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Scritto Domenica 12 maggio 2019 alle 08:54

Castello B.za: serata di letteratura e danza con ospiti Giovanni Corti e Nora Spreafico

Una serata particolare che unisce danza, musica e letteratura quella svoltasi giovedì 9 maggio presso la biblioteca comunale di Castello di Brianza, per la presentazione del nuovo libro di Giovanni Corti intitolato "4+1=5. Cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia".


 "L'amministrazione, in collaborazione con la biblioteca comunale, ha deciso di organizzare quest'iniziativa coinvolgendo Giovanni Corti, scrittore, e Nora Spreafico, studentessa di danza presso l'istituto coreutico di Bergamo. Abbiamo cercato di unire la passione per la scrittura e l'amore per la danza in una serata ricca di particolari misteriosi e divertenti'' ha detto Elena Formenti, consigliere e presidente della commissione istruzione e cultura.

La danzatrice Nora Spreafico

"Grazie per essere qui questa sera ad assistere alla presentazione del mio libro, un libro che è romanzo e giallo al tempo stesso. Mi presento: sono Giovanni Corti, ex libraio della libreria Liberamente di Oggiono. Sono appassionato di storia, curioso dei fatti di cronaca del nostro territorio e, da qualche anno, mi dedico alla scrittura di romanzi gialli. Catturano la mia attenzione i fatti realmente accaduti nel nostro territorio, quei fatti che rimangono spesso marginali e sconosciuti alla grande storia ma che meritano di essere ugualmente ricordati. In questo libro vengono narrate storie che si realizzano in diversi spazi temporali, percorsi differenti si intrecciano e riconducono ad un'unica soluzione. Questo nuovo romanzo rappresenta il mio personale manifesto per ricordare quel movimento di odio, covato da secoli, nei confronti del popolo ebreo, in Europa ed anche in Italia che portò, nella metà del secolo scorso, dapprima all'emanazione delle leggi razziali e poi all'idea malsana dello sterminio. Ormai temo si sia raggiunto il tempo ultimo: per la mancanza di testimoni diretti correremo il rischio di parlarne solo in occasione della ricorrenza della giornata della memoria dimenticandocene per il resto dell'anno. Io, per ricordare, ho deciso di utilizzare lo strumento del romanzo che racconta una storia senza vinti né vincitori, un mistero che affonda le sue radici negli anni oscuri della guerra e delle persecuzioni razziali" ha spiegato lo scrittore.

Giovanni Corti, autore del libro ''4+1=5. Cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia''


Durante la presentazione sono stati letti alcuni frammenti del romanzo accompagnati da musiche dell'epoca che riportavano gli spettatori indietro nel tempo, mentre la ballerina Nora Spreafico si è esibita in alcuni passi di flamenco meravigliando i presenti con la sua eleganza.

"È una mattina del mese di febbraio del 1959. La nebbia saliva lenta e stopposa dal lago sottostante, che in quel momento si poteva solo immaginare.
La stagione era stata particolarmente rigida e la superficie del lago, ricoperta da un notevole spessore di ghiaccio, permetteva ai contadini con i loro carretti di attraversare dalla Cà de Sala alla furnàs de Nòn, risparmiando la carrozzabile che li avrebbe costretti a costeggiare la riva.
Quel giorno la gente pareva aver risposto a un raduno interiore, a un moto d'animo trafitto da un qualcosa di tragico. Si erano creati due cordoni umani ordinati che da piazza Vetturina si snodavano, delimitando a destra e a sinistra sia la via che ripida saliva dal lago sia quella che tagliava stretta il borgo fino alla prepositurale.
C'era tutto il paese raccolto in quel nodo umano di dolore. Molti erano i curiosi venuti da fuori per assistere alla cerimonia finale di quel tragico avvenimento che aveva sconvolto la comunità e riempito di inchiostro le pagine dei giornali.

A sinistra il consigliere Elena Formenti


...È uno strano funerale quello che sale dal lago al paese e la moltitudine di gente che era in attesa attesta l'eccezionalità dell'evento.
Ecco infine materializzarsi ciò che tutti avevano atteso con tanta apprensione. Prima i pennacchi dei carabinieri in uniforme, poi le quattro bare mute bianche. Portate in spalla ondeggiavano cadenzate dai passi dei portantini, parevano evaporare in quella nebbia che ben imitava il mistero.
Seguirono i parenti piegati, affranti, disperati, abbracciati si sorreggievano l'un l'altro condividendo il dolore così fresco, ancora troppo forte per esser digerito da soli.
Lo scalpiccio sulla strada sterrata era l'unico rumore che si mescolava al pianto sommesso e alle sacre preghiere. Una condivisione che aveva stretto tutti. Piano piano, come rigagnoli che si uniscono al grande fiume, la gente si era accodata al messo corteo e aveva riempito sino all'inverosimile la chiesa che risultava essere troppo piccola per contenere il dramma.
Chi era rimasto fuori sul sagrato rifletteva e commentava le parole che da giorni si continuavano a ripetere: "che tragedia! che disgrazia! certo che è stata un'imprudenza immane.."


Lo scrittore ha letto alcune pagine del romanzo indirizzando i presenti a soffermarsi sul grave fatto di cronaca avvenuto proprio sul lago di Annone il 4 febbraio del 1954, per ragioni di romanzo riportato poi all'anno 1959.
Quel drammatico giorno quattro ragazzi, seminaristi della consolata di Bevera, si sono disgraziatamente avventurati sul lago ghiacciato che, rottosi sotto il loro peso, li ha inghiottiti. I giornali dell'epoca intitolarono l'accaduto "la tragedia del lago di Oggiono".
Durante lo straziante recupero dei corpi vennero però riportati a galla cinque cadaveri. Ed è qui che ha inizio il giallo: il maresciallo Fontana, a cui fu affidato l'incarico di risolvere il caso, per scoprire il mistero sarà costretto a ricostruire ben quattro storie che affondano le radici nel passato di vent'anni prima, storie narrate attraverso i ricordi e le narrazioni di chi le visse veramente.

È il 1939, la vicenda inizia nella dimora di un avvocato ebreo durante una cena e vede coinvolte anche le famiglie dei suoi quattro amici, anch'essi ebrei. Gli ultimi anni di quel decennio non portarono nulla di buono: vennero promulgate nel '38 le leggi razziali e solo un anno dopo l'Italia entrò in guerra. Ognuno di loro teme per la propria vita e per quella dei propri cari. Durante la cena l'avvocato, l'unico che era riuscito ad arianizzarsi, conviene con gli amici che l'unica possibilità di salvezza è scappare. Propone quindi agli amici un insolito gioco: lui sarebbe stato il custode dei loro beni fino a quando non sarebbero tornati. Prima di partire ognuno avrebbe dovuto stilare una lista di tutto ciò che avrebbero lasciato in sua custodia in cambio di una ricevuta, un misterioso oggetto prezioso. La scommessa consisteva nel ritrovarsi nella casa dell'avvocato vent'anni più tardi, precisamente il 4 dicembre 1959, per la ritira dei beni consegnati. Il ritardo non sarebbe stato ammesso e ognuno avrebbe dovuto presentarsi con la ricevuta, pena la perdita dei propri averi in favore degli altri. Se fossero tornati senza la ricevuta? Se qualcuno l'avesse loro rubata? Chi sarebbe stato il vincitore?

Per risolvere il mistero e svelare l'intreccio non resta altro da fare che leggere il romanzo.
Sara Ardagna
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