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Scritto Venerdì 09 marzo 2018 alle 09:19

Dolzago: la maggioranza replica a Isella sulla vicenda giudiziaria

Adelio Isella e Paolo Lanfranchi
Durante l'ultimo consiglio comunale di Dolzago, svoltosi nella serata dello scorso 28 febbraio, il consigliere di minoranza Adelio Isella ha dato lettura di una dichiarazione nella quale esprimeva il proprio parere in merito alla sentenza emessa dal Tribunale di Lecco sull'annosa questione giudiziaria scaturita dalla querela per diffamazione sporta dal capogruppo Piergiorgio Panzeri nei confronti dell'amministrazione in carica. Una vicenda che per tutti i candidati della lista Impegno comune per Dolzago (ad esclusione di uno) si è chiusa: il giudice Enrico Manzi ha infatti dichiarato il reato estinto a seguito del risarcimento economico proposto alla parte offesa da dieci degli undici imputati, già accettato da Panzeri e pari a 3500 euro complessivamente.
Nella propria nota però, Isella invitava il primo cittadino Paolo Lanfranchi a dare le dimissioni dalla propria carica e ciò in quanto, nonostante l'estinzione del reato, chi è alla guida di un comune deve essere a suo avviso esule da ogni ombra di fatto illecito e ciò che è emerso sarebbe sintomo di un fatto che rimarrà indelebile.

A qualche giorno di distanza, il sindaco Lanfranchi ha voluto così rispondere:
In relazione alle dichiarazioni del Consigliere Isella nel corso del consiglio comunale di Dolzago del 28/2/2018, anche a nome del mio gruppo consiliare intendo fornire dei necessari chiarimenti non solo a beneficio dei cittadini del mio comune e della comunità, ma soprattutto a beneficio del Sig. Adelio Isella che, a volte, anziché rischiare rovinose scivolate dovute alla mancanza di conoscenza rispetto agli argomenti che va a trattare, farebbe meglio qualche volta a tacere.
Nello specifico, il Sig. Isella, riferendosi al procedimento giudiziario svoltosi presso il tribunale di Lecco, all’esito del quale vi è stata la declaratoria di estinzione del reato in base all’art. 62 TER C.P., ha dichiarato infatti, in modo del tutto inopportuno e infondatamente, che vi sarebbe stato un “reato riconosciuto e nel tempo indelebile”.
In realtà, non solo non è indelebile, ma non è stato neppure riconosciuto.
Nei casi di cui all’articolo prima richiamato (contestazioni di reati di lieve entità, procedibili a querela soggetta a remissione) il Giudice, su richiesta di parte, non deve effettuare alcuna valutazione sulla fondatezza o meno dell’addebito agli imputati.
La valutazione dell’opportunità o meno di usufruire di tale strumento giuridico spetta unicamente alla parte, che non è detto si basi sulla probabilità o meno di condanna e quindi sulla fondatezza o meno dell’ipotesi di reato, ben potendo scegliere di aderire a tale forma di estinzione del reato semplicemente per non dover affrontare le lungaggini e il disagio di una procedura giudiziaria.
La scelta di tutti i componenti (tranne uno) del gruppo di maggioranza, è stata quindi assunta ben consapevoli del fatto che ciò non avrebbe comportato in alcun modo il riconoscimento di colpevolezza per il reato che veniva contestato.
Tale riconoscimento, infatti, viene a sussistere solo nel caso in cui il giudice, in seguito al dibattimento o a un rito alternativo quale il rito abbreviato o il giudizio immediato, effettui una valutazione che si conclude con una pronuncia ben precisa e motivata in tal senso, con conseguente applicazione di sanzioni penali.
Non essendovi stato nulla di tutto ciò è quindi totalmente scorretto ed infondato quanto affermato dal consigliere Isella, al quale per questa volta ancora concediamo il beneficio dell’ignoranza (in quanto ignora il significato delle norme penali, sostanziali e di procedura), ma al quale raccomandiamo di astenersi in futura da esternazioni simili, al limite della diffamazione. Perché errare è umano, ma perseverare…

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