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Scritto Martedì 25 giugno 2019 alle 09:16

In estate il sole domina la scena, l’oscurità è cacciata dietro le spalle, eppure è la stagione in cui si riscontrano più suicidi

E’ iniziata l’estate, c’è voglia di guardare ai mesi estivi come momenti di leggerezza, rilassatezza e archiviare le noiose giornate di scuola, lavoro e ricorrenti della quotidianità. L’estate accende l’interruttore circadiano importante per determinare il ciclo del sonno, della veglia, dell’attività cerebrale e ormonale. Con l’estate questo ciclo si modifica e si rinnova sollecitando delle modificazioni anche a livello dell’umore e non solo.

L’estate è una stagione che scompone per certi versi la monotonia della giornata e le abitudini; le scuole si chiudono, ci sono gli esami di maturità, gli ultimi appelli della stagione estiva dell’università e le attività commerciali, manifatturiere subiscono delle soste: ferie.

 L’orizzonte estivo è popolato da fantasiose immagini di tramonti, di sorgenti, di vacanze quasi esotiche e sogni. Il sole domina la scena, l’oscurità è cacciata dietro alle spalle: eppure è la stagione in cui si riscontrano più suicidi.

Il National Center for Health Statistics (NCHS) osserva che c’è un calo di suicidi durante i mesi invernali invece aumentano durante la primavera e all'inizio dell'estate: tutto questo per dire che sussiste una correlazione tra suicidio e fattori stagionali (maggio, giugno, luglio i mesi più critici) ma non solo.

La questione va oltre la dimensione stagionale. Vi sono molti fattori che entrano in gioco e non possono essere classificati con la logica causa-effetto. Ci sono gesti, atti, comportamenti che colpiscono e feriscono la parte più tremante dell'umano. Il suicidio è sempre un messaggio inconscio e cosciente, è una dichiarazione di sé nei confronti degli altri, oppure può essere un messaggio egocentrico per sé.

Ogni atto suicidario è un messaggio che desidera essere interpretato, svelato e necessita un'analisi interpretativa indispensabile per comprendere se stessi e il sociale nel quale si vive: non per questo  è l’autentica rivelazione veritiera dell'atto stesso.

Tra i giovani in Italia il suicidio è la seconda causa di morte. Secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza i tentativi di suicidio da parte dei teenager dal 2015 al 2017 sono quasi raddoppiati: si è passati dal 3,3% al 5,9%, in altre parole 6 su 100 di età tra i 14 e i 19. Sono le ragazze le più esposte a rischio: 71%.

Anche nel lecchese i suicidi e i tentati suicidi sono in progressivo aumento, ma sono archiviati anche dall’opinione pubblica con sufficienza. Non esiste un osservatorio che monitorizzi questo fenomeno a livello istituzionale. Tutto è lasciato al caso o alla sensibilità di qualche operatore culturale o sanitario.

Ci sono stati suicidi di giovani studenti che si sono gettati sotto il treno; ci sono suicidi mascherati come quelli dell’alta velocità, della sfida; ci sono suicidi che si gettano dai ponti (non si prende nemmeno la briga di mettere dei dissuasori come delle reti) . Ci sono suicidi in ambito familiare, suicidi di pensionati,  suicidi in difficoltà economica: defenestramento, impiccagione.

C’è la tendenza a censurare la comprensione dell'atto o rimandarlo in qualche modo al trascendente; è nient'altro uno spostamento dell'oggetto, è un meccanismo difensivo e di rimozione. Cercare di comprendere l'atto e contestualizzarlo è utile per decifrare il sottofondo del dis-agio umano per storicizzarne l'accadimento.

E’ indispensabile monitorizzare il fenomeno con scientificità per cercare di comprendere come operare; delegarlo solo all’ordine della sicurezza, o classificarlo esclusivamente come disturbo mentale è radicalmente un errore, è un giustificazionismo sociale.

Nella società complessa anche l’atto suicidario va considerato come un fenomeno sociale insito nella società stessa e non può più essere letto solo come un disturbo del comportamento.

In questo inizio estate le persone più a rischio sono gli studenti (fallimento scolastico, delusione di sé nei confronti dei pari e dei parenti), i pensionati soli con qualche difficoltà economica, gli anziani che si sentono abbandonati. E’ necessaria una piccola rete relazionale sociale e psicologica nei singoli comuni per far fronte al disagio estivo. E’ necessario superare la tappa del rispondere al bisogno primario (assistenza materiale) e lavorare per affrontare il bisogno relazionale, affettivo ed esistenziale.

Dr. Enrico Magni
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