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Scritto Mercoledì 05 giugno 2019 alle 15:48

Oggiono, Bachelet: ''Capaci…di essere'', lo spettacolo del laboratorio teatrale

Esperimento teatrale sulla legalità, sull'individualismo, la solitudine e il bullismo. È stato uno spettacolo denso di significato quello portato sul palco dagli studenti dell'istituto Bachelet di Oggiono che hanno partecipato al laboratorio teatrale.
La rappresentazione "Capaci...di essere", ospitata al teatro San Carlo di Sirone nella serata di martedì 4 giugno, è stata presentata da Maria Nunziata Rega, docente di riferimento e da Alberto Bonacina, operatore teatrale che ha seguito il percorso dei ragazzi.

Da sinistra Alberto Bonacina, Maria Nunziata Rega e la dirigente Anna Panzeri

"Quest'anno abbiamo aperto le cerimonie di fine anno con il concerto degli studenti che si è tenuto qui la scorsa settimana. Oggi abbiamo i ragazzi del teatro" ha affermato la dirigente Anna Panzeri. "Ho fatto due considerazioni sul titolo che parla di una profondità in termini esistenziali non da poco, anche per noi adulti. Capaci inoltre rimanda a un luogo fisico che ha segnato uno degli eventi più importanti della storia del nostro paese. Si parla tanto di legalità: la scuola non può escluderlo dagli insegnamenti perché è garanzia di libertà, di diritti e doveri acquisiti. Ci sono tutti gli elementi per guidarci nella riflessione" ha proseguito ringraziando le due persone che hanno curato il progetto.


"Il laboratorio è attivo da otto anni grazie all'iniziativa mia e di altri colleghi. Abbiamo iniziato con una piccola proposta che poi si è ampliata quando abbiamo partecipato al progetto Live di fondazione Cariplo, che ci ha permesso di portare avanti il progetto per tre anni. Abbiamo poi deciso di mantenerlo vivo per favorire la capacità dei ragazzi timidi a mettere in campo le loro potenzialità, a esprimersi in maniera serena sia in modo privato sia a scuola. Il confronto con gli altri o il momento di espressione, come quando sono interrogati, spesso li penalizza perché la prospettiva di prevaricare oggigiorno la fa da padrona" ha spiegato la professoressa.

Il laboratorio, che viene realizzato nelle ore extra scolastiche, si spalma su tutto l'istituto, ha avuto grossa una continuità negli anni e mantiene al suo interno l'eterogeneità dei ragazzi che continuano il lavoro degli anni pregressi e i nuovi studenti che si aggiungono. L'operatore teatrale ogni anno fa proposte ai giovani per capire quale tema vogliono approfondire e, insieme, costruiscono la nuova storia.

"Quest'anno abbiamo deciso di ragionare intorno all'individualismo che può portare a situazioni drammatiche, come Falcone e Borsellino ci hanno insegnato. Si riflette quindi sui problemi della legalità, sul saper stare insieme e superare momenti di individualismo che riportano a esperienze di bullismo sperimentate o vissute indirettamente. Capaci quindi è legato al dramma che ha colpito il magistrato segnando la storia, ma alla capacità di essere altro rispetto all'indifferenza e al malaffare" ha aggiunto la docente.

Se solitamente il corso prendeva avvio a novembre, quest'anno è cominciato solo a febbraio: i ragazzi sono partiti svolgendo due ore a settimana e poi ne hanno aggiunta un'altra per portare a termine il lavoro.

"È un laboratorio scolastico, non un corso teatrale o una scuola teatrale fuori dalla logica di un percorso didattico. Il momento finale è un pretesto per costruire una sintesi del percorso e dei momenti vissuti insieme che servono a far sì che i ragazzi scoprano qualcosa di loro" ha esordito Alberto Bonacina. "Solitamente comincio con una sorta di propedeutica teatrale, per sperimentare nuovi modi di essere, di usare il corpo, la voce, lo spazio senza sapere che magari lo facciamo abitualmente. Quest'anno siamo partiti in ritardo rispetto agli anni precedenti e, per essere pronti a questo momento importante, abbiamo dovuto accelerare i tempi. Abbiamo chiesto ai giovani quali temi sentivano, cosa volevano portare in scena: tutti hanno dato risposte che ruotavano attorno al tema della legalità, de bullismo".

Si è quindi partiti dal testo di Luigi Garlando, dove un padre racconta cos'è la mafia attraverso quello che succede nella classe del figlio. "Il rispetto delle regole porta ad avere la legalità" ha concluso Bonacina prima di lasciare lo spazio ai ragazzi.
Ecco offerto il tema della giustizia attraverso una serie di linguaggi usati nel laboratorio: il linguaggio del corpo, l'uso dello spazio e il teatro di parola.

Sono stati 16 gli studenti che si sono alternati sul palco. Questi i loro nomi: Alberto Gatti, Ani Shuleva, Asia Bianchi, Chiara Besana, Clara Combi, Elisa Chioda, Elena Riva, Federica Ripamonti, Federica Maggioni, Gloria Redaelli, Lisa Bugiada, Luca Burini, Martina Sesana, Omar Laze, Silvia Zorloni e Viola Gianni Bassani.
M.Mau.
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