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Scritto Venerdì 26 luglio 2019 alle 17:54

Sulla regionalizzazione della scuola

Alberto Magni
“Cialtroni”, ha urlato il governatore della Lombardia Attilio Fontana che non ha sopportato lo stralcio della regionalizzazione della scuola dalla secessione dei ricchi che i leghisti chiamano “autonomia differenziata”. Ancora il governatore ‘lumbard’ si è chiesto dove sarebbe il danno se la Lombardia «decidesse di far seguire gli studenti da professori che durano tutto il ciclo di studi e non come oggi con supplenti e cambi continui. E magari pagarli anche di più visto che il loro stipendio è una vergogna. Si fa un danno al Sud?». “E magari pagarli anche di più visto che il loro stipendio è una vergogna”. Caspita! Ma il signor Attilio Fontana, attuale governatore della Lombardia, dov'era, e con lui tutta la Lega Nord, quando tra il 2008 e il 2010 l’allora ministro dell’Istruzione Gelmini operò tagli alla scuola per la bella cifra di otto miliardi e cinquecento milioni, cui si devono aggiungere 1,3 miliardi di tagli all'università? Sapete dov'erano? Erano al governo, alleati con tale Silvio Berlusconi da Arcore. Quei tagli hanno avuto l’effetto di veder sacrificate quasi centomila cattedre, spalmate su tutti i gradi delle scuole, dalla materna alle superiori, facendo lievitare il rapporto tra insegnanti e alunni sia nella scuola sia nell'università, causa principale dell’aumento delle “classi pollaio”, questa sì una vera piaga della scuola di oggi, le cui conseguenze si fanno sentire specialmente nel biennio delle superiori, dove più alta è la percentuale degli insuccessi e degli abbandoni. Prendere a pretesto la continuità didattica come elemento cardine per rendere più efficiente il processo formativo, giustificando in tal modo la necessità del trasferimento delle competenze della scuola alle regioni è veramente un’operazione miseranda. In una ipotetica classifica dei mali di cui soffre la scuola, la mancanza di continuità didattica occupa uno degli ultimi posti in elenco (nonostante gli sforzi di alcuni genitori per farla apparire la causa principale degli insuccessi dei propri figli), vale più o meno come il due di coppe in una partita a briscola. Tornando al tema degli stipendi degli insegnanti, ricordo che dieci anni fa partecipai ad un incontro organizzato dalla Lega Nord nel corso del quale i relatori leghisti cercarono, anche con una certa arroganza, di ‘convincere’ la platea degli insegnanti della giustezza dei tagli imposti alla scuola dal tandem Tremonti-Gelmini. Non ricordo nessuno dei relatori che abbia avanzato riserve sull'entità dei tagli né tantomeno sul salasso calato sul mondo dell’istruzione, nessun voce si è alzata a stigmatizzare l’urgenza di equiparare i ‘vergognosi stipendi’ dei docenti italiani a quelli che venivano corrisposti mediamente agli insegnanti degli altri Paesi europei. Ora, che il partito di Salvini non abbia nella ‘memoria’ uno dei suoi punti di forza lo si può pure concedere (la sua storia recente offre numerose prove a riguardo) ma che si erga, tardivamente, a rivendicare una più equa retribuzione dei docenti (solo lombardi o veneti, naturalmente) mi sembra palesemente tradisca e goffamente occulti un’operazione politica del tutto strumentale e pretestuosa, al solo fine di ottenere la tanto agognata autonomia. Ma la scuola e chi vi lavora non si possono ridurre a ‘merce di scambio’. Rammento, in ultimo, al governatore della Lombardia Fontana, che non più tardi di tre mesi fa, esattamente il 24 aprile c.a, a Palazzo Chigi, alla presenza del presidente del Consiglio Conte, il ministro dell’Istruzione Bussetti ha firmato un’intesa con i sindacati della scuola in cui si garantiva la coerenza degli impegni governativi sulla completa esclusione del sistema dell’Istruzione da ogni ipotesi di regionalizzazione. Io non penso che per qualche euro in più elargito a mo’ di regalia per agevolare un’autonomia dai tratti a dir poco inquietanti (“Non è il Governo che decide il testo dell’autonomia” ha detto il governatore del Veneto Zaia, quindi neanche poterebbe essere emendato nel passaggio dalle aule del Parlamento) si debba rinunciare, per restare al mondo della scuola, al sistema della contrattazione nazionale, cancellando con un colpo di spugna l’omogeneità dello status giuridico dei docenti. Credo che tutto questo non rimuova e nemmeno sfiori i gravi problemi strutturali di cui soffre la scuola, alimentando inoltre ulteriori motivi di attrito in un’istituzione che quei motivi di attrito dovrebbe cercare di eliminare o almeno ridurre. Quindi, governatore Fontana, i “cialtroni” chi sono?

Ringrazio per l’ospitalità.
Alberto Magni, docente di Materie letterarie presso l’Istituto Tecnico F. Viganò di Merate
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