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Scritto Domenica 05 maggio 2019 alle 18:27

Elezioni, Magni: tra ''Progetto'', ''Insieme'' e ''per'', un’analisi della semantica politica delle 97 liste per scegliere 51 sindaci

ll 26 maggio in alcuni Comuni della Provincia di Lecco si vota per il rinnovo dei Consigli Comunali e dei Sindaci. Votano 51 Comuni per eleggere 51 Sindaci e 560 Consiglieri Comunali distribuiti numericamente in base al numero della popolazione  residente. I Comuni sotto i cinquemila abitanti sono 32, pari al 62%, eleggono il 57% dei consiglieri; sopra i cinquemila sono 16, eleggono il 32% dei consiglieri; sotto i quindicimila sono 3, pari al 5%, eleggono il 9% dei consiglieri.


Le aree territoriali coinvolte della Provincia di Lecco sono: Meratese, Oggionese, Casatese, Lecchese, Lago e Valsassina. Le aree territoriali maggiormente coinvolte sono la Brianza e la Valsassina. La presenza dei partiti di riferimento coinvolge solo i centri più grossi, per gli altri la gestione è completamente lasciata all’iniziativa delle singole realtà; eppure, va a votare, su una popolazione provinciale di 339.254, 166,616, pari al 49,11%. In sostanza, la metà dei Comuni vota nell’indifferenza generalizzata delle forze politiche rappresentate in Parlamento.  Le piccole realtà sono completamente lasciate a se stesse nell’indifferenza generalizzata.
La scissione centro e periferia non riguarda soltanto le città metropolitane ma anche i piccoli comuni in rapporto ai centri medi. C’è una separazione costante e molecolare; più il paese è piccolo più è lontano, più è staccato e più nascono le liste fai da te.  E’ un processo che genera separazione, distacco. I partiti non sono capaciti di costruire reti interattive di significato tra le varie componenti del territorio. Ogni piccola realtà comunale diventa l’espressione della molecolarizzazione sociale, culturale, economica e politica.

Per cercare di approfondire questo aspetto è necessario prendere in considerazione il numero delle liste che si presentano nel singolo comune. I comuni che votano sono 51, le liste presentate sono 97. 
In 14 Comuni è stata presentata una lista, pari al 14%; due liste sono state presentate in 25 Comuni, pari al 53%; tre liste in 10 Comuni, pari al 30% e solo un Comune si è presentato con quattro liste, pari all’1%.
Questo dato evidenzia la frammentazione della partecipazione al voto da una parte, ma il dato più significativo è la presenza in aumento, in rapporto all’ultima elezione comunale, di una solo lista.
L’aumento di queste monoliste mette l’accento sul mancato confronto all’interno del singolo comune e all’attenzione del ricambio. Non è un caso, la ricandidatura coattiva dello stesso sindaco per più legislature. C’è il rischio di un eccesso di personalizzazione con tutto quello che ne consegue. E’ evidente che in queste comunità c’è un meccanismo coattivo di delega, di rimozione della propria responsabilità civica.

Il distacco centro periferia, delega, personalizzazione, indifferenza si è verificato proprio con le ultime elezioni Provinciali di secondo livello. I consiglieri e i sindaci dovevano votare per rinnovare il nuovo Consiglio Provinciale; su 1.025, aventi diritto di voto, sono andati a votare 698, pari al 68,09%; il 32% non è andato a votare. Da una analisi minimale emerge che sono gli eletti dei piccoli comuni a astenersi  dal voto. Va precisato che per la Provincia si votava per aree politiche di riferimento: forse il 32% non si riconosce nei partiti.
Il primo dato che colpisce di queste liste è l'aspetto linguistico della definizione del nome della lista. Per cercare di comprendere il processo sociale e politico di cosa sta accadendo in questo territorio molecolarizzato, fluido e departitizzato è necessario fare una analisi del brand: così è possibile spacchettare e guardar dentro lo stesso. Attraverso l’analisi linguistica del nome della lista è possibile costruire una mappa socio- psicologica del voto.
Per far questo è stato necessario costruire un classificatore che tenga presente il significato linguistico e funzionale del nome della lista. Per esempio la denominazione Progetto Abbadia o Progetto Valmadrera pone il fuoco semantico sul sostantivo progetto. Progetto dal latino deriva da pro che significa andare avanti o jacere gettare. Ciò che viene gettato davanti. Il progetto è l'anima della vita. E' la concretizzazione di quell'esser-ci che è sempre proiettato avanti rispetto a sé. Il progetto è la cura che si ha di sé, delle altre persone, del proprio mondo. Non è solo un grosso foglio di carta sporcato con disegni squadrati, né una fantasticheria tagliata come un piano d'azione
Progetto è classificato come una categoria Idealistica. Sono 9 le liste con Progetto, pari al 9% delle liste. Queste liste si focalizzano attorno all’idea di un paese ideale del potrebbe essere.


