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Scritto Lunedì 08 gennaio 2018 alle 15:40

Il commento di Ambrogio Sala che 'suona la sveglia' al territorio in periodo elettorale

Ambrogio Sala
Il 28 dicembre 2017 la Conferenza dei Sindaci del Distretto di Lecco (ovvero il territorio provinciale) ha fatto il punto sul sostegno agli anziani ed ai disabili non autosufficienti gravissimi. Questi fondi arrivano quasi esclusivamente dal Governo nazionale e la Regione Lombardia non integra nulla (non ha istituito, ad esempio, un fondo regionale per le non autosufficienze)! Questo non è un fenomeno di oggi, ma è una costante delle politiche lombarde.  Il risultato è ovvio: la gran parte delle spese sono a carico delle famiglie con qualche integrazione da parte dei Comuni.
Nelle altre Regioni sono stati invece istituiti fondi regionali (sotto vari nomi) per garantire i servizi per anziani e disabili non autosufficienti. Il fondo comune della Toscana era nel 2016 di 51 milioni. Parlo di fondo comune perché esistono apposite normative regionali che regolano l’assistenza attraverso servizi ed il fondo è integrativo, ma non fondamentale. Esiste un fondo simile in Liguria ed in Piemonte. In Emilia Romagna di spendono oltre 500 milioni per i servizi a queste fasce e c’è un fondo integrativo. Analoga la situazione in Veneto.
Tutti, a prescindere dal colore politico, intervengono sui servizi garantendo così un aiuto effettivo alle famiglie sempre più in difficoltà. C’è uno sviluppo, ad esempio, delle strutture semiresidenziali e diurne pubbliche e private, ci sono incentivazioni a creare reti di servizi domiciliari. Il sostegno economico alle famiglie non è il solo strumento di intervento!
Le famiglie sia degli anziani che dei disabili tendono per ovvie ragioni di affettività ed economiche a trattenere in famiglia i propri cari in difficoltà e di ricoverarli in Residenze protette (RSA e RSD) solo quando vedono che sono gravissimi e non ce la fanno più.
La Lombardia, invece, pensa ai buoni o voucher che non risolvono i problemi delle famiglie, ma li attenuano in modo poco incisivo. La realtà è che, nonostante siano passati due anni dalla legge di riforma, si fatica a deospedalizzare perché le lobby sono molto forti e non ci si può mettere contro in periodo preelettorale. In questi due anni i servizi diurni e semiresidenziali sono stati bloccati!
Il problema, però, è che non si può sfuggire ai mutamenti demografici (aumento della popolazione anziana) e tra qualche anno si ribalterà l’equilibrio tra popolazione giovane e quella anziana. Oltre ad un problema economico previdenziale ce ne saranno altri di carattere assistenziale e sociosanitario.
Faccio qualche esempio pratico per descrivere lo scenario demografico in divenire nell’Ambito Meratese:
•    tra il 2012 ed il 2016 gli over 65 anni sono aumentati a Barzago del 22,72%, a Verderio, Paderno e Cremella del 15%.
•    Nel 2016 gli over 65 anni a Merate sono il 27,30% della popolazione, a Monticello sono il 26,32%.
La cronicità sarà senz’altro in aumento con costi non irrilevanti soprattutto nel settore sanitario e sociosanitario.
Analoga dinamica vale per i disabili per l’aumento della individuazione di nuove patologie previste dal Ministero della Salute (autismo, ritardo mentale grave, ad esempio) che, in precedenza, non erano assistite. Mentre le altre Regioni hanno aggiunto alcuni milioni al Fondo già da loro previsto, la Lombardia ha fatto finta di niente: non ha integrato la misura B2 per disabili gravi ed anziani non autosufficienti e si è verificato che mancano nel Distretto 184.162,00 euro pari al 17,72% del necessario. Particolarmente colpito l’Ambito di Merate che vede evase solo il 27, 92% delle domande presentate a fronte di una media provinciale del 51,17%, di Lecco 58,82% e Bellano 87,78%.  La lista di attesa è di 191 casi a Merate, 154 a Lecco e 11 a Bellano.
Alcune domande si pongono urgentemente ai Comuni ed alle famiglie:
•    Accetteranno tale situazione od interverranno per costringere la Regione ad intervenire?
•    Chiederanno lo sblocco dell’accreditamento delle strutture diurne e semiresidenziali?
•    Chiederanno, prioritariamente, l’integrazione economica necessaria (1.060.825,58 €)?
•    L’Ambito di Merate , in particolare, si mobiliterà per richiedere i 741.985,34 € o li lascerà sul gobbo delle famiglie e dei Comuni?
•    Riusciranno a mettere insieme un piano per prevenire l’aumento della cronicità? E’un piano che dovrebbe vedere protagonisti soprattutto i Comuni con iniziative relative al “benessere” (attività motorie, culturali e ricreative).
Questo, a mio parere, è il momento di muoversi perché siamo in un periodo preelettorale e ci sono più possibilità di spuntarla.
Ambrogio Sala
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