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Scritto Giovedì 04 gennaio 2018 alle 08:49

Valaperta, Eccidio: dopo le polemiche della vigilia, il comandante PL di Biassono assente

Dopo la divisa da SS, il comandante della polizia locale di Biassono Giorgio Piacentini non ha indossato quella di vigile alla commemorazione dell'eccidio di Valaperta, svoltasi ieri sera. L'anno scorso la sua immagine con l'aquila hitleriana postata sul più noto dei social network, era rimbalzata sui media nazionali, scatenando polemiche tali da spingere il sindaco leghista Luciano Casiraghi a declassarlo dal suo ruolo per un anno, affidandogli altre mansioni.

Le autorità intervenute alla cerimonia di mercoledì sera a Valaperta

Tornato a rivestire la carica di comandante con l'inizio dell'anno nuovo, ieri Piacentini avrebbe dovuto accompagnare il primo cittadino al ricordo di quattro vite spazzate via a Valaperta proprio dalla repressione nazi-fascista il 3 gennaio 1945. Nonostante le dichiarazioni in senso contrario dei giorni scorsi, però, il primo cittadino di Biassono ha gettato la spugna e "per evitare ulteriori polemiche" il comandante Giorgio Piacentini non era presente alla commemorazione di ieri.

Primo da destra il sindaco di Biassono, Luciano Casiraghi

Il sindaco Luciano Casiraghi ha ribadito che la "penitenza" e le scuse del vigile sarebbero state in ogni caso sufficienti per non rendere inopportuna la sua presenza a Valaperta, nonostante la foto postata su Facebook con la divisa da SS seguita dal commento "basterebbe una batteria di questi per rimettere a posto alcune cose". Una frase rivelatrice di un pensiero fuori luogo per la cerimonia di Valaperta del 3 gennaio che come ogni anno ricorda la più sanguinosa strage nazifascista sul territorio brianzolo. Furono uccisi i quattro giovani antifascisti Natale Beretta di Arcore, Nazzaro Vitali di Bellano, Mario Villa di Biassono e Gabriele Colombo di Arcore.

Le autorità comunali e militari intervenute alla cerimonia

Il primo a ricordarli è stato il parroco don Antonio Bonacina (affiancato da don Luciano Galbusera) che durante l'omelia li ha omaggiati perché "fedeli ai propri principi" e pronti a difenderli anche con la vita. Alle parole del religioso, al termine del corteo per ricordarli, si sono aggiunte quelle del sindaco di Casatenovo, Filippo Galbiati.

Da destra il parroco don Antonio Bonacina con accanto il vicario don Luciano Galbusera


Il primo cittadino ha ammonito i presenti su come il riemergere di forme di fascismo e intolleranza siano di attualità, rimarcando l'importate ruolo dell'educazione e dell'istruzione nel prevenire e nel contrastare questi rigurgiti. Ha quindi citato la lettera di Norberto Bobbio in cui il filosofo italiano afferma che "la dittatura corrompe l'animo delle persone. Costringe all'ipocrisia, alla menzogna, al servilismo".

Il corteo verso il cippo di Lomagna che ricorda il sacrificio dei partigiani


A chiudere la manifestazione è intervenuta Marica Ara dell'ANPI di Lecco che - affiancata dalla referente locale Anna Lanzi - ha sottolineato l'imprescindibile correlazione tra Resistenza, Liberazione e Costituzione repubblicana da far conoscere a giovani e famiglie. Ha quindi ripercorso le vicende della Resistenza in Italia e le tappe che hanno portato all'eccidio di Valaperta compiuto dalle Brigate Nere guidate dal professor Gaidoni e dall'ingegner Emilio Formigoni. Dal passato la sua attenzione si è rivolta al presente in cui movimenti dichiaratamente fascisti hanno rialzato la testa, occupando le piazze "con manifestazioni provocatorie".

Al microfono il sindaco di Casatenovo, Filippo Galbiati


Per questo, ha concluso, "chiediamo a tutti di fare la loro parte: le Istituzioni devono dotarsi di tutti gli strumenti per non consentire l'uso degli spazi pubblici a queste associazioni nazi-fasciste e noi cittadini dobbiamo mostrarci compatti e mobilitarci".

