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Scritto Martedì 20 febbraio 2018 alle 19:44

Dolzago: accusata di aver prelevato mobili e camini da Villa Brusadelli, colf si difende

Un'immagine di repertorio di Villa Brusadelli
Si è difesa dall'accusa di aver rubato dei camini, oltre a suppellettili e oggetti di arredamento da Villa Brusadelli di Dolzago, dimora che all'epoca faceva parte del patrimonio di una famiglia romana.
E' proseguito stamani in tribunale a Lecco il procedimento penale a carico di L.C., ex collaboratrice domestica del proprietario dell'immobile situato in località Cogoredo, successivamente acquistato dal Comune di Dolzago. L'imputata ha voluto rilasciare spontanee dichiarazioni al giudice Salvatore Catalano, leggendo una missiva scritta di suo pugno nella quale veniva indicata la genesi del proprio rapporto professionale alle dipendenze della famiglia titolare della dimora dolzaghese. Una collaborazione iniziata nel 2002, quando la donna aveva iniziato a lavorare nell'abitazione dell'architetto romano come colf.
''Nel tempo il nostro rapporto è diventato sempre più stretto: è stata una persona che mi ha insegnato molto'' ha detto l'imputata facendo riferimento all'ex datore di lavoro, scomparso nel 2012. ''Mi prendevo cura della sua persona e dell'abitazione, fino a quando fui allonata. Tramite sua delega svolgevo commissioni ed effettuavo pagamenti di bollette, occupandomi anche di altre incombenze. Ero sempre reperibile: lavoravo praticamente sette giorni su sette''.
Poi la donna - su sollecitazione del giudice Catalano - ha focalizzato il proprio intervento su Villa Brusadelli di Dolzago, dimora in cui era stata un paio di volte: nel 2010 e poi nell'anno successivo. Mai invece nel 2012. ''La prima volta mi recai con mio marito a ritirare dei mobili su incarico del mio datore di lavoro, per portarli nella sua abitazione di Roma. La villa all'epoca era già pericolante e oggetto di continui furti, alcuni dei quali sventati dal custode che era in servizio lì'' ha spiegato l'imputata, precisando che alcuni oggetti erano stati collocati nell'abitazione romana, mentre di altri non ha più saputo nulla rispetto alla destinazione che aveva deciso per loro il proprietario. ''Quando nei primi mesi del 2011 il custode lasciò la villa, l'architetto mi disse che andavano ritirate le chiavi: lo fece mio fratello, che vive in Lombardia, tramite specifica delega'' ha aggiunto.
Secondo il racconto della donna, quando la dimora fu messa in vendita, a tenere i contatti con i potenziali acquirenti fu un architetto residente a pochi passi da Villa Brusadelli, che riceveva ogni volta le chiavi dal fratello dell'imputata; poi arrivò la proposta di acquisto da parte del Comune di Dolzago. ''A quel punto il mio titolare mi chiese di far sgomberare la struttura'' ha aggiunto l'imputata, spiegando di aver reperito via internet il nominativo di una persona a cui affidare il lavoro, durato almeno quattro, cinque giorni. ''Da allora di quella questione non ho più saputo nulla e non ho niente a che fare nè con i furti, nè con i danneggiamenti. Sono andata a Dolzago due volte e sempre su precisa delega dell'architetto'' ha concluso l'imputata.
Secondo la denuncia presentata nel settembre 2012 ai carabinieri di Oggiono dai familiari dell'allora proprietari, dall'immobile dolzaghese erano scomparsi sei camini - letteralmente smurati dalle pareti - e diversi arredi e oggetti, tra cui due pianoforti a coda e due carrozze.
L'avvocato difensore della donna, Sandra Giusti del foro di Roma, ha chiesto di poter escutere uno degli ultimi testi in lista: la figlia del compianto ex proprietario di Villa Brusadelli. Una richiesta alla quale si è opposta la parte civile -rappresentata appunto dall'avvocato Alessio Pica per conto della figlia e della nipote dell'allora proprietario dell'immobile - tenendo conto delle condizioni di salute non ottimali della propria assistita.
Ritenendo invece la testimonianza utile ai fini processuali, il giudice Catalano ha rinviato l'udienza al prossimo 19 giugno, per l'audizione dell'ultimo teste. Seguiranno poi la discussione e la sentenza finale.
G.C.
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