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Scritto Giovedì 25 aprile 2019 alle 20:11

A Oggiono la celebrazione del 25 Aprile con altri 14 paesi del circondario. Contestazioni per l'assenza dell'Inno Nazionale tra le musiche intonate

Le cerimonie per il 74esimo anniversario della Liberazione sono iniziate di prima mattina a Oggiono, con la deposizione della corona di alloro al monumento dei caduti di Imberido, e sono proseguite con la messa in Santa Eufemia.



Quest’anno la commemorazione del 25 aprile - organizzata dal Comune - ha visto l’adesione di altre 14 amministrazioni del territorio: Annone Brianza, Bosisio Parini, Castello Brianza, Cesana Brianza, Costa Masnaga, Dolzago, Ello, Garbagnate Monastero, Molteno, Nibionno, Rogeno, Sirone e Suello.




Molti i sindaci presenti con delegazioni e gonfaloni che, terminata la funzione religiosa celebrata da Monsignor Rolla, hanno sfilato per le vie del centro in direzione del camposanto. Presso il cimitero comunale il Sindaco di Oggiono Onorevole Roberto Ferrari ha deposto una corona di alloro di fronte al monumento dei caduti, gesto a cui ha fatto seguito un momento di raccoglimento e il saluto delle autorità.



Il vice sindaco Andreotti e il primo cittadino, Onorevole Ferrari

Da qui il corteo ha ripreso la strada per il centro città e, percorrendo viale Vittoria, è giunto in piazza Manzoni. Ai piedi del monumento è stata deposta una seconda corona di alloro e le autorità hanno reso omaggio ai caduti. Il primo cittadino Ferrari, a fianco del vicesindaco Andreotti, leggendo il suo discorso ha ricordato come di frequente la guerra di liberazione e il 25 aprile siano ancora oggi motivo di strumentalizzazioni per opposte ideologie «ormai condannate e cancellate dalla storia». Citando il partigiano Aldo Gastaldi ha poi posto l’accento sulla necessità di combattere il «metodo fascista in chiunque».

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Successivamente ha citato alcuni passaggi storici legati alle vicissitudini italiane nel secondo conflitto mondiale, affrontando anche alcune pagine controverse della guerra di liberazione. «La guerra partigiana – ha spiegato Ferrari - non fu scevra di episodi riprovevoli e crimini, come quelli subiti dalla Brigata Osoppo i cui membri furono assassinati ad opera di altri partigiani nell’eccidio di Porzus. Oppure quelli perpetrati tra il 1943 e la fine degli anni ’40, quindi anche dopo il termine del conflitto, che insanguinarono il cosiddetto “triangolo rosso” o “triangolo della morte” in Emilia. Ma è innegabile che questa guerra conseguì, con il fondamentale supporto degli alleati, il risultato della liberazione».





Citando poi il partigiano Arrigo Boldrini sulla guerra di liberazione come «battaglia combattuta assieme per riconquistare la libertà per tutti, anche per chi era contro», il primo cittadino ha ricordato le date del 2 giugno, nascita della Repubblica, e del 27 dicembre, ratifica della Costituzione. Quest’ultima descritta come «l’importante strumento per governare e conservare quei doni preziosi frutto del sangue di molte persone». «Il testamento di 100mila morti» ha dichiarato il sindaco citando a lungo Calamandrei.




Nel ricordare come oggi si onori la memoria di chi «ci ha restituito quella libertà», ha poi sottolineato come quest’ultima sia «un bene mai acquisito una volta per tutte e spesso in pericolo, minacciata da fattori interni ed esterni alle nostra società».
«I valori dell’occidente – ha dichiarato Ferrari - sono oggetto di attacco da parecchi anni del fanatismo religioso islamico che attraverso la viltà delle azioni terroristiche compiute verso inermi vorrebbe imporre la propria visione malata della società, fatta di prevaricazioni, violenza e oppressione, in una sola parola: mancanza di libertà. Voglio fare memoria – ha continuato - delle vittime delle stragi di Pasqua nello Sri Lanka e di tutte quelle del terrorismo che ci ricordano attraverso la loro testimonianza silenziosa quanto sangue debba essere versato per tenere vivo in noi il desiderio e la capacità di difendere quei valori che il 25 aprile ci ha restituito».




Ricordando l’impegno delle forze armate che vigilano per il «mantenimento della sicurezza e delle garanzie democratiche», svolgendo la «missione che la Costituzione affida loro», il sindaco ha espresso dolore per chi – come il Maresciallo dei Carabinieri Papantuono di Foggia – perde «il bene supremo della vita» nell’adempiere a questa missione. «Spero che le ricorrenze – ha dichiarato Ferrari - come quella odierna abbiano anche in futuro un ruolo e un significato che è, e sarà sempre, quello di ricordare all’uomo di ogni tempo che la libertà non è di nessuno, ma è di tutti, ed è sacro dovere di ciascuno difenderla per sé e per gli altri». Concludendo poi il suo intervento con un «Buon 25 Aprile, viva San Marco viva l’Italia».

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Terminato il discorso del sindaco, la banda ha intonato alcune musiche, ma non l’inno d’Italia. Un fatto che ha provocato malcontento fra alcuni dei cittadini presenti, che hanno gridato «vergogna» a più riprese e successivamente hanno chiesto alla banda di suonarlo. I musicisti hanno accettato intonando le note di Mameli. Parte del pubblico che aveva assistito alla commemorazione aveva però già lasciato la piazza.



Il Sindaco Ferrari ha spiegato l’accaduto facendo riferimento ai protocolli ufficiali. «Il cerimoniale delle manifestazioni pubbliche – ha dichiarato il primo cittadino – prevede che l’inno d’Italia venga suonato solo con l’alzabandiera, che in questo caso non c’è stato».
L.A.
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