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Scritto Venerdì 16 marzo 2018 alle 09:08

Aldo Moro, ovvero la concretezza del principio personalistico

Aldo Moro
Il 16 marzo 1978 veniva rapito Aldo Moro e uccise 5 persone della sua scorta. Ufficialmente da parte del Brigate Rosse. Una versione quest'ultima che lascia, sempre di più, e da parte di molti osservatori e studiosi, molto a desiderare. Non che le BR non ne fossero le protagoniste. Ma resta da vedere se non furono profondamente "infiltrate" (e usate) dai servizi segreti dell'una e dell'altra sponda del mondo. In particolare dai servizi di intelligence occidentali e sovietici. (Usa, Gran Bretagna, Francia, Israele, Cecoslovacchia, ecc). Ma non è questa la tesi su cui voglio soffermarmi.
Che riguarda piuttosto un aspetto della figura di Aldo Moro. Che in quelle settimane, prima del suo assassinio invoco e implorò la sua personale liberazione contro ogni astratta Ragion di Stato. Sappiamo come è andata a finire. Tuttavia a me sembra che quella posizione non fosse puramente una rivendicazione, sacrosanta, per avere salva, la sua vita. Piuttosto affondasse nella sua particolarissima visione personalistica del diritto. Che divenne sigillo indelebile e informante la nostra Carta Costituzionale. Quasi che l'idea di persona divenisse il "luogo" della massima "concretezza" a fronte della "astrattezza" che residuava in ogni concetto giuridico fosse pure quello di soggetto o di persona fisica e/o giuridica. Un modo insomma di dare ai diritti inviolabili e alla stessa nozione di popolo un contenuto concretissimo, fatto da quella evidentissima presenza, che è la persona, nel qui e nell'ora, irriducibile a ogni idea astratta, anche giuridicamente articolata. Insomma l'idea di persona come insopprimibile concretezza creatrice, come determinazione ultima. Assolutamente positivizzata, al di là e al di sopra di ogni visione religiosa che la contemplasse e la significasse, come immagine di Dio. , La persona, in carne ed ossa, nel qui e nell'ora prima di tutto e soprattutto. Meritevole di ogni libertà ed eguaglianza. Indipendentemente da ogni astratta appartenenza e giuridica cittadinanza.
Oggi quella visione personalistica è attuale più che mai. Ma la persona non è solo la concretezza dell'individuo è anche una realtà sociale. Implica la socialità a fronte di un soggetto inteso come elemento ultimo, atomo finale dell'ordinamento giuridico. Come pretendevano giustamente (allora) i liberali dell'ottocento e la variante neoliberista oggi diventata pensiero unico ed esclusiva pratica politica, soprattutto diffusa presso quelle forze politiche e culturali, che hanno tradito il pensiero di Aldo Moro. La qualcosa -la socialità della persona- comporta quindi e insieme un intreccio indissolubile di diritti individuali e sociali, di interessi singolari e collettivi. Sempre però nell'ottica di un primato della persona . Le formazioni sociali, Stato compreso, hanno una funzione di fioritura della libertà e autorealizzazione personale Quando le formazioni sociali diventano di ostacolo a questa fioritura, allora quelle limitazioni vanno rimosse. E' per questo che, prima di ogni valutazione politica, la scelta della fermezza, è stata da questo punto di vista una scelta anticostituzionale . La persona è oltre gli schematismi di destra e sinistra, li trascende. Credo sia questa la grande lezione Costituzionale di Aldo Moro, non per caso uno dei grandi padri costituenti.
Alessandro Magni
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