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Scritto Mercoledì 28 febbraio 2018 alle 18:32

Dopo le elezioni si riapra il capitolo San Leopoldo Mandic. C’è sicuramente molto da fare anche per il neo deputato

Aspettiamo che l'ondata elettorale defluisca nell'incerta costituzione di una nuova maggioranza. E così sapremo anche chi ci rappresenterà a Roma. Poi però il tema "ospedale" deve tornare in cima all'agenda. Non tanto del gruppo di esperti che ha avuto il merito di predisporre un importante documento da sottoporre all'assessorato regionale e che va nel solco della riforma sanitaria col ritorno del territorio a contare qualcosa anche in sanità e non solo nel sociale. No, il gruppo, o meglio un manipolo di pochi autenticamente esperti e determinati dovrà prendere in esame la nutrita serie di problemi, grandi e piccoli che in queste settimane sono passati - volutamente - sotto traccia, sia per gli incalzanti impegni rivenienti da una complessa campagna elettorale e sia, diciamolo con convinzione, per la fiducia che continuiamo a riporre nel dottor Stefano Manfredi, direttore generale dell'azienda ospedaliera lecchese. Vediamo qualche "caso" a volo radente di cui poi ci occuperemo dalla prossima settimana in avanti.


Struttura semplice di Endoscopia.
Il servizio che rientra nell'area chirurgica vede nel Piano organizzativo Aziendale Strategico (Poas) il ritorno della struttura semplice. Che deve essere guidata da un direttore. Siccome si tratta di una struttura semplice inserita nel San Leopoldo Mandic, delle due l'una: o si nomina uno dei medici in servizio al Mandic oppure il terzo - un lecchese ovviamente - dovrà trasferirsi in via Cerri armi e bagagli. Da fonti ufficiose sappiamo che il bando, forse già chiuso qualche tempo fa con la nomina di un lecchese (?), sembra sia stato riaperto. E quindi tutti gli interessati vi possono partecipare. A questo punto confidiamo davvero che la scelta sia coerente con l'indicazione del Poas.

Otorinolaringoiatria
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Da tempo le strutture di Lecco e Merate - stavolta assieme - fanno notare la difficoltà di relazione con il massimo dirigente facente funzioni. Quando il 90% degli operatori si muove compatto ne discende pacificamente che la Direzione strategica ne debba tenere conto. Invece pare che a fine dicembre la nomina sia stata confermata e nonostante un'audizione ai primi di febbraio degli operatori ancora la situazione sia congelata. Noi, ripeto, abbiamo fiducia nel dottor Manfredi. Molto meno invece nel resto della direzione strategica e in alcuni capidipartimento già noti per l'avversione verso l'ospedale di Merate ai tempi di Caltagirone e poi via via di Bertoglio, Lovisari e Panizzoli (finendo quest'ultima nel mirino della stampa, forse soltanto per aver dato ascolto a taluni consiglieri anziché ad altri). Anche in questo caso confidiamo che il Direttore generale saprà assumere la decisione che gli operatori si aspettano, sicuro così di fare il bene dei presidi e delle loro mission.

Ginecologia e Ostetricia

Per non rinfocolare polemiche - che peraltro ancora covano sotto la cenere - abbiamo evitato di pubblicizzare la sfuriata del giovane direttore sanitario di presidio contro un ex primario del reparto colpevole - almeno così pare - soltanto di essere in corsia con tanto di camice addosso per fare visita una propria paziente. E, soprattutto, abbiamo soprasseduto sulle voci che indicano la persona che avrebbe "scatenato" il dottor Ermete Gallo. Perché, trovando conferme, avremmo molto ma molto da scrivere su certe carriere facili facili. Il clima nel reparto permane teso anche in vista del pronunciamento del Giudice del lavoro. Buttare altra benzina sul fuoco ci sembra poco opportuno. L'elenco, naturalmente, è ancora lungo, ma giusto per riaprire il capitolo Mandic ci fermiamo a tre esempi. Al vincitore della corsa alla Camera dei Deputati chiederemo un formale impegno nei confronti del presidio che insiste sul territorio del collegio 7. E guai a lui se si sottrarrà a tale impegno.
Claudio Brambilla
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