Un altro sostantivo ricorrente è Insieme: Insieme per Vendrogno. Insieme indica compagnia, unione, unità, associazione, coesione; questi elementi sono stati classificati come Sociali. Sono 17 le liste con queste caratteristiche, pari al 17,52%. Queste liste mettono al centro la dimensione sociale, la comunità, la condivisione, la relazione nello stare con gli altri: il focus è il sociale.
Le liste che pongono al centro il sostantivo proprio del comune come Carenno Ideale oppure Bosisio Viva voglio evidenziare l’appartenenza territoriale, l’esser autoctono.  Sono raggruppati nella categoria Identitaria. Sono 21, pari al 45,46% Il focus Identitario sottolinea la dimensione localista parcellizzata, che si distingue dalle altre e vuole rimarcare la propria specificità.
Le liste che pongono la preposizione per, come Per Pagnona, che significa passare attraverso, sono state classificate in Scopistiche. Sono 12, pari a 12,37%. La caratteristica di queste liste è di porsi scopi specifici da raggiungere, da portare a termine o da avviare. Sono centrate sul fare, sul concreto.
Le liste che usano il verbo cambiare, rinnovare come Cambia Merate, evocano il mutare, il muoversi in un’altra direzione. Sono 16, pari 16,49%. Sono classificate Pragmatiche perché si pongono sul piano del fare, del progettare e sono in opposizione alla prima.
Le liste più ‘autonomiste’ sono quelle che non si definiscono. Sono 8, sono liste del Fai Da Te, indipendentemente da tutto. Sono il frutto di rapporti amicali, parentali che si affidano al proprio narcisismo: loro si che possono.
Ci sono poi delle liste che si rifanno alla dimensione attributiva emozionale come Orgoglio Osnago che pongono al centro la dimensione emozionale del vogliamoci tutti bene.
Le liste di partito sono solo 5, di cui 2 intestate al leader e evidenziano non il paese, il comune ma l’ideale narcisistico dell’onnipotente leader di riferimento: si vince nel suo nome. 

Sono tre le costanti di riferimento: una progettuale-pragmatica-sociale che si richiama il centro-sinistra allargato; l’altra più identitaria-scopistica che si richiama all’autonomismo di centrodestra;
la terza quella valoriale-fai da te è più indefinita, parcellizzata.
I partiti non esistono, sono scomparsi. Solo il Movimento5Stelle ci mette la faccia però solo in tre comuni su 51.
C’è il rischio che i buoni propositi volontaristici dei candidati senza delle reti interattive tra parti nell’arco di poco tempo vedranno scemare la motivazione, il desiderio. La frammentazione, la parcellizzazione, se nell’immediato possono essere di stimolo e di  sfida, con il passare del tempo di fronte alla dinamica della realtà  imploderanno.

Il primo dato è che scompaiono i partiti di riferimento, solo due partiti presenti a livello nazionale compiono con il richiamo al leader di riferimento nazionale e al movimento. Solo il Movimento 5Stelle si presenta con il suo brand, tutti gli altri scompaiono e si nascondono dietro a delle etichette.
Enrico Magni
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