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Scritto Lunedì 03 settembre 2018 alle 19:07

Dolzago: per la governante accusata di aver 'depredato' villa Brusadelli chiesto un anno di reclusione

Villa Brusadelli
Si è conclusa nella mattinata odierna al cospetto del giudice Salvatore Catalano l'istruttoria dibattimentale del processo a carico di Laura C., romana ex collaboratrice domestica e "factotum" del facoltoso proprietario di Villa Brusadelli - splendido immobile situato a Cogoredo, frazione di Dolzago - accusata di furto in abitazione aggravato (articolo 624 bis e 625 del codice penale). Dalla dimora sarebbero infatti "scomparsi" sei camini, diversi arredi e oggetti (tra cui due pianoforti a coda e due carrozze). A denunciare la donna sono state la figlia e la nipote dell'architetto romano -classe 1923, deceduto a giugno del 2012- proprietario la Villa. Ma la vicenda dolzaghese sembrerebbe la punta dell'iceberg di una questione più grande e complessa che vede contrapposte da una parte la famiglia del defunto e dall'altra la sua ex collaboratrice: presso il tribunale della Capitale sarebbe aperti infatti diversi fascicoli sia in sede civile che penale e, per quest'ultima tipologia di procedimento, la donna sarebbe accusata di circovenzione d'incapace per via di un testamento olografo rinvenuto dopo il decesso dell'uomo.
A parlare proprio di tale atto è stata l'ultima testimone della difesa -rappresentata dall'avvocato Sandra Giusti del foro di Roma- nonchè parte civile G.P. ovvero la figlia del datore di lavoro di Laura C., chiamata oggi a deporre per la vicenda dolzaghese. "Tra me e lei. c'erano buoni rapporti, eravamo amiche finchè non ha trovato un testamento scritto di pugno e firmato da mio padre dove lei risultava essere l'unica beneficiaria" ha detto la teste, rispondendo alle domande del difensore. "Lei era la factotum di mio padre, che si occupava da solo del suo patrimonio e delle sue vicende, non voleva che i famigliari si intromettessero, me compresa". La donna, classe 1948, ha riferito però che il padre "aveva delegato l'imputata, una volta messo in vendita l'immobile, di andare lì e trasferire i mobili in buono stato nella sua casa romana ma nella sua abitazione io non li ho mai visti". Della scomparsa di quasi tutto l'arredo la donna è venuta a conoscenza una volta che, nominata sua figlia amministratore di sostegno dell'architetto, è giunta a Dolzago: "mio genero mi disse che era sparito gran parte del mobilio e mi mostrò delle foto per farmi vedere che i camini erano stati tolti e a quel punto mia figlia non potè occuparsi più di tanto dell'immobile, ormai era ridotto a macerie. Aveva murato le finestre per evitare che entrassero ragazzi ma il Comune si oppose perchè non era consentito". Dichiarata chiusa l'istruttoria dibattimentale, il Vpo Mattia Mascaro ha chiesto al giudice la condanna dell'imputata a un anno di reclusione e al pagamento di 1000 euro di multa, una proposta a cui si è associato l'avvocato Alessio Pica di parte civile, in rappresentanza della figlia e della nipote dell'ex proprietario di Villa Brusadelli, poichè, secondo la sua versione, l'imputata si sarebbe recata a Dolzago -come riferito a SIT dall'ormai deceduto architetto Scola, incaricato dalla famiglia di vendere l'immobile- per effettuare alcuni lavori e dopo pochi giorni se n'è andata; inoltre, secondo l'avvocato, la donna non avrebbe fornito la prova della vendita dei mobili, come da ordine ricevuto dal suo datore di lavoro. Non dello stesso parere si è espresso l'avvocato difensore dell'imputata che ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto e perchè il fatto non è stato provato.
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B.F.
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