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Scritto Sabato 17 marzo 2018 alle 09:15

Dolzago: una serata per conoscere da vicino il fenomeno della migrazione e l'accoglienza

L'amministrazione comunale di Dolzago in collaborazione con il gruppo Senza Stanza ha accolto giovedì sera la cittadinanza nella sala consiliare del municipio per un incontro dal titolo "Migranti: accogliere, proteggere, promuovere e integrare".
L'iniziativa, articolata in tre diversi incontri, ha visto protagonisti della prima serata il presidente del distretto lecchese nonché sindaco di Casatenovo Filippo Galbiati e la referente per l'accordo territoriale di accoglienza diffusa Michela Maggi. I due ospiti durante la serata hanno fortemente tentato di combattere il fenomeno della disinformazione, fornendo tutti i dettagli tecnici per spiegare modalità e tempi della gestione del fenomeno migratorio.

Gli ospiti della serata: Michela Maggi e Filippo Galbiati

"Ringrazio chi questa sera è venuto per comprendere questo argomento - ha esordito il primo cittadino Paolo Lanfranchi - che negli ultimi anni è stato ed è cavalcato politicamente al punto tale da far pensare un po' male: ciò che ho percepito è stato un generale strumentalizzare la vita delle persone per ottenere voti e consensi".
In prima battuta Filippo Galbiati ha descritto il distretto di Lecco come la realtà investita alla gestione del tema, di concerto con la Prefettura e la Comunità Montana della Valsassina; il raggio di azione da parte degli enti locali è tuttavia limitato e questo poiché la grande sfera dell'accoglienza è in realtà di competenza ministeriale, solo a seguito di diverse trattative e numerosi accordi infatti la provincia di Lecco ha ottenuto un ruolo attivo nelle fasi di monitoraggio e gestione del fenomeno a livello territoriale.
"Cerchiamo di gestire e di definire una distribuzione che possa evitare elementi critici per la popolazione - ha spiegato il presidente - nei comuni piccoli, come potrebbe essere Dolzago, il numero di migranti ospiti si aggirerebbe intorno alle 6 o 7 persone e questo in virtù del criterio 3 per 1000, ossia 3 persone ogni 1000 abitanti. Il vostro comune conta 2.500 cittadini e quindi è chiaro il calcolo".
Il parametro di misura spiegato dal relatore richiama il sistema di accoglienza diffusa, un progetto attualmente coinvolgente circa quattromila comuni italiani che, in alternativa all'apertura di centri d'accoglienza, ritengono più efficiente ai fini dell'integrazione accogliere ed inserire socialmente i richiedenti asilo nelle realtà locali.
Sul territorio lecchese la Valsassina conta ad oggi una maggior concentrazione di migranti e questo perché ricca di seconde case o spazi di villeggiatura inutilizzati. "Anche in Brianza ci sono effettivamente seconde abitazioni - ha riferito Galbiati - però solitamente sono in proprietà della medesima famiglia, penso ad esempio all'appartamento della nonna o di anziani zii trasmesso in eredità ai nipoti. In questi casi le persone sono più frenate nel concedere una casa che in qualche modo legano ad un affetto familiare".


Nell'ultimo periodo è palese un tentativo di miglior gestione del fenomeno, tuttavia dietro a questa buona volontà si cela anche un dato drammatico: dall'agosto 2017 gli sbarchi sulla penisola hanno subito un netto blocco e questo, se da un lato ha allietato gli animi contrari agli sbarchi, d'altro canto ha dato modo a molti di chiedersi per quale motivo e soprattutto con che modalità è stato ridotto il flusso di migranti. Molto spesso infatti, dietro alla parola ‘migrazione' si celano vicende orribili. "Sono molti i bambini che perdono i loro genitori e raggiungo l'Italia da orfani e sono ancora di più le donne oggetto di tratta. Con queste spiegazioni non voglio banalizzare le paure della popolazione - ha chiarito il sindaco casatese - ma credo anche che tra qualche anno, quando guarderemo indietro, saremo fieri di quello che abbiamo fatto".
A livello tecnico Galbiati ha illustratro i due principali sistemi di accoglienza: i CAS (centri accoglienza staordinaria) di competenza del ministero e lo SPRAR (servizio centrale del sitema di protezione per i richiedenti asilo) che invece conferisce un ruolo strategico ai comuni i quali, forniscono alloggi e promuovono un inserimento concreto dei migranti.
"Ci tengo a dire che aderire allo SPRAR non significa aprire le porte. Si tratta di una forma di responsabilità verso i propri cittadini, si tratta di mettere un comune nella possibilità di gestire queste persone. Paradossalmente aderire allo SPRAR tutela la cittadinanza, a dispetto di quello che si può pensare" ha concluso così il suo intervento Galbiati.
Michela Maggi ha poi preso la parola illustrando dati statistici nella provincia lecchese dove la nazionalità prevalente è quella nigeriana, in ultimo un 7% dalla Gambia con un'età media compresa tra i 20 ed i 22 anni. Al 9 marzo 2018 si contano 1142 presenze di cui 1051 all'interno dei CAS e 91 negli SPRAR.

Il sindaco Paolo Lanfranchi e alle sue spalle l'assessore ai servizi sociali Beatrice Civillini

Ciò che è importante conoscere è l'iter di integrazione, che risulta ancora oggi estremamente articolato anche se in via di miglioramento; i richiedenti asilo non hanno un'accoglienza immediata, ma vengono valutati giuridicamente e socialmente, in particolare le autorità competenti si determinano ad ascoltare e valutare - con anche una verifica, in certi casi, di prove- il trascorso dei richiedenti asilo. Racconti spesso strazianti di viaggi interminabili nel deserto, di violenze subite in Libia e di abbandono della propria famiglia. In attesa delle valutazioni, gli operatori competenti intraprendono già un'attività di inserimento sia dal punto di vista sociale che linguistico.
Al termine della valutazione, qualora sia positiva, scatta il sistema di collocamento e riprende l'ottica integrativa in caso contrario si procede con il rimpatrio.
"L'accoglienza diffusa è una scelta coraggiosa - ha commentato la Maggi - perché porta a confrontarti con persone con vissuti importanti e con persone che a tutti gli effetti sono delle risorse''.
A.Ba.
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