Da destra Marica Ara e Anna Lanzi di Anpi


Di seguito alcuni stralci del discorso della referente ANPI con la ricostruzione dei fatti a Valaperta:

A Valaperta, nei primi mesi del 1944 si formò un Comando Partigiano in contatto con il distaccamento di Arcore e che, nei mesi successivi alcuni partigiani frequentavano la frazione, considerata un'area di transito utile per l'organizzazione dei rifornimenti da portare in montagna, dove si svolgevano le azioni di guerriglia.
Il 23 ottobre del 1944, il milite Gaetano Chiarelli, del distaccamento della GNR di Missaglia, venne ucciso proprio a Valaperta dal partigiano Nazzaro Vitali. Chiarelli si era recato quel giorno in paese per prendere informazioni a proposito di un renitente alla chiamata fascista, tale Luigi Gaiati.
Sull’episodio specifico le notizie sembrano controverse: Chiarelli era un fascista abbastanza “mite”, usato più che altro come postino.
Al contrario – come testimoniato dal filmato “Ricordando Formigoni” , gli anziani di Valaperta, intervistati in merito al temperamento di Chiarelli, lo hanno tratteggiato come “uno di quelli che quando venivano a cercare i renitenti alla leva sparava tranquillamente ad altezza d’uomo, anche se c’erano civili attorno”. Secondo gli abitanti, insomma, quel giorno Chiarelli fu ucciso per via di una reazione violenta. Anche il recente libro “Missaglia 1943-1945” ribadisce questa tesi.
Secondo le testimonianze, Chiarelli fu seppellito velocemente in un campo di frumento da tre partigiani che poi scapparono per timore di rappresaglie. Un contadino del luogo fece la spia, telefonando al brigadiere di Missaglia e avvertendolo della scomparsa di Chiarelli. A quel punto giunsero a Valaperta le guardie repubblichine e le Brigate Nere, che già in molti episodi si erano segnalate come propense a saccheggi e azioni violente. Due erano i comandanti delle Brigate Nere presenti a Valaperta: il professor Giuseppe Gaidoni e l’ingegnere Emilio Formigoni segretario del Fascio, Commissario prefettizio di Missaglia e comandante  del locale distaccamento della Brigata Nera.
Dopo aver chiesto notizie del milite scomparso e non aver ottenuto alcuna risposta, a Valaperta i fascisti appiccarono il fuoco, bruciando parzialmente le cascine e anche il bestiame. Alcuni anziani di Valaperta raccontano come per l’intera notte la frazione fu in balia delle Brigate Nere, che non esitarono a minacciare gli abitanti per farsi consegnare il corpo del milite e i partigiani rei dell’omicidio, usando violenze su persone, animali e cose per rappresaglia, per vendicarsi. Per i terrorizzati abitanti di Valaperta furono ore terribili, al termine della nottata si ritrovarono privi di casa, viveri, vestiario.
Anche dopo il ritrovamento del cadavere di Chiarelli, i soprusi non si fermarono e alle famiglie vennero tolte per tre mesi le tessere alimentari. Alla fine di dicembre, furono quattro i partigiani accusati del delitto: Nazzaro Vitali di Bellano anni 24, Mario Villa di Biassono anni 23, Natale Beretta di Arcore anni 25 e Gabriele Colombo di Arcore anni 22. In realtà, come egli stesso dichiarò prima della fucilazione, a sparare fu Nazzaro Vitali, ma la sua dichiarazione per scagionare gli altri condannati non servì. I quattro vennero uccisi il 3 gennaio del 1945.
Gli accadimenti sono confermati dalla relazione del medico condotto del paese, Guerrino Della Morte – relazione documentata e ulteriormente confermata nel video dalla testimonianza del figlio Luigi che tra l'altro afferma “................ Giunti sul posto prescelto i 4 Partigiani furono spinti oltre la curva e scomparvero alla mia vista. Il plotone di esecuzione era composto di 4 persone: erano presenti Ing. Emilio Formigoni, Raul Remigi, Achille Miglioli maestro elementare, forse Parmiani e una persona piccola di 35/40 anni, chi sparò era in borghese. Dietro il plotone di esecuzione vi era il brigadiere Bonvecchio. Sentii sparare. Vi era una persona sui 45 anni di media statura con un impermeabile grigio che incitava a mirare nel segno perché alcuni di questi erano riluttanti e sdegnati per quanto stavano per fare. Il Vitale Nazzaro presentava evidenti segni di gravi sevizie subite in precedenza, gli mancavano quasi tutti i denti, due erano morti subito. Colombo e Beretta da Arcore furono ripetutamente colpiti col mitra e con rivoltella. Constatata la morte, segnai i nomi dei caduti, composi le membra straziate che per quel tanto che permisero il mio spirito scosso e la mia mente inebetita per tanta barbarie”.
Queste sono le testimonianze a ricostruzione dei fatti avvenuti, e quanto a noi tocca di ricordare a chi è qui e far ricordare a chi verrà dopo di noi.
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A.P.
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