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Scritto Sabato 24 febbraio 2018 alle 14:44

Elezioni 2018/1: nelle proposte manca la programmazione economica dello Stato

Elezioni 2018:Nelle proposte manca la programmazione economica dello Stato. Le tragedie di Pioltello, all'hotel Rigopiano, i 500 lavoratori licenziati all'Embraco sono conseguenze del ritiro dello Stato dall'economia. Non sono certo mandate dal Padreterno. (prima parte)

Di Appiani Riccardo - Stanno facendo molto discutere in questi settimane precedenti alle elezioni la tragedia ferroviaria a Pioltello quasi coincidente col primo anniversario del dramma all'Hotel Rigopiano. Si discute sullo stato della manutenzione nel trasporto ferroviario, sui ritardi del ripristino del servizio elettrico per le abbondanti nevicate nel centro Italia nel gennaio 2017, sui ritardi nei soccorsi all'hotel Rigopiano isolato per la strada bloccata dalla neve. Si è discusso anche sulla mancanza di risorse economiche alle Provincie per la riforma Del Rio. La Prov.di Pescara  non ha potuto riparare l'unica turbina spazzaneve che avrebbe potuto liberare la strada e consentire l'evacuazione. Si è parlato anche sui lunghi tempi processuali del disastro ferroviario del 2009 ricordato come "la strage alla stazione di Viareggio". Ci si accorge ora della disperazione dei lavoratori licenziati per le delocalizzazioni delle fabbriche, la Embraco va  in Slovacchia incentivata con fondi europei quindi anche con nostri soldi, l'Alitalia è in vendita, centinaia di altre aziende sono andate all'estero, l'ipocrisia va alle stelle,si corre a Bruxelles a chiedere spiegazioni quando le regole sono quelle. Chi commenta le vicende spesso evita di analizzare, come spesso oggi  accade nei media nazionali, che tali eventi possono essere il risultato - quasi matematicamente certi - del comportamento delle persone da noi delegate, che hanno fatto azzardate ed improvvide scelte politiche ed economiche. Sono gli effetti delle disastrose conseguenze delle riforme dell'ultimo ventennio, l'ultima la cancellazione dei trasferimenti dello Stato  alle Provincie, lasciandoli le competenze ma non i soldi. Scelte politiche che con l'inizio della seconda repubblica hanno portato alle liberalizzazioni e  relative conseguenti privatizzazioni di asset strategici nate per servire i cittadini e pagate con le tasse dall'intera cittadinanza italiana. I drammi ferroviari, la mancanza di attrezzature per i soccorsi, la destrutturazione della nostra industria, la disperazione dei lavoratori sono esiti  di queste scelte,che possono essere reversibili a mezzo del ritorno del pubblico. Nel nostro territorio si continua a insistere sulla fusione di nostre società ora pubbliche, Acel e Lario reti gas con altre società per benefici finanziari spesso mai confermati. Dietro a queste giustificazioni c'è invece il silenzio e preoccupazioni dei cittadini tipico della sicurezza di vedere  i suoi servizi andare in un certo modo. Mandare in borsa un servizio è la morte sociale del territorio, far dominare un territorio dai mercati significa inserire gli interessi finanziari senza un volto ,chi lo farà auto escluderà i cittadini da ogni forma di partecipazione pubblica e venderà il sogno dei cittadini di confezionarsi una vita al riparo degli imprevisti finanziari e nella sognata tranquillità. Appare evidente lo scopo, introdurre una forma di Stato leggero con poche competenze dirette,in aperta contraddizione con la nostra Costituzione.  Non sono stati certo i cittadini ad aver voluto lo svuotamento dei compiti e competenze delle Provincie e delle aziende strategiche dello Stato ora consegnate e gestite con logiche di profitto, è una logica in cui servizio viene dopo. Le aziende dello Stato nate in un periodo in cui la Politica aveva la sua dignità e notevole indipendenza, sono state istituite per permettere al nostro Paese uno sviluppo equilibrato e uniforme su tutto il territorio nazionale. La missione originaria e lo scopo era di dare i servizi pubblici  efficienti dal punto di vista tecnico manutentivo,di sicurezza, di prezzi, è stata completamente snaturata attraverso lo svuotamento dei compiti propri, un tempo in capo totalmente alle ex aziende pubbliche. Naturalmente non è stato neanche Dio, sicuramente contrario a questa forma idolatrica in cui l'unico scopo è il profitto e la gestione  del vero potere, quello economico. Gli alti profitti evidenziati nei bilanci aziendali nelle ex aziende pubbliche, sono conseguiti con un unico metodo:  peggiorando il servizio, scarsa manutenzione, alte tariffe e bassi salari. Sarebbe opportuno che lo Stato riprendesse in mano la gestione dei servizi pubblici e la programmazione economica,non