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Scritto Giovedì 06 giugno 2019 alle 15:00

Oggiono, Bachelet: gli studenti al centro di una ricerca sulle perfomance sportive

Performance sportive nella media europea, a dispetto dei risultati emersi degli studi e dall'analisi dei dati di Tomkinson che vedeva i giovani italiani penultimi in classifica tra tutti gli stati europei.
È quanto emerso dalla ricerca di quattro giovani iscritti alla facoltà di scienze motorie dell'Università degli studi di Milano che, per un paio di mesi, hanno condotto il test su un campione di studenti dell'istituto Bachelet di Oggiono. Il loro lavoro è stato presentato nella serata di giovedì 5 giugno nella sala consiliare di Oggiono, alla presenza di ragazzi, docenti, genitori e della dirigente scolastica Anna Panzeri.

I quattro studenti universitari che hanno realizzato la ricerca

Gli studenti universitari, al termine della loro ricerca, realizzeranno la loro tesi di laurea sperimentale: sarà relatore il professore Antonio La Torre, da ottobre Direttore Tecnico FIDAL delle squadre nazionali assolute, nonchè docente presso l'università di Milano. A livello scientifico e sulle questioni research sono stati invece guidati da Nicola Lovecchio, professore presso l'università di Pavia.
"La ricerca ha avuto il fine di rilevare le misure antropometriche degli studenti dell'istituto Bachelet di Oggiono e verificare le loro capacità fisico motorie per paragonare i risultati alla media europea (prima dei risultati emersi dal campione lecchese, gli italiani risultavano essere il fanalino di coda assieme alla Grecia) confrontando i dati raccolti dal ricercatore Grant Tomkinson, il più attivo in questo campo. L'analisi è stata compiuta tramite l'utilizzo di tre test della batteria Eurofit (test standardizzat)" hanno spiegato i tesisti.
I test a cui gli studenti si sono sottoposti sono stati tre: il salto in lungo da fermo per misurare forza esplosiva, gli addominali in 30 secondi per raccogliere i risultati della forza resistente e lo shuttle run test (test navetta, ovvero una corsa di 5 metri per 10 volte) utile per valutare la speed agility. Il campione testato è stato di 845 studenti dell'istituto, suddivisi tra 406 femmine e 436 maschi.

"È stato riscontrato che, di questo campione testato, il 18% dei maschi e 29% delle femmine non pratica alcuno sport e le motivazioni maggiori son state la mancanza di voglia, l'abbandono post infortunio e la mancanza di tempo a causa dello studio" hanno affermato i quattro ragazzi.
Per quanto riguarda l'analisi qualitativa dei test è stato riscontrato un deficit da parte degli studenti nelle seguenti caratteristiche: coordinazione del proprio corpo nell'eseguire anche movimenti semplici come il caricamento di un salto; controllo della respirazione durante gli esercizi (molti ragazzi praticavano gli esercizi in apnea e non respirando come si dovrebbe fare); controllo motorio: parecchi studenti non riescono a controllare il movimento del proprio corpo, come negli addominali, test in cui spesso nella fase di discesa si lasciavano cadere prendendo colpi evitabili alla schiena. Manca dunque il controllo del rachide, elemento essenziale nella prevenzione degli infortuni e, ultima caratteristica per la quale gli studenti risultano deficitari, è la motivazione: senza un compenso post test, come ad esempio un voto, risultavano svogliati a volte nell'effettuare l'esercizio.
"I risultati, per essere paragonati con i valori delle altre nazioni europee, sono stati elaborati con l'utilizzo dello "Z-score": una formula statistica appunto per parametrizzare due campioni distinti" hanno aggiunto i tesisti che hanno ricevuto, nel complesso, risultati positivi: al contrario di quanto elaborato dagli studi di Thompkinson, la stragrande maggioranza dei risultati si colloca infatti nella fascia della media europea.

In alcuni casi è addirittura superiori alla media europea, come il salto in lungo da fermo nel campione femminile di età 14-15-16 anni e maschile 14 anni e gli addominali, per la fascia femminile di 14 anni.
Per altri, invece, i risultati sono sotto la media europea: è il caso dello shuttle run per il campione femminile di 14-15 anni e maschile 15 anni.
"Si è infine notato che i risultati tra biennio e triennio maschile e femminile, come ci si aspettava per via dei cambiamenti fisiologici dell'organismo, seguono un andamento a forbice, ovvero un andamento opposto nel decorso del tempo, e che dopo i 15 anni c'è un distacco prestativo, a volte significativo, tra i risultati maschili e quelli femminili forse perché i maschi sono ancora in pieno sviluppo mentre le ragazze maturano prima" hanno concluso i tesisti.

Per trarre alcune conclusioni, a livello qualitativo, nella realtà lecchese, gli studenti del Bachelet risultano essere in linea con la media europea. Ci sono poi una maggiore differenziazione tra maschi e femmine nell'attività curricolare e differenze di performance che dipendono dal tempo dedicato all'attività fisica.
"Alla luce di questi risultati ritengo sia importante considerare la performance sportiva non in termini agonistici bensì in termini di salute complessiva" ha affermato la preside prima di lasciare spazio a un breve dibattito tra docenti e tesisti.

Da tale analisi dei dati, risulta che "l'educazione motoria e sportiva fornisce ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze notevoli occasioni per formare la consapevolezza dei messaggi che arrivano dal loro corpo sotto forma di sensazioni fisiche o psichiche, e li rende capaci, tramite l'azione, di coglierne il contenuto e di rispettarlo. Mente e corpo non sono separabili: la scoperta del sé corporeo aiuta a comprendere la propria peculiare identità. Inoltre il corpo è il tramite privilegiato della manifestazione di sé agli altri: imparare ad ascoltare i bisogni autentici del proprio corpo e dotarsi di uno stile di vita sano e attivo aiuta a conquistare un positivo senso di sé ed a vivere relazioni sociali più serene e costruttive".
Michela Mauri
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