arte popolare. Oggi anche le chiese sono spesso ridotte ad un oggetto che piace molto all'architetto che la realizza, invece sono il tempio vivo di un popolo. Che il gesto di oggi sia preceduto e seguito da una vita personale e comunitaria consistente nella fede e nel proprio contributo alla società civile".


Scola, che ha chiuso il ciclo di interventi, si è poi avviato verso l'Ancona per la benedizione dell'opera prima di uscire dalla chiesa accompagnato dai saluti e dalle strette di mano dei presenti.
M.Mau.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco