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Scritto Domenica 28 ottobre 2018 alle 19:47

Monticello: lettera di P.Arvedo tornato da poco nel ''suo'' Malì


Padre Arvedo Godina
Carissimi tutti,
è con una certa emozione che ho lasciato ancora una volta l'Italia e il lembo di suolo dove mio fratello Franco aspetta il giorno in cui risplenderà la luce della risurrezione.
Non potrò mai dimenticare quello che è stato per me mio fratello Franco: eravamo veramente fratelli nella carne e nello spirito.
La sua fede, il suo amore per la Chiesa, l'amore profondo che aveva per tutta la sua famiglia, per sua moglie Mariangela, per tutti i figli e le loro famiglie, la sua disponibilità ad accogliere tutti, il suo rispetto per i poveri, la passione per la missione della Chiesa soprattutto in Africa: sono valori che non si possono dimenticare.
"Tuo fratello ha fatto tanto bene!" "Franco lascia un vuoto in mezzo a noi!" sono le frasi che ho sentito sulla bocca di tante persone e che non le dicevano certamente per farmi piacere.
Quando un amico muore, i nostri vecchi bambara dicono: "A kòseghinna so", "E' tornato a casa". Noi cristiani aggiungiamo una piccola parola che mostra tutta la nostra fede: "E' tornato alla casa del Padre!".
Da Milano ad Algeri l'aereo era così pieno che è scoppiata una piccola lite per cercare un posto per i bagagli a mano.
Arrivato ad Algeri, ho trovato parecchia confusione all'aeroporto: sul biglietto avevano stampato"Gate 22", sullo schermo appariva: Bamako1-11, poi mi hanno mandato al 14, poi al 12, poi di nuovo al 14.
Ho trovato un poliziotto che mi ha chiesto per compilare la scheda di transit: "Lei, signore, che professione esercita?" Gli ho detto: "Sono prete cattolico." "E' per questo che porta la croce al collo?" "Sì!" "Padre, complimenti e felicitazioni!"
L'aereo per Bamako è partito puntuale. Un grosso Boeing 200-800 da duecento posti. Eravamo solo in 18 passeggeri. Ognuno ha preso tre poltrone per dormire la notte. Il personale viaggiante è stato gentilissimo. Da Algeri a Abidjan. Da Abidjan a Bamako. Per venire a Bamako consiglio a tutti Air Algérie.

Sono arrivato a Bamako all'1h.30 di notte.
Meno male che alla discesa della scaletta dell'aereo non c'era Salvini ma un simpatico poliziotto, musulmano, originario di Kati, che mi conosceva. E mentre mi parlava della difficoltà di educare i suoi figli in un mondo così corrotto, mi ha compilato tutte le schede. Mi ha accompagnato fino alla dogana. E quando ha visto che un doganiere domandava di aprire una valigia perché aveva visto sullo schermo dei salami, ha attraversato di corsa tutto il salone per dirgli: "E' un mio amico. E' un sacerdote cattolico che prega per la pace''.
E così sotto l'arcobaleno della pace mi ha lasciato introdurre in terra musulmana parecchi chili di buon salame del Signor Beretta.
Ho trovato il nostro catechista Robert Sangare e il nostro cuoco Jean Karin Bagayogo che mi aspettavano. In città, malgrado lo stato d'urgenza prorogato fino alla fine del mese di ottobre del 2019, non abbiamo trovato nessun controllo, nessun posto di blocco.
Alle 3h.00 del mattino, nel buio della notte, sotto un cielo stellato che era una meraviglia, ho ritrovato la nostra missione di Ntonimba.

Prima di dire una preghiera e mettermi a letto, ho fatto con la torcia un giro d'ispezione di tutto gli angoli nascosti per assicurarmi che non ci fosse nessun cobra che fosse venuto a cercare ospitalità nella mia camera durante questi due mesi di assenza.
L'indomani, sabato, abbiamo celebrato la santa Messa di comunità. Tutti insieme i cristiani sono venuti a presentarmi le condoglianze per la morte di mio fratello. Hanno voluto darmi anche un'offerta di 5.000 franchi ( circa 8 €): "Abbiamo raccolto questa piccola offerta per una santa Messa per il riposo dell'anima di tuo fratello. Ci sono anche dei musulmani che hanno dato il loro obolo."

Lunedì sono stato alla prigione di Bamako. Durante la mia assenza, i prigionieri cristiani hanno lavorato per ridipingere la cappella che abbiamo all'interno della prigione, mettere il contro-soffitto, cambiare le porte e le finestre, hanno comprato con i loro soldi un condizionatore d'aria, e rifatto tutto l'impianto elettrico. Quando mi hanno presentato il loro lavoro, ne ero commosso."Chi vi ha aiutato?" "L'abbiamo fatto noi stessi. E' opera di noi prigionieri."
Mentre a Ntonimba non abbiamo neppure un ventilatore, in prigione dirò la santa Messa con l'aria condizionata!
E dietro l'altare hanno dipinto una grande croce con una scritta in francese. "E' il sangue di Gesù che perdona i nostri peccati."
Il 17-18 novembre, avremo il grande pellegrinaggio di tutte le Diocesi del Mali a Kita, là dove i primi missionari sono stati accolti dalla gente del posto ed hanno piantato la prima croce 130 anni fa.
Il 25 novembre, a Bamako, saranno ordinati Sacerdoti 5 giovani. Il nostro Cardinale mi ha domandato se possono venire qui a Ntoninba per tre settimane per prepararsi spiritualmente all'ordinazione presbiterale: nella pace, nel silenzio e nella preghiera. Sono contento di poterli accogliere. E quando vedo la generosità di questi giovani, mi viene spontaneo pensare alla frase di Giovanni il Battista: "E' Lui che deve crescere, e io diminuire"

Un ultimo pensiero: la stagione delle piogge è stata abbastanza buona per il miglio e il granoturco. Ma la quantità della pioggia caduta è ancora troppa scarsa per fare risalire la falda acquifera nei pozzi. La gente avrà un'annata dura perché non riusciranno ad avere l'acqua sufficiente per fare gli orti.
Il nostro anno pastorale, al Centro, comincerà il 15 novembre. Per il momento non facciamo altro che pulire e preparare il nostro Centro ad accogliere le famiglie che verranno per passare con noi sei mesi di preghiera, di lavoro, di studio, di preparazione per essere dei testimoni gioiosi del Vangelo in mezzo ai loro fratelli.

Grazie di cuore a tutti: ai Sacerdoti di Monticello, della comunità pastorale di Barzanò- Sirtori- Cremella, di Cortenuova, ai gruppi missionari, a tutti gli amici in particolare ai miei compagni di leva, grazie a tutti i benefattori.
Grazie ai padri missionari di Bevera. Grazie agli amici di Monza, di Torino, al gruppo scout di Treviglio.
Grazie a tutti per la vostra bontà, la vostra generosità, la vostra preghiera.
Grazie nel Signore

Ricordatemi nelle vostre preghiere.

Padre Arvedo Godina
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