• Sei il visitatore n° 346.167.943
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
bandi e concorsi
cartoline
Scritto Sabato 10 agosto 2019 alle 17:31

Castello B.za: alla festa patronale di San Lorenzo anche gli ex parroci don Sergio e don Mauro, che ricorda il 25° di sacerdozio

Nel decimo giorno di agosto la comunità di Castello Brianza festeggia il proprio patrono. La giornata di San Lorenzo - nota a tutti per il fenomeno delle stelle cadenti - per i parrocchiani brianzollesi è l'occasione per ritrovarsi in vista della festa patronale. La chiesa ornata a festa con drappi bianchi e rossi ha visto i primi fedeli giungere già un'ora prima dell'inizio della cerimonia.

Un'immagine della celebrazione

San Lorenzo - patrono di Castello Brianza - è stato uno dei sette diaconi della chiesa romana al tempo di Papa Sisto II. Morì il 10 agosto 258, a 33 anni, in seguito della persecuzione scatenata contro i cristiani dall'imperatore Valeriano che pochi giorni prima aveva visto vittima anche lo stesso Papa.

don Mauro Mascheroni, ex parroco di Castello

Per la celebrazione solenne sono giunti diversi preti del circondario e coloro che in passato hanno svolto la propria missione sacerdotale nelle parrocchie del territorio. Fra loro anche don Sergio Zambenetti a lungo parroco di Casatenovo e ancora prima di Castello Brianza. Il suo è stato un ritorno, anche se per un solo un giorno, che gli ha permesso di incontrare alcuni dei suoi vecchi fedeli. Molti, prima di fare ingresso in chiesa, si sono fermati per scambiare dei calorosi saluti con lui.

«La comunità di Luino - ha spiegato don Sergio - è poco più grande di quella di Casatenovo. Ci sono cinque parrocchie e in questo periodo, per via delle ferie, giungo molti turisti. Le persone in città quasi raddoppiano e ci sono più fedeli. Oggi comunque sono riuscito a venire qui, è sempre un piacere per me tornare a fare visita».

Fra gli altri parroci presenti, oltre ovviamente a don Walter Brambilla - responsabile della comunità pastorale di Castello-Dolzago - anche don Mauro Mascheroni che quest'anno festeggia i 25 anni di sacerdozio e don Biagio Fumagalli, originario del paese e attuale cappellano dell'ospedale Mandic, per il quale invece ricorre il 40esimo di ordinazione.

Parroco di Castello prima dell'istituzione della comunità pastorale insieme a Dolzago, don Mauro ha celebrato la messa che è iniziata con l'accensione del faro.

Il tradizionale e antico rito della chiesa ambrosiana, si ripete ogni anno in occasione dei festeggiamenti del santo patrono. I sacerdoti dopo una brevissima processione, sono entrati in chiesa attraverso la navata centrale e si sono fermati fra i numerosi fedeli presenti alla cerimonia. Fra loro e il presbiterio, appeso in aria attraverso un cavo calato dal soffitto, è stato posto il faro ornato con raffigurazioni di fiamme e palme, simbolo del martirio.

Terminata l'intonazione dei primi canti da parte del coro, i parroci sono saliti nel presbiterio. A don Mauro, in qualità di celebrante, è spettato il compito di accendere il faro attraverso un'asta sormontata da una candela. Fra lo sguardo dei fedeli e lo stupore dei più piccoli, il faro si è incendiato e si è trasformato in una palla di fuoco. La santa messa è poi proseguita con la lettura del vangelo di Giovanni.

Al centro don Mauro fra don Simone Maggioni (originario di Castello) e don Sergio Zambenetti

«Oggi - ha spiegato don Mauro nella sua omelia - facciamo memoria del nostro patrono. Una volta si costruivano le chiese sulle tombe dei santi e dei martiri. Noi oggi proviamo a costruire la chiesa che è comunità e famiglia di Dio, facendo memoria di chi ha vissuto la sua vita dandola nel nome di Dio».

Ricordando il sacrificio di Gesù, che ha donato la vita don Mauro ha continuato spiegando: «La strada dell'amore richiede un sacrifico totale anche della vita. Donare la vita per amore. Mariti e santi hanno fatto questo. Ed è bene che noi ce lo ricordiamo. Esempi di persone che donano la vita e che amano fino in fondo, senza scomodare i martiri e i santi, li troviamo anche nelle nostre comunità e nei nostri paesi. Se c'è una grazia che un prete riceve è quella di vedere questi esempi. Dare la vita per amore non solo è la strada giusta, ma è l'unico modo di vivere».

In conclusione, della sua breve ma intensa omelia ha ricordato il percorso svolto fin qui. «Per me 25 anni di sacerdozio sono un po' come la fine di un "primo tempo". Sono a metà cammino. Spero di vivere un "secondo tempo" in cui potrò donarmi completamente, per arrivare davanti a Dio e poter dire "mi sono speso completamente, ho dato tutto quello che ero e tutto quello che avevo"».
Si è poi congedato dai fedeli con un invito alla preghiera: «Contiamo insieme il nostro cammino nella Chiesa. Anche se a distanza, Io vi seguo, voi continuate a pregare per me».

L.A.
© www.merateonline.it - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco