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Scritto Martedì 29 maggio 2018 alle 11:05

Riflessioni sul difficile momento politico che sta vivendo il Paese

Per un giudizio sereno ed equilibrato sulla situazione estremamente difficile nella quale ci troviamo non bisogna lasciarsi tentare dalla reazione all'ultimo fatto successo: la rinuncia del professor Giuseppe Conte dall'incarico per formare il governo. Per capire in che punto ci troviamo è utile ripercorrere i passaggi attraverso cui ci siamo arrivati.

Una coalizione di centrodestra ha vinto le elezioni pur non ottenendo la maggioranza nel Parlamento. Abbiamo sempre sostenuto che il governo più naturale sarebbe stato un governo politico di centrodestra che cercasse i voti in Parlamento. Modello Spagna, per intenderci, dove i Popolari non hanno una maggioranza autonoma e il governo Rajoy si regge su un accordo parlamentare.

Dopo 80 giorni e ben due giri di consultazioni, durante i quali i 5 Stelle hanno offerto alleanze a destra e sinistra ponendo, quando si sono rivolti al centrodestra, un veto inaccettabile sulla persona di Silvio Berlusconi si è giunti al tentativo di accordo tra Lega e 5 Stelle. Il presidente Berlusconi ha deciso, con senso di responsabilità, di fare un passo indietro per permettere questo tentativo, in modo che gli italiani avessero finalmente un governo. Ma con altrettanta responsabilità e chiarezza Forza Italia e Noi con l'Italia hanno detto che non avrebbero votato la fiducia al governo Conte perché non ne condividevano il programma, fortemente condizionato dalle proposte dei 5 Stelle, soprattutto su temi quali la giustizia, la famiglia, l'istruzione, le infrastrutture e il lavoro. Proposte, l'ho detto chiaramente al professor Conte quando ci ha consultato, per noi inaccettabili.

Questa ipotesi di governo non si è realizzata e farebbe ridere, se non prefigurasse un pericoloso scontro istituzionale, la richiesta di impeachment avanzata dai 5 Stelle. Impeachment per il quale mancano assolutamente i presupposti. Dopo aver ripetuto per giorni che la lista dei ministri era problema in capo al presidente del Consiglio incaricato e al presidente della Repubblica, Di Maio ora vuole accusare il Capo dello Stato di attentato alla Costituzione per avere esercitato le prerogative che quella stessa Costituzione gli attribuisce. Non si può piegare la Costituzione alle proprie convenienze politiche.

Ora ritengo che, essendo il primo interesse del Paese quello di avere un governo con un chiaro indirizzo politico, si debba tornare quanto prima al voto. Ritengo anche che il centrodestra debba ripresentarsi unito agli elettori e che la coalizione veda un forte protagonismo della sua componente moderata.

Di tutto questo, degli scenari politici che si vanno delineando e dei loro protagonisti parleremo domani sera nell'Auditorium di Merate con uno dei principali e più autorevoli analisti della vita pubblica italiana, il direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, in occasione della presentazione del suo ultimo libro: "Un paese senza leader - Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi".

Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Noi con l’Italia e deputato del collegio Merate
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