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Scritto Venerdì 29 marzo 2019 alle 10:10

Oggiono: Solari chiude il ciclo di incontri a ''Km 0'' con la storia di un dipinto misterioso

Un dipinto dimenticato in un albergo a Cantù, abbandonato dentro una cassa per oltre due decenni. L'autore, la provenienza e proprietario dell'opera sono ignoti. Inizia una vasta attività di indagine, di ricostruzione della storia del quadro. È un Domenichino acquistato da una principessa russa con l'intenzione di farlo giungere al museo dell'Hermitage di San Pietroburgo. Ma, inspiegabilmente viene abbandonato.
Quello presentato da Ernesto Solari è un romanzo che dalla storia passa al giallo. Anzi, «Il segreto del Principe» - questo è il titolo dell'opera - è un vero e proprio giallo che si muove fra storia e romanzo.

Ernesto Solari e Elena Ornaghi

E non poteva essere diversamente. Per Solari lasciare il genere del saggio storico artistico per avventurarsi nel mondo della giallistica, senza portare con se l'esperienza e il bagaglio culturale maturato in oltre 35 anni di attività come storico dell'arte, non sarebbe stato possibile.
Proprio la sua grande esperienza in tema di arte, e in particolare di arte leonardesca, ha preso il sopravvento durante il terzo e ultimo degli «incontri a km 0» tenutosi presso la biblioteca di Oggiono lo scorso martedì 26 marzo.
Per oltre tre decenni Solari - di origine fiorentina ma trapiantato in terra comasca da diversi anni - si è prodigato nella ricerca e nello studio delle opere di Leonardo, riuscendo ad attribuire tre opere all'autore vinciano. «Oggi - ha spiegato Solari - conosciamo venti dipinti attribuiti a Leonardo ma, su alcuni di questi ci sono pareri discordanti, c'è ancora discussione. Le opere riconosciute da tutti gli esperti sono solo cinque, sei».

Nell'intero universo delle opere di Leonardo, almeno tre sono quelle scoperte e attribuite all'artista vinciano proprio da Ernesto Solari. Si tratta di una testa in terracotta, di un disegno di un volto di donna e di una quadrella in maiolica raffigurante l'Arcangelo Gabriele che Solari indica anch'essa come opera leonardesca. Sul ritratto di Isabella d'Este, quest'ultimo scoperto da Solari e parzialmente attribuito a Leonardo anche da parte di Carlo Pedretti, il dibattito è ancora aperto.
«Per attribuire un'opera - ha dichiarato l'esperto d'arte - servono almeno dieci anni. Io ho attribuito tre opere fino a oggi a Leonardo. Su queste tre opere c'è ancora un dibattito aperto. L'attribuzione non consiste solo nel valutare gli aspetti estetici, tecnici e stilistici, ovvero i tre elementi che per tanti anni hanno permesso di attribuire un'opera a un autore. La valutazione di questi tre fattori ha dato risultati scandenti come nel caso del Salvator Mundi. Oggi non è più sufficiente valutare solo questi aspetti ma, bisogna utilizzare la scienza e la tecnologia, cioè gli strumenti che adesso abbiamo in più rispetto al passato. Oggi quando attribuiamo un'opera a Leonardo lo facciamo grazie a a analisi tecnico scientifiche che restituiscono miriadi di elementi come conferma».

Fra gli aspetti, alla base di questa difficoltà nell'attribuire opere all'artista vinciano, vi sono ancora le scarse conoscenze della sua attività. «Leonardo - ha dichiarato Solari - ha fatto molto, oggi noi forse conosciamo solo la metà di quello che ha realizzato. Tutti pensano di sapere tanto di Leonardo ma, in realtà, sappiamo ancora pochissimo. Ad esempio si fa l'errore di considerarlo uno scienziato o una figura piena di elementi razionali, cosa che lui lui non era affatto. Basti pensare che i filologi come Marinoni hanno fatto molta fatica a capire se gli scritti di Leonardo fossero suoi o di altri perché erano molto disordinati, caotici. Leonardo non citava fonti e ha commesso tanti errori sia di pittura che di scultura, basti pensare al cavallone. Tutti gli scultori dell'epoca dicono che era un grande scultore ma, non è giunta a noi nessuna opera scultorea di Leonardo».

Proprio nel trattare le opere diverse dai dipinti Solari si è soffermato sulla maiolica leonardesca raffigurante l'Arcangelo Gabriele. Si tratta di una quadrella, la prima e unica maiolica fatta dall'artista vinciano, firmata e datata. «Da piccolo - ha spiegato lo storico dell'arte - Leonardo viveva con i suoi nonni che come professione realizzavano maioliche. La maiolica in questione è stata commissionata proprio ai nonni di Leonardo per un evento straordinario: l'arrivo a Firenze del Duca di Milano, giunto con più di mille persone al seguito. La maiolica è firmata e datata 1471. Le firme di Leonardo esistono solo su disegni e contratti. Con la dottoressa Ivana Bonfantino ne abbiamo confrontati più di sei mila prima di confermare la firma dell'artista. Leonardo ha dipinto questa maiolica a 19 anni, in giovane età, non appena aveva terminato la sua formazione presso la bottega del Verrocchio a Firenze».

Non poteva mancare uno spazio per approfondire il cenacolo una delle più grandi opere di Leonardo, fra le più dibattute anche a seguito dei romanzi di Dan Brown e degli adattamenti cinematografici.
L'ultima cena, secondo Solari, sarebbe «pieno di elementi kabalistici». Inoltre vi sarebbero delle similitudini con Santa Maria delle Grazie: i 12 cerchi nella cupola 12 e i 42 cassettoni nell'abside. «La struttura del cenacolo - ha spiegato lo stesso Solari - è ad "x", dove l'unione degli opposti trova al centro la luce cioè il Cristo. È inoltre suddiviso in quattro terzine che riprendono le quattro stagioni. Ci sono poi sei parti di luce e sei parti di ombra. La risposta che ho dato ad Dan Brawn è che le cinque figure alla sinistra di Cristo corrispondo alle cinque chiese pietrine, mentre le sette figure alle destra di Cristo corrispondono alle sette chiese giovannee».
Fra i particolari spesso non conosciuti vi è il fatto che il campanile raffigurato nel cenacolo sarebbe l'antico campanile a base ottagonale e pendente - oggi non più visibile perché crollato prima del XVIII secolo - dell'Abbazia di Piona.

Per quanto riguarda la Gioconda, l'opera di Leonardo indiscutibilmente più famosa, Solari ritiene che si tratti del ritratto di Isabella d'Aragona. «Ci sono una serie di elementi da considerare che ci fanno propendere per credere che si tratti di Isabella d'Aragona. La Gioconda è inoltre un'opera complessa, un albero sefirotico cabalistico che ci rivela il percorso per raggiungere la redenzione».

L.A.
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