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Scritto Martedì 22 gennaio 2019 alle 08:23

Casatenovo: la discriminazione razziale il tema dell'incontro con la prof.ssa Pisanty

Nel pomeriggio di sabato il municipio di Casatenovo ha ospitato il terzo incontro della rassegna "Percorsi nella memoria 2019: le responsabilità italiane: dalle leggi razziali alla deportazione", alla presenza della professoressa Valentina Pisanty, docente di filosofia del linguaggio e semiotica del testo presso l'università degli Studi di Bergamo. La relatrice, considerata una delle più importanti studiose italiane del negazionismo e dei fenomeni di razzismo, ha potuto esporre la ricostruzione storica della testata fascista "La Difesa della Razza" nella quale si affermavano i principi che contribuirono, durante parte del ventennio, a creare un clima favorevole all'approvazione e assoluzione sociale delle leggi razziali nel territorio italiano.

Da sinistra Daniele Frisco, Valentina Pisanty e Marta Comi

L'evento è stato introdotto dalla presidente del Consorzio Brianteo Villa Greppi, Marta Comi, che in apertura ha voluto ricordare Venanzio Gibillini spentosi lo scorso mercoledì. Il novantaquatrenne si è sempre fatto testimone della sua amara esperienza di deportato dopo aver disertato quella che allora stava nascendo come la Repubblica Sociale Italiana; infatti dopo essere stato arrestato dall'ufficio politico Fascista e detenuto presso il carcere di San Vittore a Milano, è stato deportato nei campi di concentramento di Bolzano, Flossemburg (situato a circa metà strada fra Norimberga e Praga) e Kottern-Weidach (costruito nel quartiere, appunto di Kottern nella cittadina di Kempten, vicino al confine che divide la Germania dall'Austria).
"Giba, cosi si è sempre voluto sentir chiamare, che ha sempre partecipato alle nostre iniziative non ci ha solo lasciato delle testimonianze segnanti raccontando ciò che ha vissuto in quegli anni terribili, ma, ora che ci ha lasciati, ci ha passato il testimone, e quindi il dovere, di far conoscere la memoria per impedire che tutto ciò ce è stato si possa dimenticare". Data l'importanza di questa figura per il Consorzio, si è deciso di dedicargli la rassegna di incontri di quest'anno leggendo degli estratti del suo libro, intitolato "Warum gefangen? (Perché catturato?) Ricordi della deportazione 1944-45" nella quale racconta ciò che ha vissuto da detenuto dal potere fascista e nazista.


Oltre alla presidente del Consorzio, era seduto al tavolo dei relatori anche il dott. Daniele Frisco, consulente storico della rassegna, che ha voluto mostre ciò di cui gli italiani ''si sono sempre lavati le mani'', ovvero le loro responsabilità all'interno della persecuzione razzista durante il ventennio fascista. Seguendo questo filo conduttore è da considerarsi determinante una riflessione su come questo insieme di regole disumane possa essere stato accettato ed assimilato dal popolo italiano.
La professoressa Pisanty ha iniziato il suo intervento parlando della storia della testata che venne stampata tra il 1938 ed il 1943; inizialmente ne era anche vivamente consigliata la lettura presso gli istituti scolastici, poi con il passare del tempo la rivista venne sempre meno a diffondersi tra le mani degli italiani, questo perché molti non condividevano per nulla il suo contenuto. "Questa rivista aveva il fine di introdurre nella cultura italiana il problema razziale che era già ben chiaro in territorio tedesco. Alla stesura di questi fascicoli parteciparono degli accademici allineati al regime per concedere delle fondamenta approssimativamente certe grazie alla loro posizione che permetteva di poter imporre delle fantomatiche ricerche scientifiche a riprova del fatto che l'umanità era composta da diverse razze" ha detto la relatrice, spiegando che il prodotto editoriale era ''composto da quattro sezioni: scienza, nella quale venivano esposti i continui risultati delle ricerche pseudoscientifiche a sostegno dell'esistenza di diverse razze; documentazione, parte nella quale erano descritte le varie razze presenti al mondo; polemica, dedicata alla propaganda antisemita; questionario, ovvero la corrispondenza con i lettori le cui missive non si è certi da chi provenissero. Per quanto possa sembrare un'opera meramente propagandistica che oggi stesso potrebbe far ridere dato che è assai difficile credere a ciò che c'è scritto sugli albi, questo giornale volle screditare di fronte alla comunità pubblica gli ebrei con un crescendo di discriminazione che condusse sino all'approvazione delle leggi razziali e alla collaborazione di soggetti italiani nelle opere di persecuzione".

