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Scritto Venerdì 10 agosto 2018 alle 19:05

Un grazie all’ORL del Mandic e un forte richiamo alla politica perché riprenda il ruolo di ''difensore'' del nostro Presidio

Non sono uso scrivere in prima persona né, meno ancora, riferire fatti personali. Ma a volte è proprio da una circostanza particolare che nasce, o, come in questo caso, si rafforza ancor di più, una convinzione. Una patologia improvvisa mi ha costretto ad un breve ricovero al San Leopoldo Mandic, reparto otorinolaringoiatria. Un reparto di grande tradizione che nel corso degli anni e delle politiche impostate nei vari piani strategici aziendali ha perso via via importanza, personale e posti letto. Afferita al dipartimento di chirurgia elettiva e specialistica l'ORL è oggi ospitata nel reparto di Ortopedia guidato con grande professionalità e amabilità dal neo primario Alessandro Spreafico. Una delle eccellenze degli anni ottanta e novanta ha rischiato di chiudere i battenti, sorte analoga a quella di Oculistica. E c'è un perché. Ma torniamo indietro. Quando si entra nella stanza dell'ospedale sei spaesato, fuori dal tuo ambiente, indifeso e sostanzialmente affidato a persone che non conosci. Basta poco però per trovare rassicurazione nelle parole, nei gesti, nelle attenzioni di infermieri e infermiere che vanno e vengono in continuazione. In breve li individui per il tono di voce, la delicatezza nel manovrare un ago, le fattezze del viso anche a mezzanotte. Sai chi sono anche se non ne conosci neppure il nome. Nicola, ecco un nome da non dimenticare. E i volti di tutti gli altri, anche se la degenza è durata pochi giorni. E poi i medici Maddalena Satta, neo primario con il compito di rilanciare l'ORL, Caterina Di Fronzo, Benedetto Colella. E' il loro lavoro, certo. Ma c'è modo e modo di farlo. E in medie realtà come il Mandic il modo è ancora, come usa dire, a misura d'uomo. E allora ecco la circostanza particolare che rafforza una convinzione per la quale ci battiamo - in pubblico e in privato - da quarant'anni: difendere il San Leopoldo Mandic. A tutti i costi. Chi ci segue ricorderà il tentativo dei 15 imprenditori guidati dall'on.Maurizio Lupi di acquisire parte della struttura da destinare a clinica della bellezza lasciando la restante a riabilitazione e lungodegenza. E come fu proprio questo giornale con tanti amici a contrastare questa iniziativa fino a farla naufragare. Non avevano particolari ambizioni affaristiche gli imprenditori: solo che l'idea della regione era di trasferire tutta l'acuzie al Manzoni di Lecco, la lungodegenza al Mandic e vendere a privati lo splendido Umberto I° affacciato sul lago. Ma questi nomi importanti dell'imprenditoria brianzola e il loro "protettore" politico non sapevano una cosa: l'ospedale di Merate l'hanno costruito i meratesi, non la regione. Certo poi la regione ha fatto la sua parte ma i primi padiglioni sono opera di artigiani locali. Così, quando il pericolo si è fatto concreto la gente è scesa in piazza sfilando per la città e circondando il presidio con una cintura umana. Piero Caltagirone, siamo nel 2003, comprese subito che portare avanti il progetto regionale era impossibile. E si adoperò per rilanciare l'ospedale. Come si poteva arrivare a tanto? Per il perché di cui parlavo all'inizio: perché la politica locale era stata fatta fuori dall'antipolitica che sparando nel mucchio non ha saputo distinguere il grano dal loglio, dando così campo aperto alla nuova struttura di comando regionale di imporre il modello organizzativo dei direttori generali - di nomina politica, ma stavolta verticale - scindendo il sociale dal sanitario. Nel tempo ci si è accorti di quanti danni potesse fare un direttore generale venuto da fuori con un mandato politico del tutto svincolato dalle logiche del territorio. Per questo progressivamente il San Leopoldo Mandic ha perso pezzi. Ma la qualità del servizio e le eccellenze interne ne hanno impedito la fine per atrofia. Ora però il presidio si trova nuovamente davanti all'incertezza, sotto la guida di un commissario straordinario di cui ancora non si conoscono pensieri e strategie. E questo perché manca la politica. Ha ragione Mauro Piazza e ha torto il lettore Alessio: il sindaco di Merate non può essere solo un bravo amministratore, quello va benissimo per un condominio, per un'attività imprenditoriale privata; i il sindaco di Merate deve essere anche un politico. Deve avere rapporti e relazioni al di fuori del perimetro della città. Deve interagire con i partiti che, piaccia o no, ancora sono la struttura portante delle Istituzioni. Deve avere collegamenti, deve contare. Purtroppo la gran parte dei sindaci del meratese neppure si interessa delle sorti del Mandic, una delle risorse più preziose di tutta la Brianza centrale. E il comitato costituito per interfacciarsi con i vertici di ASST e ATS ha svolto un primo buon lavoro ma poi si è perso. E allora, dato che i partiti si stanno preparando per la prossima campagna elettorale, dico loro: scegliete un candidato che abbia davvero a cuore il presidio, sia competente in materia e sappia confrontarsi con i massimi vertici della sanità. Ci sono movimenti in atto che potrebbero anche generare un cambio di prospettiva, col Mandic afferito all'ASST di Vimercate, indubbiamente più coerente e Carate e Desio al San Gerardo. Occorre seguire con grande attenzione queste evoluzioni della geografia sanitaria lombarda e, soprattutto avere un POAS in testa. Sì, il piano organizzativo aziendale strategico è di competenza del direttore generale ma se abbiamo le idee chiare saremo in grado di andare a discuterlo. E, prima ancora, di "negoziare" con la direzione generale della sanità lombarda, la nomina del top manager. Altrimenti altri decideranno cosa mantenere e cosa smontare, chi inviare a coprire cariche apicali e chi mortificare nonostante magari una lunghissima carriera interna. A una certa politica dobbiamo opporne un'altra, più forte perché espressione delle comunità locali. Quelle, senza il cui consenso, nessun politico può salire di livello istituzionale.
 
P.S. Un grazie davvero di cuore a tutto il personale di Ortopedia-Otorinolaringoiatria per la gentilezza e la competenza dimostrata nei miei pur brevi giorni di ricovero.
Claudio Brambilla
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