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Scritto Mercoledì 02 maggio 2018 alle 17:45

Il signor Bonaventura, ovvero il ''Leopoldino'' che affossa quel che resta di sinistra ancora nel PD

Il dottor Enrico Magni
Settimana scorsa la partita è stata sospesa per qualche giorno per la celebrazione del 25 aprile, si è riaperta Domenica sera con la comparsa sugli schermi del signor Bonaventura che ha raccontato la sua storia con cipiglio e ottimismo: tutto ciò che incontra si trasforma in un bigliettone di fortuna.
Bonaventura - Corriere dei Piccoli 1917- con le sue storie fortunate metteva e nascondeva la condizione buia e oscura di quel periodo.
Il signor Bonaventura si è aggiornato, ha messo le vesti del signor Leopoldino. Il signor Leopoldino fa il piacione, l'allegro, l'ottimista, anima i suoi incontri con immagini e suoni, fa giocare a tombola gli invitati attorno a tavoli rotondi molto democratici. Lui non gioca, guarda dall'alto della pedana, dà il tempo e la battuta per non annoiare. Leopoldino è amato e riverito, guai a criticarlo, la porta girevole è aperta, lui favorisce l'uscita di servizio, lui è democratico, sei tu che non lo sei.
Leopoldino sta aspettando il momento per affossare quello che resta di sinistra ancora nel Pd per realizzare a un suo soggetto residuale. Sbaglia chi pensa che costruirà un nuovo partito personale alla Macron: no. Lui sta lavorando per rompere ciò che resta del Pd come partito maggioritario di sinistra (DS), per costruire un partito similare a un movimento come CL, più laico e carismatico.
L'attacco nei confronti dell'attuale segreteria del Pd, che è ancora frastornata per il crollo e le perdite subite, è un classico colpo di stato preparato e organizzato dentro il partito. Il continuo rimando di qualsiasi analisi e discussione ha indebolito la struttura di quel poco che resta del partito dal centro alla periferia. Gli iscritti sono immobilizzati, ipnotizzati, funambolici, terrorizzati di sfracellarsi e aspettano delle indicazioni dai vertici.
Per paura di altre rotture, il confronto si è trasformato in paralisi.
Il Pd si è inventato il Totem dell'Opposizione per evitare di prendere consapevolezza della realtà politica. Il mantra del Totem-Opposizione, come insegna Sigmund Freud, porta inevitabilmente alla lotta intestinale nella confraternita. Lui, in nome del sacro totemico fantasmatico Totem-Opposizione, ha aspettato l'occasione per attaccare la confraternita colpendo il fratello maggiore. C'è un serio rischio di frantumazione e dissoluzione del partito.
Il processo ormai è in atto: «viva Leopoldino». Leopoldino sta scrollando le due colonne e l'architrave (il partito sta insieme solo se trova dialetticamente una sintesi in grado di diventare prassi, direbbe Gramsci).
La realtà reale invece è quella della perdita del consenso, dello smarrimento, della molteplicità disarticolata del voto e del non voto.
Quanti sono gli elettori di sinistra o del centrosinistra che non sono andati a votare in Friuli o in Molise?
Solo il 50% degli aventi diritto è andato a votare.
L'attuale presidente del Friuli o del Molise ha un consenso di voti che ruota attorno al 25% della popolazione: non c'è troppo da rallegrarsi. La realtà reale non è quella che si vuol far passare.
Dr. Enrico Magni
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