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Scritto Giovedì 24 gennaio 2019 alle 14:40

Casatenovo: tre condanne per i ripetuti furti messi a segno nel 2016 al salumificio Vismara. Sei anni la pena più elevata

Il salumificio Vismara di Casatenovo
Sono stati condannati i tre imputati finiti a processo per i furti messi a segno nell'autunno 2016 presso il salumificio Vismara di Casatenovo per un valore complessivo di circa 50mila euro. La sentenza è stata pronunciata quest'oggi poco dopo mezzogiorno dal collegio giudicante presieduto dal dottor Enrico Manzi, con a latere le colleghe Maria Chiara Arrighi e Martina Beggio, che ha accolto la richiesta di condanna formulata lo scorso dicembre dal pubblico ministero Paolo Del Grosso, con pene tuttavia di entità minore in tutti e tre i casi.
Sei anni di reclusione oltre al pagamento di 1800 euro di multa per Maurizio Arena - ex dipendente interinale dell'azienda con sede a Cascina Sant'Anna, difeso dall'avvocato Antonino Billè - nei confronti del quale il magistrato lecchese aveva chiesto una pena di unidici anni e due mesi.
Il complice Vittorio Rizzo - l'unico dei tre imputati presente stamani in Aula accanto al proprio difensore Manoela Stucchi - ha invece rimediato tre anni e sei mesi, oltre al pagamento di una multa di 1200 euro. Una pena molto inferiore alla richiesta (di nove anni e quattro mesi) avanzata dal pubblico ministero lo scorso 18 dicembre.
L'allora custode dello stabilimento casatese, Michele Venere, è stato infine condannato alla pena complessiva di cinque anni e quattro mesi di reclusione tenendo conto dei due anni già patteggiati nel processo per direttissima per l'ultimo episodio ascritto ai tre. Era il 19 novembre 2016, quando una vettura carica di affettati e prosciutti per guadagnarsi la fuga speronò un'auto civetta della Polizia appostata all'esterno dello stabilimento, procurando tra l'altro dei traumi ad un agente. Tratto in arresto in fragranza di reato, secondo l'impianto accusatorio sostenuto dalla Procura il custode dell'azienda avrebbe fatto da "palo" ai complici, consentendo loro l'ingresso nell'area di pertinenza del salumificio da un angolo non ripreso dalle telecamere del circuito di videosorveglianza, facilitando loro il "lavoro".
Rapina impropria era infatti l'ipotesi di reato contestata ad Arena e a Rizzo in relazione a quel fatto; un'accusa che - seppur nel corso dell'istruttoria i legali abbiano tentato di smontare - era stata riconosciuta nella requisitoria del Pm Del Grosso, e che aveva contribuito a far lievitare vertiginosamente la richiesta di condanna nei confronti dei due da parte del magistrato, oggi mitigate dalla decisione del collegio.
Le motivazioni saranno ben illustrate nella sentenza, il cui deposito è stato fissato dal collegio nel termine di novanta giorni.
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G.C.
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