possono  essere campo d'azione di una economia senza regole e senza etica. Sembra uno Stato alla deriva, ancora oggi si registra una sconfitta sul livello occupazionale,  non è in grado di fermare i licenziamenti nelle aziende in fase di delocalizzazione, ne sanno qualcosa lavoratori della Embraco nel torinese. Sulla sicurezza e legalità sono più i fiaschi che i successi, devono essere vere e non astratte, richiederle sembra fuori moda. Non può fare nulla anche su questione minimali,ad es. come le bollette addirittura a fatturazione settimanali, i sacchetti bio a pagamento, non riesce a fermare quelle continue telefonate che ci invitano a passare da una società dei servizi ad un'altra, l'ultima perla è di questi giorni pare che le bollette morose verranno spalmate  sui cittadini onesti. Magia dei benefici della concorrenza e del mercato libero dell'energia. E tutto questo viene chiamato in genere "progressismo democratico". Non stati certo i cittadini a voler che i compiti indispensabili ai servizi essenziali, come le funzioni tecniche, amministrative, di controllo, di ricerca per il miglioramento del servizio , di costruzione e progettazione e controllo sui lavori, un tempo direttamente in capo all'azienda titolare del servizio oggi sono divise in diverse società. Tecnicamente dai liberisti viene chiamato "lo spezzatino" delle funzioni giustificandolo come necessario per migliorare la qualità e la competitività del Paese. Ma le vere  finalità sono altre, non sono da ricercare negli scopi ufficiali dichiarati, sempre  le  solite e ripetute, come un disco rotto, "per fare investimenti, migliorare i servizi, ridurre i prezzi ,creare buona occupazione" come se l'argomento trattato fosse un fatto da dare poche spiegazioni, di cronaca, un "gossip" da trattare alla leggera e non un argomento tremendamente serio per i cittadini. Lo svuotamento di funzioni a mezzo dello spezzatino dell'attività produttiva è avvenuta anche con un'altra perla ,con i processi di "out sourcing", cioè si fa un bando per assegnare una funzione e al vincitore si assegna il compito in appalto, così si eliminano e si fanno sparire intere direzioni centrali preposte alla programmazione, centri studi e progettazioni volte anche a acquisire commesse estere, e anche  squadre di tecnici che garantivano elevati standard di qualità nei lavori di manutenzione e costruzione per l'esercizio del servizio.  Questo è il regalo che ci ha dato la nuova politica. Il nuovo corso "liberale" e di "democratizzazione" della seconda repubblica ha consegnato molte grandi imprese ex pubbliche, al capitale internazionale. Ora al proprio interno sono rimaste poche competenze tecniche,la maggior parte sono assegnate in appalto. Sono strutturate in società finanziarie, perché il personale diretto è scarso,le attrezzature poche e inadeguate si è perso quella di ricchezza di avere persone che conoscevano personalmente e a memoria la storia degli impianti. E' la finanziarizzazione delle imprese con tutto il corollario di appalti,subappalti, nessuna ex impresa dello Stato ne è uscita indenne, tutte con lo stesso destino e con lo stesso esito finale per i cittadini, il peggioramento del servizio e l'aumento dei costi e precarizzazione del lavoro. Si è rinunciato a quella condizione minimale,la gestione diretta dei servizi, da cui non si può prescindere se si vuol avere un'alta qualità dei servizi come la continuità nell'erogazione,del funzionamento degli stessi in regime  di sicurezza. E si è rinunciato ad avere una struttura di aziende pubbliche e non di primo livello come le nostre ex multinazionali, ora scomparse, necessarie ad un sistema industriale che vuole competere sui mercati e non semplici imprese terziste. Oggi più attori privati sono responsabili di parti dei servizi pubblici e nell'ambito di queste società le competenze assegnate a terzi con procedure di esternalizzazione, e questo non è un bene. Nei casi di tragedie è poi difficile stabilire con esattezza le responsabilità considerato la divisione dei compiti. Chi sono i responsabili? Cosa si doveva fare, è stato poi fatto? Si potevano prevedere questi eventi ? Nei programmi si dovrebbe mettere in prima fila altre tipi di proposte, come il rientro dello Stato nelle attività esternalizzate, rinazionalizzare le strutture strategiche, piani di ammodernamento /investimento per la prevenzione di incidenti aumentando la frequenza e la qualità della manutenzione. Il servizio pubblico non è una cosa secondaria, è importante,va conservato al massimo livello e valorizzato in tutte le sue potenzialità e incentivato l'uso per lavoratori e cittadini in sicurezza.(continua).
Riccardo Appiani
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