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Scritto Mercoledì 25 ottobre 2017 alle 08:31

Servizi Sociali: provincia ancora frammentata con tre enti gestori, quando sarebbe bastata un’ASP come Retesalute e diversi erogatori

L'auspicio di molti, tra cui Mauro Piazza del centrodestra e Marco Panzeri del centrosinistra era, probabilmente, che per i servizi alla persona si arrivasse ad un solo soggetto gestore, una Azienda speciale dei Comuni, modello Retesalute, per tutta la provincia. Ma l'auspicio è destinato a rimanere tale. Alla fine il lecchese per i servizi sociosanitari resterà suddiviso nei tre grandi ambiti distrettuali, ciascuno con un soggetto gestore diverso: il lago e la Valsassina con la Comunità Montana, il meratese-casatese con Retesalute e Lecco con la società a capitale misto pubblico privato, col privato al 51%. Quest'ultima scelta è indubbiamente la più controversa. E costosa. Per arrivare a definire la struttura di questa nuova società ci si è affidati a società di analisi e revisione dalle parcelle elevate. Poi si dovrà in ogni caso andare in gara anche se, come prevede Piazza, sarà la Cooperativa Consolida a diventare partner dell'ente pubblico. Cooperativa che già oggi eroga i servizi alla persona nell'ambito distrettuale lecchese. Consolida è un soggetto privato costituito da 24 cooperative con quasi duemila addetti. Un colosso che da molti anni opera nel settore dei servizi sociali. Secondo fonti comunali il rapporto di disequilibrio voluto dalla legge, col privato in maggioranza, sarà controbilanciato da patti sociali e parasociali. Sarà senz'altro così, tuttavia la strada intrapresa non sarà mai chiara e trasparente come quella adottata - già dieci anni fa - dai comuni del meratese e del casatese con la costituzione di una Azienda Speciale Pubblica, dove soci sono i comuni aderenti. La distinzione da programmazione e erogazione dei servizi avrebbe potuto vedere proprio una Retesalute "provinciale" al vertice della struttura distrettuale, con diversi erogatori tra i quali, naturalmente anche Consolida. Ma nonostante l'opera incessante di Marco Panzeri, del PD, i lecchesi, guidati dal sindaco del capoluogo Virginio Brivio, anche lui del PD, non hanno mai cambiato idea circa la scelta del partner e della società a capitale misto. Evidentemente debbono avere buone ragioni per scegliere un percorso più tortuoso e soprattutto costoso, anziché guardare al modello all'ASP meratese-casatese. La quale, tuttavia, è vista con particolare attenzione da molti comuni dell'oggionese che pure rientrano nell'ambito distrettuale di Lecco. E, soprattutto, da molti comuni della Brianza che gravitano nell'ambito distrettuale caratese del Distretto di Monza. Probabilmente saranno quei comuni, da Besana in giù verso la statale 36, ad aggregarsi ai comuni meratesi e casatesi per trasformare Retesalute in una Azienda "brianzola" a tutti gli effetti, con sedi operative in due ambiti distrettuali a cavallo dei Distretti di Lecco e Monza, ma molto omogenei come "area". A questo proposito va ricordato come già in passato, in regime di Consorzi sociosanitari di Zona (una grossa intuizione della Regione Lombardia negli anni '80 per avviare i programmi di integrazione tra i servizi ospedalieri e territoriali, obiettivo poi abbandonato per venti anni e ripreso solo ora dalla riforma sociosanitaria) casatese e gran parte dell'attuale ambito caratese vennero "aggregati" nel CSZ Brianza "1".Staremo a vedere. Per ora c'è solo da registrare la sconfitta di quanti volevano il modello sperimentato nell'ambito lecchese esteso a tutto il territorio, attraverso la società mista. Come Silea, per i rifiuti. O Lario reti Holding per l'idrico.
Claudio Brambilla
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