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Scritto Venerdì 16 agosto 2019 alle 17:15

Casatenovo: nella festa di S.Rocco messa in chiesina ricordando il 55°di don Piergiorgio

Festeggiamenti in corso a Casatenovo per celebrare San Rocco, al quale è dedicata la chiesina situata a pochi passi dall'ex salumificio Vismara e dalla biblioteca comunale di Villa Facchi.
Le iniziative hanno avuto inizio giovedì 15 agosto con la recita del rosario serale e sono continuati venerdì 16 con la celebrazione mattutina della messa, che ha visto la presenza di don Piergiorgio Fumagalli e dello storico custode 91enne Giovanni Riva.

Da sinistra Giovanni Riva e don Piergiorgio Fumagalli

Durante l'omelia, don Piergiorgio ha parlato ai fedeli della vita di San Rocco e ne ha tracciato una biografia nelle sue linee essenziali, nonostante le notizie sul suo conto siano pressoché frammentarie.
"Il Santo nacque a Montpellier, una cittadina della Francia meridionale, tra il 1345 e il 1350 da una coppia benestante, ma dedita ad opere di carità. Gli fu dato il nome di Rocco e, secondo la tradizione, nacque con una croce vermiglia impressa sul petto. Intorno ai vent'anni, perse entrambi i genitori e decise di seguire Cristo fino in fondo: vendette tutti i suoi beni, si affiliò al Terz'ordine francescano e fece voto di recarsi a Roma per pregare sulla tomba degli apostoli Pietro e Paolo. Portò con sé un bastone, un mantello, un cappello, una borraccia e una conchiglia. Il percorso che San Rocco intraprese dalla Francia per giungere nel nostro Paese non è ancora del tutto chiaro, ma è certo che nel luglio 1367 fece tappa ad Acquapendente, una cittadina in provincia di Viterbo. Qui, come in altri luoghi, stava imperversando la peste e Rocco cercava di guarire gli appestati'' ha detto il sacerdote.


''Si narra che a Roma, presso l'ospedale del Santo Spirito, avvenne il suo miracolo più famoso: la guarigione di un cardinale, liberato dalla peste dopo aver tracciato sulla sua fronte il segno della Croce. Un giorno però scoprì di essere stato colpito dalla peste e decise di rifugiarsi in un bosco, dove un cane lo salvò dalla morte per fame portandogli ogni giorno un tozzo di pane. La figura del cane si può osservare nel quadro posto dietro l'altare, oltre agli altri simboli del Santo: l'abito del pellegrino e un bastone. Una volta guarito, Rocco ritornò in patria, ma le notizie riguardanti gli ultimi anni della sua vita sono vaghe e non accertate. Molto probabilmente fu arrestato a Voghera perché considerato una persona sospetta e dopo un periodo di prigionia, morì giovanissimo il 16 agosto di un anno compreso tra il 1376 e il 1379. Da quel giorno, Rocco divenne il santo protettore degli appestati, dei poveri e degli ultimi'' ha concluso il sacerdote casatese.

Il custode Giovanni con i tre nipoti Riccardo, Stefano e Gaia

La devozione di San Rocco si è diffusa soprattutto nell'Italia settentrionale e ha avuto anche a Casatenovo, una chiesetta e un oratorio a lui dedicato a cui presta la sua attenzione da tanti anni Giovanni, definito scherzosamente da don Piergiorgio "il catolic". I due sono legati da un'amicizia che ormai è consolidata nel tempo: basti pensare che Riva è stato il catechista di don Piergiorgio.
Al termine della messa i fedeli hanno potuto baciare la reliquia del Santo; la messa è stata anche l'occasione per ricordare i 55 anni di sacerdozio di don Piergiorgio. In serata, si terrà inoltre il rosario e infine un rinfresco presso la chiesetta.

La chiesa di San Rocco è un luogo denso di storia e tradizione: è stata costruita nel 1630, come ci ha spiegato Gabriele Riva, figlio del custode, e all'epoca era un piccolo sacello con un altare. È stata dedicata fin da subito a San Rocco perché protettore della peste, la quale stava imperversando in quegli anni nel territorio casatese. In memoria della peste, che colpì proprio il paese dal 1629 al 1633, troviamo una croce nel giardino di fianco alla chiesetta. La croce è stata ritrovata presso l'ex Cascina Fiume e grazie all'amministrazione Colombo, nel 2006, è stata collocata accanto alla chiesa.

Dopo la sciagura della peste, intorno al 1830 infuriò anche il colera, che però non provocò la morte dei san rocchesi, i quali decisero di rendere grazie al Santo restaurando la chiesa e ampliandola.
Durante i primi anni del ‘900, il comune voleva abbattere la chiesina, ma questa sopravvisse grazie ad una petizione firmata dagli abitanti di Casatenovo. Così, durante gli anni '60 e '80, si iniziò a celebrare San Rocco con l'albero della cuccagna e il salto dell'oca. Inoltre, si tenevano dei concerti di musica leggera e di musica pop dopo la recita del rosario.

Gabriele Riva con la moglie Paola, la figlia Gaia e il papà Giovanni


La gente del paese accorreva numerosa e l'intrattenimento di gran lunga preferito era proprio l'albero della cuccagna. Diverse compagnie tentavano di arrampicarsi sull'albero per accaparrarsi gli ambiti premi: un paio di edizioni vennero vinte da "La Colombina", diretta da Luigi e Federico Pennati. Purtroppo, l'albero della cuccagna cadde in disuso e il salto dell'oca venne proibito dalla legge.
La tradizione di celebrare San Rocco tuttavia non si perse nel corso del tempo, tanto che ancora oggi si celebra la Messa e si respira un'aria di festa e di gioia.

La chiesina è aperta 365 giorni l'anno grazie al custode Giovanni, il quale ha prestato ben 50 anni di servizio e continua nel suo incarico. Il 91enne si augura che qualcuno possa proseguire in questa tradizione, magari creando un'associazione degli Amici di San Rocco.
Oggi, nella chiesa arrivano persone provenienti da ogni parte d'Italia e del mondo, le quali desiderano pregare il Santo protettore. È un vero e proprio punto di riferimento della cristianità, sia cattolica che ortodossa.

"San Rocco, fulgido esempio di carità dinamica e di coerente fedeltà, può incoraggiare tanti cristiani a intraprendere con slancio il proprio percorso di fede, speranza e carità" (Padre Graziano Pesenti).
Silvia Buzzi
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