La nascita della testata si ha nel 1928, quando Mussolini accoglie nel suo studio l'antropologo Guido Landra a cui viene richiesto di portare avanti una campagna di distinzione di razza. In questa medesima occasione il duce espone le sue idee sul razzismo e sottolineò il fatto che fosse necessario costruire una struttura scientifica ad hoc per poter sostenere la credibilità di questo progetto di discriminazione. Per rendere esplicita la sua determinazione in questo progetto, volle comporre un decalogo sul razzismo italiano che, pubblicato sul primo fascicolo de La Difesa della Razza, venne anche sottoscritto da una decina di accademici come biologi, antropologi e zoologi italiani che vollero sostenere con la loro firma questa apparente, approfondita ricerca basata sul metodo scientifico.
Questi dieci punti erano collegati per dimostrare la necessità della pulizia della razza italiana, ma analizzandoli a ritroso si può facilmente capire le lacune scientifiche ed il loro mero fine giustificazionista. Infatti lo stesso Mussolini stava cercando una scusa per poter deportare coloro che gli si opponevano, un mezzo con cui motivare le sue opere disumane.

Nonostante l'oggettività del concetto di "razzismo", si crearono diverse correnti di pensiero, sviluppatesi con il trascorrere del tempo, che indicavano differenti parametri per stabilire come dovesse essere svolta l'opera di suddivisione in razze; le principali, le quali si alternarono all'interno della redazione della rivista, furono: il razzismo biologico o ideologico che concepivano come unico parametro differenziatore quello biologico; il razzismo esoterico o religioso il quale concepiva la razza come un elemento atavico concepibile solo da menti superiori che lo potevano cogliere; il razzismo nazionalista che prendeva a regola la stirpe, quindi le origini delle famiglie come spartiacque. Queste tre diverse concezioni di pensiero condividevano solo l'idea che vi fosse una razza, ovvero un gruppo umani ritagliato dall'umanità, superiore a tutte le altre e questo ha comportato una fobia delle ibridazioni biologiche o culturali.
Nel processo di discriminazione vi fu una vera e propria evoluzione che, se inizialmente non vedeva nemmeno diversi coloro che provenivano da diverse culture, dato che la medesima cultura italiana poteva essere assimilata, il razzismo nazionalista portò la discriminazione nei confronti di coloro che non avevano origini, anche culturali, puramente italiane. Successivamente si ebbe l'avvento, e quindi lo sviluppo, del razzismo biologico che porto ad essere terrorizzati dal rischio di poter contaminare la pura razza italiana. Quindi, concependo il soggetto di origine ebraica come un soggetto geneticamente differente dalla razza italiana, e, per quanto si potesse prevedere l'assimilazione della cultura italiana come mezzo di pulizia per coloro che non appartenevano alla razza italiana, dal momento in cui il parametro biologico divenne decisivo per la discriminazione di razza, divenne impossibile pensare che un soggetto di origine ebrea potesse in alcun modo essere considerato come un vero membro della razza Ariana presente anche in Italia.


Per rendere ancora più chiara e comprensibile la discriminazione tra i soggetti di razza diversa, venne introdotta anche una classificazione basata su caratteri somatici che però andarono a scontrarsi con la realtà ovvero con il fatto che non vi siano delle caratteristiche certe che possano distinguere univocamente l'appartenenza ad una razza o ad un'altra. La cosa interessante è che queste obiezioni che noi facciamo oggi le facevano anche i razzisti di correnti rivali. Ogni indirizzo, infatti, cercava sempre di smentire le argomentazioni degli altri. Quando divenne impossibile dimostrare in modo somatico la differenza tra le razze, fu necessario dimostrare un collegamento tra le caratteristiche caratteriali e le differenti razze. Per fare ciò sì cominciarono a creare degli stereotipi che, una volta diffusi, potessero facilitare l'identificazione delle razze. La facile obiezione a questi stereotipi era la loro evidente mancanza di basi scientifiche; in questo caso gli stessi razzisti rispondevano dicendo che la scienza aveva torto dato che essa era mani agli ebrei.
La semiologa ha voluto identificare un elemento che determinerebbe un concreto livello di allarme per il razzismo: "l'indicatore superato il quale si può parlare concretamente di razzismo può essere la rappresentazione con fattezze animali dei soggetti discriminati. È una spia d'allarme dato che, basandomi su ciò che ho analizzato, vuole preparare il terreno per un'azione concreta e quindi illegittima. Infatti questo avvenne sin dai primi fascicoli de La Difesa della Razza: il nero rappresentato come scimmia, quindi come uomo sottosviluppato; invece l'ebreo come un ragno che tesse la sua tela, crea la sua realtà nella quale tutti gli "ingenui" cascano, oppure come un corvo, arcigno e avaro".

"Noi in Italia, diversamente dai tedeschi che hanno fronteggiato il loro passato, non abbiamo mai affrontato e non ci siamo mai preso le nostre responsabilità per ciò che è avvenuto e di quello che abbiamo fatto nel razzismo. Fatto sta che anche oggi si sta diffondendo di nuovo il razzismo soprattutto in ambito politico e spesso con slogan davvero simili, se non uguali a quelli che erano in voga durante il ventennio fascista" ha concluso la docente, proiettando diverse immagini che riprendevano molto chiaramente degli esempi da lei stessa citati sulla rivista fascista.
Un incontro interessante e coinvolgente che ha spinto molti alla riflessione non solo su ciò che è stato, ma anche su cui che sta accadendo oggi nella nostra società per ora ancora detta "civile".
G.P.
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