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Scritto Venerdì 07 giugno 2019 alle 12:12

Greppi: ''giustizia riparativa'', presentati i risultati di un lavoro di ricerca

Gli studenti del terzo anno del liceo economico e sociale e del liceo delle scienze umane hanno presentato i risultati di una ricerca sociale svolta in tema di conflittualità e giustizia riparativa. L'evento ha avuto luogo nella mattinata di giovedì 6 giugno, nell'aula magna dell'istituto superiore Greppi di Monticello, particolarmente affollata per l'occasione. Un progetto iniziato a gennaio e che si è protratto per mesi dando dei risultati particolarmente interessanti.
Dopo aver passato in rassegna la differenza fra giustizia legalitaria e giustizia riparativa, con quest'ultima - oggetto dello studio - che vuole mettere in relazione chi ha commesso il reato con il contesto sociale in cui è immerso e i danni che la sua azione ha causato al resto della società, gli studenti hanno spiegato le modalità con cui hanno effettuato la ricerca.

Un paio di immagini dell'aula magna gremita di studenti durante la presentazione

«Giustizia e conflitto - ha spiegato una studentessa - sono due tematiche molto delicate. Usare un approccio quantitativo sarebbe stato riduttivo. Noi non ci siamo limitati a misurare dei fenomeni, ma li abbiamo indagati in profondità, ad esempio con stereotipi, pregiudizi e schemi. Per questo motivo siamo sì partiti da approccio quantitativo, ma poi vista la complessità siamo passati a uno qualitativo». Lo strumento qualitativo ha permesso agli studenti di raccogliere delle vere e proprie opinioni che le persone hanno sviluppato in tema di giustizia e conflitto, evitando di collezionare dei semplici dati.
Dopo una serie di attività pratiche e laboratoriali realizzati con il contributo di associazioni esterne alla scuola, i ragazzi sono poi passati alla fase di ricerca vera e propria. Si è trattato di un'importante fase formativa che ha permesso agli studenti di acquisire delle competenze a livello metodologico di ricerca.
«In questa fase - ha spiegato un'altra studentessa - abbiamo creato delle mappe mentali [degli schemi di associazione delle idee ndr] per rappresentare i concetti che i ragazzi della nostra età hanno in tema di giustizia e conflitto». Nella fase successiva le stesse mappe mentali sono state fatte elaborare ad altre persone esterne al progetto.

Complessivamente sono stati intervistati 135 ragazzi del territorio, con un'età compresa fra i 18 e i 25 anni. Settecento le mappe mentali raccolte, ciascuna con sette, otto termini che gli intervistati hanno associato ai concetti di giustizia e conflitto. L'analisi ha permesso di raccogliere più di due mila parole con le quali è stato possibile tracciare un quadro abbastanza fedele delle opinioni che le persone, in questa fascia d'età, hanno su questi importanti temi.
Fra i molti termini che sono emersi in relazione a quella che dovrebbe essere una giustizia "desiderabile" troviamo: "etica", "imparziale", "morale", "assoluta", "inderogabile". Ma, anche "complessa" e "difficile". Fra i modi con cui tale giustizia si potrebbe raggiungere spiccano i concetti: "reinserimento sociale", "rieducazione", "educazione", così come "comunità" e "aiuto".
I risultati della ricerca sono stati riassunti dalla dott.ssa Patrizia Rizzotti - che con la dott.ssa Furiosi ha partecipato alla realizzazione del progetto - alla fine della presentazione: «Emerge che i ragazzi sono in grado di capire la complessità di questo discorso, invece di ridurlo a slogan. Hanno molta attenzione verso le proposte sulla giustizia e sulla risoluzione dei conflitti. Inoltre, hanno molto bisogno di essere rassicurati che giustizia e risoluzione del conflitto siano entrambe credibili ed eque. Non si tirano indietro nello stabilire le conseguenze e cause riguardo la responsabilità individuale e il ruolo della comunità. Insomma, una giovane generazione che si riscatta un po' rispetto alla rappresentazione che diamo dei ragazzi d'oggi, una generazione che è capace di andare in profondità e interrogarsi reciprocamente».

L.A.
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