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Scritto Sabato 07 ottobre 2017 alle 08:33

Dolzago: Marco Invernizzi racconta il suo viaggio intorno al mondo.....in bicicletta

Nella serata di venerdì 6 ottobre, il trentenne Marco Invernizzi ha incantato il pubblico dolzaghese con il racconto del suo viaggio intorno al mondo, in sella ad una biciletta: un anno, 35 paesi visitati, 35 mila km percorsi e solo 10 notti pagate.
Invitato dall'amministrazione comunale a presentare il libro scritto al ritorno, dal titolo "Errare è umano" - un chiaro gioco di parole per trasmettere la necessità propria di ogni uomo di mettersi in viaggio, di errare - il giovane ha illustrato ai partecipanti le tappe principali del suo tour.

Marco Invernizzi

La decisione di partire è stata per Marco il momento più critico: con un'attività lavorativa avviata da quando era poco più che adolescente, ha dovuto ponderare i rischi e le perdite che avrebbe subito "scappando" dalla quotidianità. "Ho deciso di partire - ha esordito l'ospite - perché il mio era un sogno che non volevo tenere nel cassetto. Avevo concluso che ero disposto a perdere tutto".
La biciletta: un mezzo conosciuto dal giovane che, tuttavia, prediligeva allenamenti su percorsi sterrati di parchi e montagne. Marco si è approcciato per la prima volta alla bicicletta da corsa subito dopo la buona riuscita di un affare: "l'ho vista in vetrina - ha raccontato - era scontata e volevo provarla, così l'ho comprata. Ho testato la facilità rispetto alla mountain bike e sono partito con l'idea di pedalare finchè potevo".


L'ottimo acquisto ha segnato l'inizio dei suoi infiniti viaggi alla volta di Barcellona, della Costa Azzurra e di Oslo, ma la sete di chilometri aumentava di mese in mese e così Invernizzi ha iniziato a sognare in grande.
Le delusioni per alcuni sponsor poco disponibili a sostenerlo non l'hanno fermato; Marco è infatti riuscito a vendere l'auto, ad affittare la casa ad una ragazza francese per un anno ed è partito il 19 luglio 2015 da Cuggiono, nel milanese in direzione ovest. È tornato esattamente un anno dopo, dalla parte opposta del globo.

A sinistra il sindaco Paolo Lanfranchi

Macinava circa 200 km al giorno, poi ridotti per apprezzare meglio le particolarità dei paesi, soprattutto quelli meno conosciuti. Per il pernottamento utilizzava l'applicazione couchsurfing - che permette uno scambio gratuito di ospitalità - oppure si riferiva ad ostelli e spesso, era solito accamparsi come meglio poteva.
Il viaggio, sebbene entusiasmante, ha comportato anche pericoli notevoli per Invernizzi che nell'America Centrale ha rischiato la vita e il furto del passaporto. "Ero convinto ci fossero persone buone nel mondo ancora prima di partire - ha commentato sorridente - ed ad oggi ve lo posso confermare. Ho visto culture con una povertà estrema che erano pronte a dare anche se sapevano che tu avevi più di quanto loro avessero mai avuto. Ho visto - ha continuato - zone di povertà assoluta dove ho incontrato la vera umanità".


Al termine della serata innumerevoli domande da parte del pubblico, interessato per lo più ad aspetti pratici del viaggio; qualcuno gli ha invece chiesto se non avesse mai sentito nostalgia di casa. "Quando inizi a realizzare che non è una vacanza e quando questo coincide con stanchezza fisica, ti senti in difficoltà. Molto spesso pensavo a quale scusa inventarmi per tornare a casa per giustificarmi con chi mi seguiva. Ma il mattino seguente ripartivo e, alla fine, quel modo di vivere era diventato un vero e proprio stile di vita" ha risposto.
Nei saluti finali, il giovane si è riservato di svelare la prossima tappa più avanti, non nascondendo di avere in serbo altri viaggi oltre confine per assecondare quella che ormai è diventata una vera e propria passione: "per me si tratta di una droga...non iniziate mai!".
Angelica Badoni
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