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Scritto Lunedì 16 luglio 2018 alle 16:44

I localisti e i sovranisti, come i migranti, soffrono perché sono alla ricerca immaginifica di qualcosa che c’è stato ma non c’è

E' ingannevole il ritorno al localismo, ai piccoli o grandi confini statuali, in contrapposizione al globalismo (inganno egualitario), è un luogo immaginifico che non esiste, però offre una sensazione di sicurezza: è il ritorno immaginifico alla terra promessa.

In questa fase storica contemporanea si rievocano vecchi e ormai dimenticati confini che comparivano sulle grandi mappe geografiche che addobbavano le squallide aule delle scuole elementari degli anni cinquanta. Da poco era terminata la Seconda Guerra Mondiale; alcuni prigionieri, dimenticati nei vari campi di contenzione, erano rispediti a casa, altri trovavano rifugio in Sud America o nell'America del Nord. La cultura pedagogica di allora era retta su valori di ordine, patria e chiesa. I confini di quelle mappe sono scomparsi. Oggi si sono formati Stati tendenzialmente più piccoli che rievocano storie millenarie.

Con la caduta dell'Unione Sovietica, anche all'est dell'Europa, si sono ricostituite vecchie identità statuali, alcune di queste sono ritornate dentro la vecchia Europa.

Superata la fase dei controlli delle merci e dei dazi, il mercato apre, la finanza prende il sopravvento c'è l'illusione mercantile e finanziaria che tutto cambi grazie alle nuove tecnologie informatiche che mettono in contatto in tempo reale domanda-offerta.

E' l'immagine del bengodi. E' la falsità nascosta della globalizzazione, dei mercati e dei media: il mondo non è uguale ma è disuguale. Nelle collettività scatta una reazione sottile, inconscia che si ribella a questa condizione: riemerge la ricerca del padre perduto, il simbolo rimosso, il rito. E' il richiamo forte e prepotente della nostalgia come archetipo lontano.

La nostalgia è ritorno e dolore, è un'emozione che evoca un sentimento di tristezza, rimpianto, lontananza per luoghi, storie, persone; è un percepito ambivalente che unisce la tristezza con la felicità: tristezza perché si desidererebbe rivivere quel tempo e l'essere nel luogo; felicità perché c'è la convinzione che quello è stato un momento gratificante e significativo.

La nostalgia sostanzialmente è un gioco psicologico dell'inganno, del ciò che forse è stato e che forse potrebbe essere. E' una convinzione psicologica che altera la realtà.

La nostalgia non appartiene solo al migrante, ma coinvolge tutti quelli che ricercano un passato immaginifico e perduto.

I localisti e i sovranisti, come i migranti, soffrono perché sono alla ricerca immaginifica di qualcosa che c'è stato ma non c'è. L'immigrato quando ritorna nella sua terra non ritrova mai quello che ha lasciato anche se le condizioni sono immutate. Allo stesso modo il sovranista ricerca in uno Stato delimitato da frontiere e da dazi un luogo che rievoca un passato con sbarramenti di sicurezza.

E' quello che successe nel diciassettesimo secolo in Svizzera. I mercenari che lasciavano il proprio paese di origine si ammalavano di nostalgia e tanti morivano. La popolazione svizzera era solita a vivere in piccoli paese e lo straniero era l'abitante dell'altro paese. L'idea immaginifica prodotta era quella di un luogo piccolo e rassicurante e riconoscibile.

Questa concezione dopo quattro secoli riemerge nella vecchia Europa come se fosse la soluzione del male. La nostalgia fa brutti scherzi; è un rimpianto collettivo di un qualcosa che non esiste. Il migrante, che si sente perso cerca nel gruppo di appartenenza di compensare le mancanze affettive, tribali, rituali, analogamente l'autoctono trova nel localismo il luogo perduto, la terra perduta occupata dall'Altro: tutte e due aprono la parta della nostalgia.

La nostalgia paradossalmente mette insieme due componenti sociali apparentemente opposte: migranti e localisti o sovranisti. La nostalgia è il ritorno a un luogo, a una terra, a un affetto che sta soltanto nella psiche del soggetto o nella psiche collettiva.

 

dr. Enrico Magni
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