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Scritto Martedì 16 aprile 2019 alle 14:49

Bevera: alla ''Consolata'' festa dei Popoli coi richiedenti asilo

"Una casa per l'accoglienza, una casa in cui tanti si sono dati da fare, una casa sempre aperta non solo perché qui i cancelli sono sempre aperti ma anche perché qui si trovano persone con una mentalità disponibile al dialogo".
Per il superiore Padre Nicholas Omondi è tutto questo la sede dei Missionari della Consolata di Bevera dove, domenica 14 aprile si è tenuta la Festa dei Popoli. "E' una festa bella perché valorizza ciò che meno viene considerato nella società".

Alcune immagini della Festa dei Popoli alla Consolata

Come i richiedenti asilo dei centri di Merate e Calco, gestiti dalle cooperative Itaca e Nuova Idea, che domenica dietro ai fornelli hanno preparato il pranzo a base di piatti etnici e polenta per i partecipanti alla Festa dei Popoli. "La loro partecipazione si inserisce all'interno del progetto "L'autonomia non è un'utopia: azioni per il lavoro e l'inclusione", finanziato dal Bando Volontariato 2018 e promosso associazioni Centro Aiuto alla Vita di Merate, ALE G. di Lomagna, L'Altra Metà del cielo - telefono donna - di Merate, Associazione Volontari Namaste di Castello Brianza, La Seconda Tunica di Merate" ha spiegato Francesca Ghirini dell'associazione Namaste. "Insieme a volontari italiani e stranieri, i cuochi di oggi sono stati i richiedenti asilo che hanno messo in pratica quanto imparano durante i corsi di cucina realizzati presso Villa Guarnazzola di Merate con gli insegnanti di cucina dell'istituto Clerici".

Un esempio concreto di quella "passione per gli altri, a prescindere dal colore della pelle e dalla nazionalità" di cui ha parlato nel corso dell'omelia Dietrich Pendawazima, l'ex vice-superiore generale dei Missionari della Consolata. "E' importante che come ogni anno la Festa dei Popoli si tenga proprio all'inizio della Settimana Santa: è un modo per prepararci ancora meglio alla Pasqua e a metterci in sintonia con Dio e le persone". A partire dall'amore, vera chiave di volta della fede cristiana. "Gesù Cristo si dirige verso Gerusalemme, nonostante sapesse la morte lo stava aspettando. Era consapevole della missione e fedele all'Amore di Dio".

Che per i fedeli si deve manifestare in una vera e propria passione per Dio e l'umanità: "facciamo tutti parte del popolo di Dio e dobbiamo identificarci in questo amore e condividere la passione per gli altri". Unendo le fedi religiose come dimostrato dalla presenza sull'altare di esponenti delle comunità islamiche e cristiano evangelica.
A.P.
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