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Scritto Mercoledì 06 febbraio 2019 alle 11:31

Sirtori: la storica Vanessa Roghi presenta il suo volume per ''tenere viva la Memoria''

A tutti i "testimoni del non provato", secondo la definizione di Raffaella Di Castro, è dedicato il libro "1938" che una degli autori, la storica Vanessa Roghi, ha presentato martedì sera a Sirtori all'interno del ciclo ''Percorsi nella Memoria'' promosso dal Consorzio Brianteo Villa Greppi. Scritto da autori che l'esperienza delle leggi razziali e della soluzione finale non le hanno vissute sulla propria pelle, il volume si interroga sulla Memoria e sulle modalità più adeguate per continuare a trasmetterla al resto della popolazione e ai più giovani, in particolare.



Da sinistra il sindaco Davide Maggioni, il vicesindaco Paolo Negri, l'ospite Vanessa Roghi
e Daniele Frisco, consulente storico del Consorzio Brianteo Villa Greppi


"Abbiamo messo insieme storici e narratori che, a partire da due vocazioni diverse, sono riusciti a rendere accessibili a un vasto pubblico argomenti complessi e delicati" ha detto l'autrice. Per lei che, formatasi come storica, lavora anche per la televisione, "è centrale la questione della memoria e della testimonianza: questo è un libro in cui la mia generazione prende il testimone della Memoria da quella precedente, interrogandosi sulle forme più opportune per trasmetterla e mantenerla viva con due obbiettivi: rendere accessibile il tema e continuare a parlarne anche senza i testimoni diretti".
Una sfida che coinvolge storici e comunicatori che, in un certo senso, sono più liberi perché "il rapporto con i testimoni diretti è complesso e difficile". Se infatti, finora, "sono i parenti o i sopravvissuti a aver portato avanti la memoria delle vittime, prima con un senso di vergogna e poi confrontandosi con l'indicibile, lo storico dove si ferma? Va oltre o si ferma dove arriva il sopravvissuto? Solo lui ha il necessario distacco per prendere il punto di vista conoscitivo dello sterminatore". E' un dato di fatto insomma, che "la storia serve per il futuro e avrà sempre più spazio che la memoria".


Spiegato il senso complessivo dell'opera collettanea "1938", la storica è entrata nei dettagli del volume che è dedicato a un anno particolare, il 1938, l'anno delle leggi razziali l'anno in cui gli italiani si dichiararono francamente razzisti. "In quell'anno la borghesia si apprestava a passare un'estate come altre, accompagnata da una delle canzoni dell'estate. Niente lasciava immaginare che il giorno dopo sarebbe apparso un articolo dal titolo "il fascismo e la razza" accompagnato dal "Manifesto della razza". Si parlava della razza in senso biologico, non più politico o religioso". Codificate da un giorno all'altro, le leggi razziali sono state smantellate nella loro interezza solo nel 1987: "ci sono voluti decenni per riportare gli ebrei nella cittadinanza italiana a pieno titolo" ha spiegato la storica. "A livello legislativo hanno impiegato poco a entrare in funzione ma il sistema repubblicano ci ha impiegato decenni a smantellarle dalle fondamenta le norme dell'antisemitismo di tipo biologico". Il percorso dell'abrogazione completa delle leggi razziali viene ripercorso, tra gli altri, da Spadolini nel libro "L'abrogazione delle leggi razziali in Italia".



Il vicesindaco Paolo Negri e il consigliere Alessandro Panzeri


Attraverso la sua lettura, secondo Vanessa Roghi, "la cosa più malinconica che impariamo sono proprio gli effetti di lunga durata, la lentezza dei processi legislativi e la continuità tra fascismo e repubblica. Tra 1944 e 1947 in Italia si mantiene la coesione dei partiti repubblicani fino allo scontro sulla partecipazione all'Alleanza Atlantica, NATO, e, per via della sua particolare posizione geografica, viene subito varata una amnistia e non si è mai riuscito a fare compiutamente i conti con l'esperienza fascista".
Per quanto riguarda invece, il tema dell'antisemitismo e della Shoah, "esso diventa di dominio pubblico solo a partire dal 1961 con il processo a Eichmann in Israele tanto che il libro di Primo Levi viene inizialmente respinto dall'Einaudi". Non a caso, a parere della relatrice, complice il paradigma antifascista postbellico per cui "tutte le vittime e i perseguitati del fascismo lo erano solo per l'attività politica antifascista, la natura razzista e non meramente politica delle persecuzioni razziali è stata riconosciuta solo nel 1978".
Oltre agli aspetti prettamente storici, il libro "1938" può essere utile perché riesce a metterci "nei panni delle persone senza la santificazione delle vittime e ci parla di solidarietà e di assenza di solidarietà nella scuola". Anche tra gli italiani che, considerati privi di un bagaglio culturale per diventare razzisti, diedero adesione convinta "al razzismo dall'aspetto moderno, scientifico e biologico. In questo senso la guerra di Etiopia è stata formativa e vengono riproposte le immagini dell'etiope che diventa ebreo, all'interno di una cornice razzista scientifica".


Momento di svolta è quello raccontato in uno dei racconti del libro: "la compagna ebrea non viene più salutata e del tutto ignorata dai compagni di scuola. Da qui parte tutto: è il momento in cui non viene più riconosciuta l'umanità del tuo compagno di classe". O del rifugiato che arriva sulle coste italiane o che passeggia nelle città perché, ha detto la storica in risposta a una domanda sui parallelismi tra quell'epoca e l'attualità, "è chiaro che bisogna fare una distinzione tra i momenti ma se l'esito dei due gesti è lo stesso, mi chiedo fino a che punto sia utile e legittimo evitare parallelismi. Indubbiamente, non sono cose uguali ma è chiaro che in entrambi i casi sono in funzione meccanismi di discriminazione simili".


Conclusosi con un accenno all'attualità e al ruolo dell'educazione scolastica, l'intervento della storica Vanessa Roghi è stato introdotto dal vicesindaco di Sirtori Paolo Negri. "Ospitiamo uno degli ultimi appuntamenti della parte invernale dei viaggi della memoria a cui seguirà in primavera la visita al lager di Natzweiler-Struthof a cui accompagneremo anche la visita al palazzo del parlamento europeo a Strasburgo" ha detto. "Quest'anno lo dedichiamo a Venanzio Gibillini, deportato della zona, che ci ha lasciato a gennaio. Lui era una persona conosciuta e lo ricordiamo con la lettura di un brano del suo libro che riproponiamo di sera in sera". La sua testimonianza diretta ha preceduto l'intervento della storica Vanessa Righi che ha preso avvio proprio dalla sfida della Memoria per i "testimoni del non provato".
A.P.
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